Venerdì, 18 Giugno 2021
Politica

Dietro al “Social” dell'housing il rischio di un regalo ai costruttori

Sono oltre duemila gli ettari di agro romano che potrebbero essere trasformati da agricoli in edificabili. L'esito "tecnico" della commissione nelle prossime settimane passerà alla Giunta

In nome dell’emergenza abitativa, nelle prossime settimane, la Giunta comunale potrebbe approvare una variante urbanistica che permetterebbe la trasformazione di oltre 2mila ettari di agro romano in aree edificabili. Ad aprire la strada alla cementificazione e alla “messa a rendita” di tali terreni è l’oggetto di un bando, istituito dall’amministrazione Alemanno nell’ottobre 2008, chiamato “Invito pubblico per l’individuazione di nuovi ambiti di riserva a trasformabilità vincolata”, finalizzato al reperimento di aree per l’attuazione del Piano Comunale di “housing sociale”. In parole povere: alloggi destinati a coloro che non possono permettersi di comprare casa a prezzi di mercato.

Nelle scorse settimane la Commissione costituita ad hoc per valutare le proposte avanzate dai proprietari dei terreni, ha pubblicato l’elenco con le 160 ipotesi, su un totale di 334, considerate compatibili con i criteri stabiliti dal bando. Aree che in totale “occuperebbero il 3,7% del territorio vincolato della capitale” denuncia Legambiente Lazio in un dossier, presentato la scorsa settimana, dal titolo “Vita agra per l’Agro romano”.

I numeri fanno presagire una massiccia cementificazione “giustificata” dalla necessità di realizzare case per le fasce più deboli: 2.381 ettari di agro romano interessato “da aggiungere agli attuali Ambiti di riserva già individuati dal Piano regolatore vigente per un totale di circa 23 milioni di metri cubi di nuovo cemento” denuncia Legambiente Lazio. 66mila gli alloggi stimati, “di gran lunga superiori al fabbisogno abitativo stabilito dal Comune di Roma in 27.500 unità”. Aggiunge Legambiente Lazio: “C’è un’enorme quantità di case esistenti e in costruzione invendute, vuote, non serve certo un nuovo attacco all’agro romano”.

L’ISTITUTO NAZIONALE DI URBANISTICA - “Già nel 2008 avevamo denunciato il fatto che la necessità di edilizia sociale fosse in realtà solo una scusa per stravolgere il Piano regolatore della città e promettere ai proprietari dei terreni nuove rendite fondiarie”. Queste le parole dell’Istituto nazionale di urbanistica del Lazio relative alla pubblicazione dei risultati della Commissione.

Il suo presidente Daniel Modigliani, architetto e urbanista che dal 1994 al 2000 ha diretto l’Ufficio periferie del Comune di Roma, contattato telefonicamente da Roma Today, ha spiegato che “nel 2008 quando fu emesso il bando criticammo il fatto che nei parametri per la selezione delle aree la distanza massima dei terreni da mezzi di trasporto pubblici fosse stata aumentata dai 1000 metri stabiliti dal precedente bando ai 2500 metri rendendo di fatto i nuovi insediamenti dipendenti da mezzi di trasporto privati”.

Anche l’ammontare del fabbisogno di case “sovvenzionate” è stato contestato dall’Inu Lazio: “i numeri forniti dall’amministrazione comunale non sono sostenuti da un’analisi approfondita e differenziata dell’effettiva domanda. Per esempio non si definiscono le cifre di chi può comprare una casa a prezzi agevolati – come nel caso dell’housing sociale - e chi invece può permettersi di pagare un affitto ‘da casa popolare’”.
Per Daniel Modigliani, con un’operazione di questo tipo “si rischia di favorire i costruttori: cambiare la destinazione d’uso di aree agricole in edificabili genera una rendita assoluta su quelle aree”. Aree non contenute nel Piano regolatore approvato nel 2008 che per realizzare il bando necessiterebbe di una variante urbanistica. Sollecitato dalle domande di Roma Today, Daniel Modigliani ha aggiunto: “dobbiamo ricordare che l’housing sociale è un’articolazione del mercato privato che frutta redimenti, seppur controllati”.

IL SOCIAL HOUSING COME MERCATO PARALLELO – Come spiega il giornalista Luca Martinelli sul mensile Altreconomia di giugno, di fronte al fatto che in Italia si costruisce sempre meno “c’è un’unica possibilità: creare un mercato parallelo”. Martinelli riporta le parole di Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme (Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il terziario): “I redditi non ce la fanno più. Dobbiamo prenderne atto, altrimenti facciamo un prodotto che non trova questa collocazione”. Questo prodotto lo hanno chiamato “housing sociale”.

 

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