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Stadio a Ostiense

Stadio della Roma, prende quota il Gazometro: ma si lavora a riflettori spenti

Prosegue la ricerca di un’area alternativa a Tor di Valle. Resta in pole il quadrante di Ostiense

L’intenzione dei Friedkin di realizzare “uno stadio verde, sostenibile ed integrato con il territorio”, è sempre valida. La battaglia legale che Vitek e la famiglia Parnasi hanno ingaggiato con il Campidoglio, non sembra scalfire la volontà della società giallorossa.

La priorità di Trigoria

La ricerca dell’area più adatta a realizzare uno stadio degno della compagine romanista, non si è mai del tutto fermata. Azzerato il progetto di Tor di Valle, la Roma ha cominciato a sondare tutte le altre opzioni. Se ne dovrà occupare Pietro Berardi, il CEO che ha preso il posto, lo scorso ottobre, di Guido Fienga. Ma non è un mistero che, le attenzioni della società di Trigoria, si stanno indirizzando verso Ostiense.

Il quadrante Ostiense

Nel quadrante, situato a pochi passi da Campo Testaccio, ci sono due possibili opzioni. La prima, più complicata, è quella che porterebbe l’as Roma a realizzare un impianto nell’area degli ex Mercati Generali, i cui cantieri restano inesorabilmente fermi. La seconda ipotesi è più suggestiva, perché prevede l’approdo dello stadio sulla sponda del Tevere, in quel caso nell’area dell’ex Gazometro.

Un accordo di riservatezza

Nessuna strada è stata ancora formalizzata però, tra la società dei Friedkin e l’Eni, proprietaria della zona dove sorge l’ex Gazometro, è stato concordato un “non disclosure agreement”, un accordo di riservatezza. Significa che, qualunque siano i prossimi sviluppi, avverranno a fari spenti. Ma l’esistenza stessa di questo patto è già sufficiente a far ritenere che, la riva Ostiense, potrebbe tingersi di giallorosso. Anche se, per ora, l’accordo ne rappresenta soltanto un indizio.

Il rapporto con il Campidoglio

Il futuro della società giallorossa appare quindi lontano da Tor di Valle. Dove sarà dislocato il futuro stadio però, è una decisione che i Friedkin vorrebbero prendere in accordo con il Campidoglio. Perché Roma Capitale non vuole trovarsi, com’è successo con l’ultimo progetto, con la società di Trigoria che si sfila da un’operazione ampiamente avviata. E che al Campidoglio, stando alla richiesta di risarcimento di Vitek e Parnasi, potrebbe costare molto salata.

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