Spiagge in città, a Villa Pamphilj certificato il flop degli stabilimenti urbani voluto dalla Sindaca

Nella storica villa romana sono stati pochissimi i frequentatori dello "stabilimento urbano". Il fallimento è stato dimostrato dall'Associazione per Villa Pamphilj attraverso un ricco reportage fotografico

Foto dell'Associazione per Villa Pamphilj

Lo yoga ed il pilates non sono bastati per evitare il naufragio. L’esperimento degli stabilimenti urbani in città è stato decisamente fallimentare. 

Dal Laurentino, dove gli ombrelloni ed i lettini sono stati sistemati nello spazio verde del centro culturale Elsa Morante, al parco di Aguzzano, si sono registrate scarse presenze. Ma dove, più che negli altri 4 casi, si è certificato il fallimento dell’iniziativa voluta dalla Sindaca, è stato a Villa Pamphilj.

La testimonianza

Dietro una recinzione in orsogrill, in un’area arsa dal sole, sono stati pochissimi gli avventori. L’associazione per Villa Pamphilj, con cadenza bisettimanale, ha fornito degli aggiornamenti sulla frequentazione dello stabilimento urbano. “Ci siamo recati ogni giorno in orari differenti” hanno spiegato. E per dimostrarlo hanno anche mostrato una serie di immagini, con il dettaglio dell’ora e del giorno in cui le foto sono state scattate. L’area, salvo rare eccezioni, è sempre rimasta desolatamente vuota.

Frequentati solo i corsi di yoga

“Presso il gazebo destinato ai giochi per bambini ne abbiamo visto qualcuno solo in due occasioni, nel tardo pomeriggio”  hanno testimoniato gli iscritti dell’Associazione per Villa Pamphilj che hanno anche riconosciuto come “ l'unica attività che abbia raccolto un certo riscontro è stata svolta da un'insegnante di yoga”. Cosa che ha garantito una presenza quotidiana di praticanti che però, terminata l’attività fisica, hanno lasciato lo stabilimento urbano.

I numeri della partecipazione

“Lo stabilimento vero e proprio è rimasto deserto quasi del tutto - hanno testimoniato gli iscritti all’associazione per Villa Pamphili che hanno provveduto anche a dettagliare le presenze nella seconda metà di agosto. Dal loro resoconto è risultato che lo stabilimento urbano, nei momenti che sono riusciti a monitorare, è stato frequentato da  “4 persone il 16 agosto, 1 persona il 17 agosto, 2 persone il 18 agosto, 2 persone il 21 agosto, 1 persona il 23 agosto, 1 persona il 24 agosto, 5 persone il 26 agosto,  un nucleo familiare di 6 persone il 27 agosto, 4 persone il 28 agosto... il 31 non c'era nessuno, neanche gli addetti perché pioveva”. Insomma, meno di trenta persone. Un conto che non può essere certo esaustivo, ma che, insieme alle immagini, fornisce un’indicazione sulla riuscita dell’iniziativa capitolina.

Un fallimento annunciato

Che si trattasse di un flop annunciato era prevedibile. Pensati per replicare l’esperienza di Tiberis in altri cinque municipi cittadini, e quindi per fornire ai romani rimasti nella Capitale degli spazi di condivisione all’aria aperta, gli stabilimenti urbani hanno tradito le aspettative. Nel caso di Villa Pamphilj perchè, ha osservato l’associazione che in maniera certosina ne ha certificato il fallimento, banalmente “villa Doria Pamphilj non ne ha sicuramente bisogno”. Ma ciò non significa che non abbia altre necessità. Come ad esempio quella della sanificazione delle aree giochi che, chi frequenta lo spazio, dichiara non sia stata “mai effettuata dalla riapertura successiva al lockdown”. Un intervento che, a prescindere dalle sdraio e dagli ombrelloni, andrebbe a questo punto garantito.

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