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Stadio della Roma, Montuori autoassolve l’amministrazione Raggi: "Mancava solo una firma"

L'Assessore all'Urbanistica rivendica il lavoro per "lo stadio fatto bene"

La scelta dei Friedkin non va letta come una stroncatura dello “stadio fatto bene”. Secondo l’assessore all'urbanistica Luca Montuori sono altre le ragioni che hanno spinto i Friedkin a fare un passo indietro.

Nessuna bocciatura

Chiede di “fermare le rotative” l’assessore che, nella Giunta Raggi, ha preso il posto di Paolo Berdini. Occorre cioè “riattivare la capacità di riflessione” perché, secondo il titolare della delega all’urbanistica in Comune, nella comunicazione dei nuovi proprietari dell’As Roma non c’è traccia d’ una bocciatura. 

Mancava una firma

La lettera con cui il management giallorosso informava della propria decisione, “non fa riferimento alle procedure in corso, non parla di ritardi, di disequilibrio di opere pubbliche o di problemi con Roma Capitale. La convenzione infatti è pronta - ha sottolineato Montuori - gli atti sono definiti da tempo, la conferenza dei servizi si è conclusa positivamente in Regione. Sarebbe bastata una firma per andare avanti”.

Lo stadio ereditato

Difende  quindi la scelta dello “stadio fatto bene” Montuori. Prova a farlo spiegando che “Questa amministrazione ha ereditato un progetto e ha lavorato per renderlo sostenibile negli equilibri di interessi tra pubblico e privato, ben sapendo che 1 milione di metri cubi di uffici in quel luogo non avevano senso”. Per farlo ha ridotto gli impatti sull’area, abbiamo scelto di utilizzare la ferrovia esistente per migliorare la vita di tanti cittadini che abitano tra l’EUR e Ostia. Abbiamo rifiutato di fare opere funzionali solo allo stadio e a quello che doveva sorgere intorno, abbiamo guardato a tutti i cittadini di Roma”. 

Il dissenso ignorato

La revisione grillina ha portato avrebbe dovuto portare al progetto dello “Stadio fatto bene”. Con buonapace dei malpancisti, a partire da quelli che governano il Municipio IX , contrari all’operazione. Sono rimasti inascoltati ma i consiglieri dell’ente di prossimità avevano già bocciato l’operazione, non vendendone l’interesse pubblico. 

La riflessione 

Ora, sulla scorta della decisione dell’AS Roma di non procedere nell’operazione, diventa “nostro dovere interrogarci oggi sulla crisi che stiamo vivendo”. Anzi, per Montuori questa riflessione è già in atto visto “i programmi portati avanti da questa amministrazione che in questi anni tendono a salvaguardare le aree verdi” ed “a riutilizzare il patrimonio dismesso, densificando dove ci sono già i servizi, i trasporti”.

Un paradigma, quello annunciato da Montuori, che a Tor di Valle si era un po' perduto. Ma è “a partire da questi presupposti”, ha concluso l'autoassoluzione l'assessore grillino, che il Campidoglio si dice “pronto a dialogare” per un “cambiamento reale del punto di vista per il bene della città”. Insomma, la considerazione del management giallorosso sul fatto che ”non ci sono più le condizioni” è fatta propria dall'amministrazione grillina. La stessa che, a Natale, prometteva ”un regalo ai tifosi”. 

Uno stadio green

L'As Roma, nel comunicare la rinuncia al progetto in corso,  ha però ribadito l'intenzione di “realizzare uno stadio verde, sostenibile ed integrato con il territorio”. Evidentemente, lo stadio fatto bene, non rispondeva a questi requisiti.


 

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