Sfasci, per la delocalizzazione si riparte dal via: "Avvieremo un tavolo di confronto"

La commissione capitolina Ambiente, presieduta da Daniele Diaco, ha analizzato questa mattina la delibera n. 181 del 2014 relativa agli autodemolitori

Immagine di repertorio

Se ne parla da vent'anni. Terreno fertile di promesse ad ogni tornata elettorale, anche l'ultima con il Movimento cinque stelle in testa alla protesta. Eppure, la ricerca di siti alternativi e ambientalmente più sostenibili per delocalizzazione degli autodemolitori è ferma all'anno zero. La commissione capitolina Ambiente, presieduta da Daniele Diaco, ha analizzato questa mattina la delibera n. 181 del 2014 relativa agli autodemolitori. Durante l'incontro, al quale erano presenti gli uffici del Dipartimento Tutela Ambientale, l'Assessorato e alcuni Municipi, è emerso che per gli autodemolitori romani "bisogna ripartire da capo". Le aree individuate nel 1997 dove trasferire tutti i siti allora esistenti (oltre cento), infatti, sono impantanate nelle paludi della burocrazia e dai ricorsi al Tar. E, sebbene sia calato, il numero di autodemolitori presenti sul territorio di Roma, in particolar modo nel V Municipio, resta alto: da 114 a 91 con la presenza di 13 rottamatori di competenza regionale. 

I tecnici presenti hanno ricordato l'accordo di programma del 1997 che individuava 9 grandi aree dedicate all'autodemolizione prevedendo anche alcune tipologie urbanistiche specifiche. "Per quell'accordo" hanno spiegato- partirono le espropriazioni ma non furono mai revocate le occupazioni d'urgenza. Seguirono problemi con le fideiussioni e soprattutto una serie di ricorsi al Tar che di fatto hanno bloccato il procedimento. Attualmente, quindi, bisogna riattivare da zero tutto il processo espropriativo" o arrivare ad una revisione dell'accordo di programma. Intanto, hanno spiegato ancora i tecnici del dipartimento Ambiente, "è stato avviato un monitoraggio e un confronto con i demolitori privati intenzionati a cambiare sede. Per ora sono previste 4 conferenze dei servizi, di cui una già aperta". Una goccia nel mare dei 91 siti di autodemolizione, calati comunque di 23 unità a seguito di alcune chiusure per reati, localizzazioni abusive, o problemi ambientali. 

"A seguito della citata delibera" ha spiegato Diaco in una nota "sono state convocate all'incirca una ventina di conferenze di servizi e la competenza sulla materia trattata, in precedenza riservata al Commissario, è stata affidata a Roma Capitale. Attualmente, la competenza per i 13 rottamatori spetta alla città metropolitana, mentre per quel che concerne i 91 autodemolitori risulta essere in capo all'Amministrazione capitolina" continua. "Gli uffici stanno verificando che questi siano dotati di idonea pavimentazione e sistema di raccolta delle acque, al fine di poter prorogare queste attività, in attesa della delocalizzazione, nel pieno rispetto della normativa ambientale". 

Diaco ammette che vanno cercate nuove aree. "Sarà nostra cura avviare un tavolo di concertazione con tutti gli organi competenti. Roma Capitale eseguirà un attento monitoraggio delle aree da utilizzare e provvederà alla delocalizzazione di queste attività dai parchi e dalle aree con vincoli archeologici e ambientali. Alla luce di ciò, al fine di rassicurare gli autodemolitori, proporremo un nuovo accordo di programma e solleciteremo le attività di esproprio che si renderanno necessarie".

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