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A Roma 195 siti industriali dismessi: "Dal loro recupero uno sviluppo per Roma"

Il report sul recupero dei siti industriali dismessi per lo sviluppo della provincia di Roma è stato presentato con un webinar sul tema organizzato dalla Camera di Commercio

Il recupero e la valorizzazione dei siti dismessi, tra singoli edifici ed ex complessi industriali, come occasione di sviluppo e sostegno alla competitività per Roma, dove di siti con queste caratteristiche ne sono stati censiti 195. Tutti i numeri relativi alla Capitale e al Lazio sono stati presentati ieri nel corso del webinar sul tema organizzato dalla Camera di Commercio di Roma.

“Il vasto numero di siti abbandonati, se da un lato continua ancora oggi a costituire un forte elemento di minaccia sotto il profilo paesaggistico e ambientale, dall’altro – dopo adeguati interventi di bonifica – potrebbe rappresentare una potenziale risorsa e un’importante occasione di rilancio per il territorio, arrivando a costituire un asset strategico per l’attrazione di nuovi investimenti”, si legge nel lavoro di ricerca condotto dalla Camera di commercio e da Eures.

I siti pubblici abbandonati

Solo nel territorio romano i siti inutilizzati sono 195. “In oltre la metà dei casi si tratta di strutture pubbliche, le cui attività di recupero sarebbero pertanto teoricamente più ‘agevoli’, non prevedendo la preliminare fase di contrattazione con i privati proprietari”, si legge ancora. “Nello specifico, il 27,2 per cento dei siti è rappresentato da patrimonio disponibile o indisponibile dello Stato, il 15,9 per cento delle strutture appartiene al Comune di Roma (si tratta, per lo più, di ex alloggi di edilizia popolare, sedi o depositi delle società partecipate e strutture amministrative e ricreativo/culturali) e il 12,3 per cento rappresenta una categoria residuale (edifici scolastici, aree agricole, ecc.)”. 
Le strutture di proprietà privata, “costituite da abitazioni e complessi residenziali, ex fabbriche, casali abbandonati, sono invece 87 e rappresentano il 44,6 per cento del totale”. 

I siti privati abbandonati

A questi numeri vanno aggiunte almeno 15 strutture militari dismesse o sottoutilizzate, con un’estensione complessiva di 82 ettari, e 3 tenute agricole in abbandono: la Tenuta del Cavaliere, che si estende per circa 300 ettari a fianco della via Tiburtina, quella di Castel di Guido, che rappresenta la più grande azienda agricola pubblica italiana, con un’area di circa 2.000 ettari e di quella della Mistica, che si estende su 33 ettari tra Tor Sapienza, Tor Tre Teste e Torre Maura.

I siti abbandonati divisi per municipio

La maggior parte di queste strutture abbandonate si concentra nei municipi centrali, dove l’antropizzazione è più antica e gli immobili più vetusti: 43 siti nel I municipio (il 22,1 per cento del totale); 19 siti nell’VIII municipio (il 9,7 per cento; VII e III municipio hanno 18 siti ciascuno, parti al 9,2 per cento del totale. Segue il V municipio, con 17 siti (pari all’8,7 per cento); il XIV municipio con 16 siti (8,2 per cento); XII e XV con 12 siti ciascuno (6,2 per cento); XIII municipio con 9 siti (4,6 per cento); XI municipio con 8 siti (4,1 per cento). E infine IX e VI municipio con 7 siti (3,6 per cento); IV municipio con 5 siti (2,6 per cento) e municipio II con 2 (2,1 per cento). L’unico municipio dove non è stata individuata alcuna struttura dismessa è il X municipio. All’interno del Municipio I, in particolare, sono ben 12 le strutture di proprietà comunale in stato di abbandono. 

Il quadro europeo e nazionale

Roma non rappresenta un’eccezione nel panorama italiano ed europeo. I siti industriali dismessi e contaminati in Europa, secondo il censimento condotto dall’organismo della Comunità Europea (Clarinet), raggiungono il milione di unità. I dati relativi all’Italia, che risultano parziali, vedono nella lista 9mila siti. 

Secondo dati raccolti dall’Istat, invece, in Italia i siti industriali ad oggi in disuso (contaminati e non) occupano una superficie di 900mila ettari, circa il 3 per cento del territorio nazionale, con un’estensione pari a quella delle Marche. 
Una prospettiva ancora diversa è quella dell’indagine Ispra, che analizza i siti contaminati. Dei circa 30mila siti di interesse regionale individuati dall’Ispra,  di cui 16.435 con procedimento di bonifica in corso e 13.258 con procedimento concluso, 1.038 sono nel Lazio e tutti risultano sottoposti a procedimenti di bonifica in corso. I siti di interesse nazionale, stabiliti in base a dimensioni, impatto e pericolosità, sono 41. Di questi, solo uno è nel Lazio ed è il bacino del Fiume Sacco, in provincia di Frosinone. 

Le imprese non più attive

Incrociando i dati dei finanziamenti erogati dal ministero dello Sviluppo economico alle imprese che secondo le visure camerali risultano non più attive, risulta che nell'area metropolitana di Roma tra le 1.087 aziende beneficiarie degli 820 milioni di euro totali erogati sono state individuate 268 strutture non sono più in attività (545 considerando invece le unità locali), di cui 156 cessate, 97 con procedura fallimentare in corso e 15 non attive. 

A livello territoriale, sono 86 le imprese beneficiarie e non più in attività localizzate nel Comune di Roma (185 le unità locali); elevato anche il valore di Pomezia (73 imprese e 124 unità locali), seguita da Ariccia (25 imprese) e da Albano Laziale (14 imprese). L'analisi relativa ai settori di attività mostra come il 59,3 per cento delle imprese dismesse operi nel comparto manifatturiero (167 unità in termini assoluti), in particolare nell'industria della stampa (22 imprese), nel comparto metallurgico, nell'industria del legno e della carta (entrambi con 21 unità) e in quello informatico, elettrico ed elettronico (20 unità), mentre circa 1 su 3 appartiene ai servizi (80 imprese, di cui 28 del commercio).

Webinar: la reindustrializzazione

Nel Lazio ci sono 40mila imprese industriali che impiegano 250mila lavoratori, si tratta del principale settore in termini di investimenti e uno dei più importanti in termini di export. A fronte di un euro investito, l'industria restituisce al territorio uno sviluppo in termini di indotto di 2,5 euro", ha spiegato il presidente della Camera di commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti.

"E' una ricerca molto utile che tocca un punto rilevante della reindustrializzazione del territorio” ha detto il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico, Gian Paolo Manzella. “Per noi la stella polare devono essere gli ecosistemi industriali, filiere per una crescita intelligente. A Roma e nel Lazio abbiamo tutti gli elementi per costruirli, ma serve vedere il valore dell'industria, serve un raccordo forte con chi fa impresa innovativa sul territorio e tra Regione e amministrazione centrale. Con l'assessore Orneli stiamo lavorando a un'ipotesi di accordo tra il Mise e la Regione su alcuni obiettivi, investimenti specifici e strumenti da mettere a disposizione. Si tratta di una collaborazione importantissima” ha concluso il sottosegretario “perché dobbiamo massimizzare tutte le risorse che ci sono”. E proprio il Lazio sarà la regione con “il Consorzio industriale più grande d'Italia” ha detto il commissario straordinario della Regione, Francesco De Angelis, che ha sottolineato come “la reindustrializzazione dei siti dismessi sarà un nostro obiettivo prioritario”. 

Il presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale Roma Latina, Cosimo Peduto ha lanciato “un appello” all’assessore all’Urbanistica, Luca Montuori: “La Regione ha fatto una norma che dice che esiste la facoltà di elevare urbanisticamente le aree interessare dal Piano regolatore affidandole al Consorzio unico. Facciamolo". 
Questa la replica dell’assessore: “Siamo pronti come Comune a ridefinire gli strumenti necessari di gestione del territorio. Roma Capitale è disponibile a sedersi al tavolo all'interno di una discussione che arriva alla dimensione regionale e quindi a una riforma istituzionale che non possiamo più rimandare
".

Al tema della reindustrializzazione e dell'attrazione degli investimenti sta lavorando la Regione Lazio attraverso una strategia che, ha spiegato Orneli, mette in campo "circa 7 miliardi di euro della programmazione europea. Stiamo scrivendo i programmi e annuncio che questa sarà anche l'occasione per siglare un nuovo patto per il lavoro e lo sviluppo con i protagonisti del territorio". 

Tra i focus strategici, oltre alla nascita del Consorzio unico e la reindustrializzazione delle aree dismesse, anche la semplificazione, la valorizzazione del capitale umano per cui "presto faremo una riunione con le tre Università di Roma e le imprese per costruire un progetto internazionale che mette insieme ricerca, trasferimento tecnologico e alta formazione sui temi che dovranno servire la nuova reindustrializzazione".

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