Sgombero di Scup, anche Nieri lo contesta: "La città non ne aveva bisogno"

Il vicesindaco ha scritto: "Esperienze come quella vanno difese". E il Campidoglio in una nota promette: "Non ci sarà alcun cambio di destinazione d'uso". Molti i commenti politici di condanna allo sgombero

Foto Facebook Scup Sportculturapopolare

“Vigileremo sulla destinazione d'uso dell'immobile”. È questa la risposta del Campidoglio allo sgombero di Scup, lo stabile di via Nola 5 occupato dal maggio del 2012 dove negli anni avevano trovato spazio attività sociali aperte a tutto il quartiere come palestre, biblioteche e spazi per bambini. Sconcertato, si è espresso in prima persona anche il vicesindaco Luigi Nieri: “Lo sgombero di Scup era una necessità? Io non credo”. Una presa di posizione netta, quella del vicesindaco sulla sua pagina Facebook. Anche se la voce 'istituzionale', e prima di Nieri sono molti i consiglieri comunali che si erano spesi a favore della struttura occupata, però non è riuscita a sovrastare il rumore degli elicotteri delle forze dell'ordine e delle ruspe che questa mattina hanno demolito parte della struttura per allontanare ulteriori occupazioni.

Il motivo è scritto nella premessa della nota capitolina: “Le operazioni di sgombero dell’immobile di via Nola 5 operate dalle Forze dell'Ordine, riguardano i provvedimenti stabiliti dall’autorità giudiziaria per la restituzione dell'edificio occupato alla società privata che ne è proprietaria”. In altre parole: la proprietà privata, anche se in questo caso si tratta ex pubblica (ministero dei Trasporti), non si può toccare. Ed è difficile pensare che l'amministrazione capitolina, che sotto gli imperativi del Piano di rientro sta dismettendo una fetta consistente del suo patrimonio, possa intervenire a livello 'patrimoniale', acquistando o trovando un altro spazio per queste attività, come comunque è stato proposto da alcune parti nelle diverse dichiarazioni che si sono susseguite nel corso della giornata. 

“L’unica competenza del Campidoglio, proprio perché si tratta di un immobile privato, riguarda le norme urbanistiche” scrive nero su in una nota l'amministrazione che promette una rigida osservanza del vincolo urbanistico. Niente attività commerciali e sopratutto niente case, come invece aveva già chiesto la proprietà. “Roma Capitale ha già negato nei mesi scorsi per questo stabile il cambio di destinazione d'uso, richiesto dal proprietario, che voleva avvalersi dell’applicazione del piano casa regionale. Il Campidoglio continuerà a vigilare, oggi e in futuro, affinché vengano rispettati tutti i vincoli, nello specifico, verde pubblico e servizi pubblici locali, previsti dal Piano Regolatore per la struttura in questione”. 

Oltre alle note ufficiali, c'è il commento del vicesindaco Luigi Nieri su Facebook che spezza una lancia a favore delle attività che venivano svolte nella struttura. La premessa però prende atto della situazione. “Le istituzioni non possono né vogliono discutere le disposizioni della Magistratura che ha ordinato lo sgombero di un edificio per restituirlo ai proprietari privati” esordisce. “Ma da rappresentante delle istituzioni mi chiedo: lo sgombero dello Scup era una priorità a Roma? La città ne aveva bisogno? Io non credo” la risposta. “Conosciamo tutti benissimo la storia di quell’edificio, a lungo abbandonato e lasciato al degrado, forse in attesa di eventuali sviluppi speculativi. Un edificio riportato, invece, al centro delle attività di un quartiere che ha fame di socialità e cultura dagli attivisti che lo hanno generosamente animato. A mio modo di vedere, esperienze come quella dello Scup vanno difese, e lo dico senza problemi”. 

“La magistratura ha il compito di seguire il suo corso, ma la politica deve interrogarsi su come rispondere al più presto ai bisogni di spazi e servizi di questi giovani e dei cittadini che in questi anni avevano reso questi due luoghi fondamentali per il tessuto sociale di tutta la città di Roma” la domanda della presidente del VII municipio Susi Fantino, destinata, almeno per oggi a rimanere senza risposta. “Come Municipio siamo soddisfatti che il Campidoglio abbia almeno garantito che verranno rispettati tutti i vincoli esistenti ma al tempo stesso non possiamo che appellarci al sindaco Marino affinché l'amministrazione, come ha già fatto con i diritti civili, riconosca e sostenga il forte valore di solidarietà e accoglienza delle realtà come Scup, che operano esclusivamente nell'interesse della collettività”.

Il deputato del Pd Marco Miccoli chiede “trasparenza”. Lo stabile, infatti, rientrava in un piano di dismissione messa in atto dall'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti. E non sono pochi in questi anni, a partire dagli occupanti, ad aver chiesto chiarimenti sulla dismissione. “L'immobile era stato oggetto di una mia interrogazione parlamentare che chiedeva lumi rispetto alla cessione dell'immobile da parte dello Stato a privati, operazione decisa nel 2010 dall'allora Ministro Tremonti appannaggio di una società con capitale sociale di soli 10 mila euro di proprietà di due soci ultraottantenni” scrive Miccoli. “Chiedevo chiarimenti circa la trasparenza dell'operazione finanziaria della cessione: ad oggi non è giunta alcuna risposta”. Conclude Miccoli: “Si tratta di capire se prima dell'occupazione sia stata commessa una illegalità ben più grave di quella che secondo l'autorità giudiziaria avrebbero commesso gli occupanti”. 

Un'ulteriore denuncia viene dalla deputata di Sel Celeste Costantino: “Davanti alle mie richieste, che hanno portato al blocco delle ruspe nessuno ha mostrato l'autorizzazione per la demolizione della struttura. Un immobile che sorge a pochi metri dalle mura aureliane è stato distrutto parzialmente senza i necessari permessi? Nessuno finora ci ha dato le risposte. Viene invocato un principio di legalità violandone un altro? O la demolizione è stata autorizzata da qualcuno? Rimane il punto politico. Davanti a questo sgombero, il Comune provveda ad assicurare subito a Scup la continuità dei servizi e delle attività. Si trovi una nuova sede: non è possibile lasciare la cultura senza casa”.

A parlare di “grande responsabilità” assunta dai proprietari di Scup è Erica Battaglia, consigliera capitolina del Pd. “Riprendersi uno spazio suo, ma senza tener conto di alcuna proposta alternativa. Un comportamento che dispiace. Roma Capitale vigili sul futuro dell'area, ma apra anche un confronto su questo, permettendo alle sue intelligenze di esprimersi in percorsi condivisi con l'Amministrazione e coniugando le esigenze di legalità con quelle della rigenerazione urbana, sociale e culturale”. 

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Il gruppo capitolino di Sel in Campidoglio condanna lo sgombero e lancia una proposta: “Quanto accaduto stamattina è di una gravità estrema. Con lo sgombero di Scup, uno spazio di produzione culturale e di aggregazione sociale prezioso è stato sottratto alla città. Chiediamo a tutte le istituzioni competenti, Regione Lazio, Città Metropolitana e Roma Capitale, di trovare con urgenza uno spazio per consentire a Scup di continuare a svolgere le attività e i servizi finora rivolti a un'area vasta importante della città”. 

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