"Omosessualità è colpa dei vaccini": nessun provvedimento contro il consigliere ex M5s. Il Pd si appella a De Vito

Sollecito di intervento al Presidente dell'Assemblea capitolina. I consiglieri dem chiedono la sospensione dell'ex grillino per la frasi choc pronunciate un mese fa

Massimiliano Quaresima, consigliere del municipio XII, ha lasciato nel 2019 il M5s

A un mese dalle pesanti dichiarazioni espresse contro gli omosessuali nessuno è intervenuto e ora la richiesta arriva direttamente sulla scrivania del presidente dell'Aula capitolina Marcello De Vito. Oggetto di una lettera firmata dal gruppo Pd del municipio XII le affermazioni del consigliere ex M5s Massimiliano Quaresima

"L'aumento dei casi di omosessualità è anche dovuto alle vaccinazioni e agli abusi subiti da molti bambini. Lo dicono i biologi". E ancora: "Nel 1990 hanno derubricato l'omosessualità dalle malattie mentali, andrebbe rivisto il motivo per cui è stato tolto". Frasi forti che hanno innescato una valanga di polemiche sia tra le associazioni a difesa dei diritti gay che nel mondo politico e scientifico con tanto di condanna ufficiale da parte dell'Ordine nazionale dei biologi. 

Il gruppo dei consiglieri di centrosinistra, Elio Tomassetti, Daniela Cirulli, Lorenzo Marinone, Augusto Rossi del Partito democratico e Alessia Salmoni della lista civica, si è subito rivolto al presidente dell'Aula municipale, il pentastellato Massimo Di Camillo, chiedendo quanto meno la convocazione dell'Ufficio di Presidenza per capire il da farsi, invocando un'immediata sospensione del consigliere. In un mese però nulla si è mosso e le gravi dichiarazioni di Quaresima sono passate di fatto sotto traccia. 

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Da qui la lettera inviata al presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito. Il riferimento normativo va al comma 6 dell'articolo 31 del Regolamento dell'Assemblea capitolina che recita così: "Nel caso in cui un Consigliere si ritenga gravemente offeso dalle espressioni di altro Consigliere, il Presidente, su richiesta dell'interessato, entro cinque giorni, esamina la questione nell'ambito dell'Ufficio di Presidenza e, sentiti i Consiglieri interessati, decide con le modalità di cui al precedente comma". Ovvero decide per l'applicazione della censura, che prevede l'interdizione dall'aula per un tempo che va da una a tre sedute. Fin'ora però, sulle affermazioni dell'ex grillino, è calato il silenzio. 

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