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Patrimonio abbandonato e lavoratori senza stipendio: la protesta delle palestre popolari arriva al Ministero

Flash mob del movimento per lo sport popolare: “Servono ammortizzatori sociali e aiuti per ripartenza”

Patrimonio abbandonato e lavoratori senza stipendio. Gli operatori del settore sportivo hanno ripreso la mobilitazione. E questa volta hanno deciso di farlo puntando al centro decisionale: il ministero.

“Vogliamo che si apra una discussione sulle palestre popolari, sui centri sportivi comunali, sulla base sportiva che rappresenta l’ossatura dell’intero movimento sportivo nazionale” aveva annunciato alla viglia della mobilitazione “la rete dello sport di base in movimento”. 

Senza lavoro

Gli istruttori delle palestre popolare e gli allenatori dei tanti piccoli impianti di cui è ricca la Capitale, comprese le palestre scolastiche, sono stati messi in ginocchio dagli effetti della crisi. “Io ora non sto lavorando” racconta Lorenzo, un istruttore federale di Tae Kwon Do. “Siamo in tanti a vivere questa condizione e vogliamo che il problema sia affrontato ad ogni livello istituzionale, dal ministero, che oggi ha accolto una nostra delegazione per avviare un tavolo, agli enti locali come il Comune ed i Municipi”.

Gli sprechi e le palestre chiuse

Gli sprechi d’altra parte sono stati tanti. Troppi, in confronto agli investimenti di cui il settore sportivo ha beneficiato. Soprattutto nella sua articolazione territoriale ed in particolar modo nelle periferie. Allo scempio degli impianti costati milioni di euro ed incredibilmente inutilizzati,  fanno da contraltare gli spazi dove l’attività sportiva non è permessa. Il comune denominatore, tra le due realtà, è dato dall’assenza di occupazione per chi lavora in quel settore.

Gli aiuti al settore

Quanto previsto dal DPCM in tema di ristori non è sufficiente a rilanciare il settore, segnalano gli attivisti del neonato movimento per lo sport di base. “Bisogna supportare chi è rimasto senza lavoro ed occorre pensare a sostegni per le associazioni sportive, in modo da sostenere la ripartenza”. Come? “Ad esempio intervenendo sulle utenze che continuano a pagare o sui canoni di locazione che devono corrispondere” ricorda Lorenzo, l’istruttore di arti marziali. A Roma si è cominciato a farlo, per ora in pochi casi, e quindi con molto ritardo. Ma il tempo, chi fa sport lo sa bene, non è mai una variabile secondaria. Ed è una considerazione che vale ancor di più per quanti, con lo sport, vivono.
 

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