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Lunedì, 27 Maggio 2024
Politica Castel Porziano / Via di Malafede

Costi aumentati e lo studio idraulico che non c'è: così il sottopasso di Malafede è diventato un'opera impossibile

Una commissione trasparenza ha fatto luce sullo stato in cui si trova un'opera aggiudicata nel 2017 e mai partita

A che punto è la realizzazione del sottopasso previsto tra via di Malafede e la Cristoforo Colombo? È una domanda che da oltre un decennio si stanno ponendo i romani che, quotidianamente, si trovano ad attraversare quel tratto di strada. Ma è anche una domanda tornata di estrema attualità dopo l’incidente che è recentemente costato la vita ad una coppia di turisti irlandesi.

La questione era stata affrontata anche durante l’assestamento di bilancio, grazie ad un ordine del giorno presentato dalla consigliera Mariacristina Masi (FdI) che chiedeva al sindaco di “attivarsi per la realizzazione del sottopasso, progetto già finanziato e che non ha mai visto la luce”. Il provvedimento era accompagnato dall’impegno di promuovere una commissione in cui far luce sui motivi per cui, i lavori, non sono mai partiti. Una promessa che è stata che, nella mattinata del 13 settembre, è stata mantenuta.

Una questione annosa

“Ho trovato una brochure d’un convegno, dedicato a quest’opera, risalente addirittura al 2007” ha premesso la consigliera De Masi, intervendo nella seduta della commissione trasparenza svoltasi sull’infrastruttura. “Quel sottopasso andrebbe a risolvere non solo la messa in sicurezza ma anche il problema del traffico in un punto in cui si creano spesso degli ingorghi. Per problemi di natura idraulica e probabilmente anche per una serie di rilievi archeologici, sembra essersi tutto fermato al 2018” ma dopo quella data sembrano essersene perse le tracce.

Un'area ad elevato rischio idrogeologico

Cos’è successo e cosa si sta facendo? Intanto va inquadrata la zona. Com’è stato ricordato dai funzionari del dipartimento Csimu, lì si trova il quartiere di Casal Bernocchi che già in passato ha vissuto problemi legati a esondazioni ed allagamenti. E così “mentre l’appalto andava avanti, nel 2018, proprio per la fragilità di questo territorio, l’autorità di bacino ha riclassificato la zona richiedendo paramenti di sicurezza più stringenti”. E’ stata riclassificata la zona come un’area R4, sigla che si usa per definire “un’area a rischio idrogeologico molto elevato” che potrebbero cagionare la perdita di vite umane, lesioni gravi alle persone ed agli edifici. Insomma un luogo delicato, cui prestare particolare attenzione. Soprattutto perché il progetto iniziale prevedeva di concentrare lo smaltimento delle acque piovane nel fosso del Fontanile.

“Una prospettiva non più perseguibile, perché il fosso non è in grado di supportare eventi meteorici particolarmente significativi che finirebbero per mettere a rischio l’abitato di Casal Bernocchi. In quel quartiere - ha rilevato Guglielmo Calcerano, l'assessore municipale ai lavori pubblici - nel 2011 si è verificata un'alluvione con gravi conseguenze ed abbiamo visto in Emilia Romagna quale catastrofi possano causare le forti precipitazioni. Quindi direi che, nel realizzare questa importante infrastruttura, sia assolutamente necessario lavorare al meglio per contenere il rischio idrogeologico”.

Cosa manca: uno studio idraulico

La nuova classificazione dell’area, la richiesta da parte della città metropolitana di garantire l’ “invarianza idraulica” sia del fosso del Fontanile che del vicino fosso di Malafede, hanno comportato l’esigenza di predisporre un nuovo progetto. Se ne dovrebbe fare carico la ditta che, anni fa, ha vinto l’appalto integrato per realizzare l’opera. E questo progetto dovrebbe essere sottoposto ad una nuova conferenza dei servizi. Prima però occorre realizzare uno studio idraulico e, i funzionari del dipartimento Csimu, hanno annunciato che “stiamo per affidarlo”. Con quali tempi? Non è stato dichiarato. 

I costi dell'opera

Ci sono poi altre questioni da affrontare. La ditta che aveva vinto l’appalto nel 2017 ha minacciato contenziosi. Tra l’altro, aspetto non secondario, i costi per realizzare l’intervento non sono più quelli previsti ormai sei anni fa. Sei milioni e 900mila euro non sono più sufficienti per lavori che prevedono l’abbassamento del piano stradale di circa 9 metri, per una lunghezza di circa 500 metri. In questo infatti consisterebbe l’opera, finalizzata a creare una rotatoria a livelli sfalsati grazie a cui eliminare il pericoloso incrocio tra la Colombo e via di Malafede.

“Quanto sono cresciuti i costi non lo abbiamo ancora quantificato – hanno spiegato i funzionari capitolini – ma se non si risolvono prima i problemi tecnici, è inutile entrare nel merito dei costi”. E per farlo occorre partire dall’affidamento d’un nuovo studio idraulico. Una storia che sembra lontana dalla fine ma che riceverà un nuovo impulso con una prossima commissione capitolina, questa volta dedicata ai lavori pubblici. Con la speranza che, nell’attesa, non si debbano commentare altri investimenti mortali.
 

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