Sfratto dal residence, Lombardi bacchetta gli uffici capitolini: "Caso assurdo, nessuna norma è stata violata"

Verifiche da parte dell'assessorato di Castiglione. Ma gli uffici confermano: procedure rispettate

Dopo l’ondata di ricorsi suscitata dalla valanga di esclusi dal nuovo servizio di assistenza alloggiativa del comune, tanto da richiedere una commissione capitolina ad hoc, l’operato degli uffici del dipartimento Politiche Abitative del Comune di Roma in tema di residence torna a far discutere. Questa volta, ad accende i riflettori, è l’ex deputata e capogruppo del Movimento cinque stelle alla Pisana, Roberta Lombardi che con un post su Facebook ha bacchettato gli uffici dell’assessorato di Rosalba Castiglione: “Quando parliamo di lotta alla corruzione e all’illegalità è giusto che siano applicate e rispettate norme stringenti e severe. Però quando si tratta di diritti bisogna stare attenti affinché non producano l’effetto contrario a quello sperato, traducendosi anche in vere e proprie ingiustizie”.

La storia che ha suscitato questa considerazione è quella di Gina, raccontata da Romatoday nelle scorse settimane. Gina, suo marito e i suoi due bambini di 10 e 12 anni vivono da 8 anni nel residence di via Tovaglieri a Tor Tre Teste. Quest’estate Gina e suo marito hanno deciso di mandare il figlio dai nonni in Romania ma non hanno avvertito preventivamente gli uffici capitolini pensando che l’obbligo fosse solo per l’assegnatario o comunque nel caso in cui l’intero nucleo familiare si allontani dall’alloggio. Risultato: Gina ha perso il diritto all’assistenza e rischia di restare in mezzo a una strada. 

Tutta la storia di Gina

“Sembra assurdo ma è la verità” commenta Lombardi. “La prima cosa che ho fatto, da donna ligia alla legge, è andarmi a vedere la norma che, a detta dei responsabili del servizio C.A.A.T., è stata violata. Non l’ho trovata semplicemente perché non può applicarsi al caso specifico quanto previsto dalla Delibera della Giunta Capitolina n. 164/2017 sul “Piano generale Assistenza Alternativo al CAAT”, che dispone la revoca all’assistenza”. 

Questo il punto citato: “Qualora l’assistito, senza giustificato motivo, si assenti dalla struttura alloggiativa assegnata o si astenga dal pernottarvi per periodi superiori a dieci giorni consecutivi, non superiori comunque a 20 giorni annui complessivi. Per ogni richiesta di assenza superiore ai 3 giorni, l'assegnatario è tenuto a richiedere la regolare autorizzazione al Dipartimento delle Politiche Abitative, nel periodo transitorio ed all'ufficio demandato dal Municipio competente oltre il periodo transitorio. L'immotivata assenza sarà causa di decadenza.”

Continua Lombardi: “Fermo restando che io ho diritto di mandare mio figlio dai nonni senza dover chiedere l’autorizzazione a chicchessia, mi chiedo: anche se per il caso specifico fosse stata necessaria un’autorizzazione, il burocrate che ha deciso di intervenire così duramente nei confronti di questa famiglia, si è reso conto della portata della propria decisione ossia mandare per strada un intero nucleo familiare?” scrive. “Forse oltre a semplificare le norme e a sburocratizzare la Pubblica Amministrazione, quando casi come questo lo richiedono, molti dirigenti pubblici farebbero bene a frequentare un bel corso di intelligenza emotiva”. 

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Ad interessarsi al caso anche l’assessore alle Politiche Abitative del V municipio, Mario Podeschi, che ha scritto una lettera all’assessora Rosalba Castiglione chiedendo una soluzione di “buon senso”. Secondo quanto apprende Romatoday, l’assessorato ha chiesto agli uffici di verificare la rispondenza dell’atto emesso nei confronti di Gina alle procedure previste. Procedure che, sostengono gli uffici, sono state rispettate in quanto gli assegnatari sarebbero tenuti a comunicare gli spostamenti di ogni componente.  

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