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Sgombero ex Penicillina: occupanti dispersi nel IV municipio, ma per la presidente Della Casa è meglio così

Sulle circa trecento persone degli ultimi giorni questa mattina nello stabile ne erano rimasti poco più di 50

“Non sappiamo dove andare. Appena calerà il sole io non avrò nessun posto dove dormire”. Muhammed osserva l’ex fabbrica della penicillina circondata dalle forze dell’ordine impegnate nelle operazioni di sgombero in un piccolo piazzale posizionato dalla parte opposta della Tiburtina. Come lui un’altra sessantina di ragazzi, supportati dai volontari delle associazioni che da mesi forniscono assistenza sanitaria, psicologica e legale agli abitanti dell’immobile, aspetta di capire se con il passare delle ore dalla Sala operativa sociale del Comune di Roma arriverà qualche soluzione alternativa. “Nei giorni scorsi la polizia è venuta a dirci che ci dovevamo allontanare” racconta. “Così molti di noi sono già andati via”

Come comunicato dal Campidoglio con una nota stampa di questa mattina “il censimento effettuato dal quarto municipio, con il coinvolgimento del dipartimento Politiche sociali, ha rilevato 157 persone presso la struttura”. Le associazioni parlano invece di un numero di presenti che negli ultimi mesi è oscillato tra le 300 e le 400 persone, con picchi di 500. Quando questa mattina all’alba sono arrivati i blindati erano 32 le persone che, dopo essersi recate presso l’ufficio immigrazione di Roma Capitale in via Assisi, soprattutto grazie al sostegno dei volontari delle associazioni, erano già state “prese in carico presso le strutture di accoglienza” comunali.

E mentre a decine sono come spariti nel nulla, probabilmente trasferiti in altre strutture abbandonate della zona, le “poco meno di cento persone” rimaste hanno atteso lo sgombero di questa mattina senza avere idea di quello che sarebbe successo. “La Sala operativa sociale è presente durante le operazioni odierne per effettuare i colloqui e formulare proposte di accoglienza a tutte le persone aventi diritto” ha comunicato l’assessora alle Politiche Sociali Laura Baldassarre “con l'obiettivo di costruire percorsi finalizzati al raggiungimento dell'autonomia”. Il numero si è aggiornato nel corso della giornata: alle 16, fa sapere il Campidoglio, il bilancio delle persone accolte è salito a 96 (comprese le 32 dei giorni scorsi). Altre 70 persone "sono ancora in attesa di effettuare il colloquio con gli operatori" concludeva la nota. Alle 20 gli accolti diventavano in tutto 150.

Patrizia Steppetti, antropologa e attivista dell’associazione Women’s International League for Peace and Freedom/Italia, nei giorni scorsi ha accompagnato molti ragazzi dell’ex fabbrica della penicillina presso gli uffici di via Assisi. “Siamo riusciti a far accogliere i casi più gravi ma la maggior parte delle persone è rimasta esclusa” racconta. “Molti di loro hanno i documenti in regola a molti altri basta davvero poco per rinnovarli, come ottenere la residenza. Molti di questi ragazzi necessitano di un po’ di orientamento per trovare un lavoro e una sistemazione adeguata. Ma sono stati lasciati soli. Il Comune è arrivato all’ultimo minuto e ha ascoltato le associazioni solo nell’ultima settimana. Con uno sforzo eccezionale invece si sarebbe potuti arrivare a una soluzione quasi per tutti”. 

Nessuno riesce a dire con certezza i nuovi ‘indirizzi’ (anche se diverse ipotesi sono circolate) ma questa mattina all’alba, visto il basso numero di persone in attesa di capire dove andare, era ormai chiaro che decine di persone si erano già allontanate per stabilirsi in altri insediamenti informali. “Questa mattina all’interno dell’ex fabbrica c’erano poche persone perché molte sono state invitate la scorsa settimana ad andarsene” commenta Sara Radighieri, coordinatrice del progetto cliniche mobili di Medici Senza Frontiere, associazione che dal gennaio del 2018 ha effettuato 361 consultazioni mediche all’interno della struttura. “Verosimilmente oggi accadrà ciò che è accaduto per altri sgomberi recenti effettuati senza alternative concrete: le persone resteranno per strada e andranno a occupare altri posti, ancor più marginalizzate, con pesanti effetti psicologici di questo allontanamento”. Il riferimento è all’invito ad andare presso gli uffici immigrazione di via Assisi “con la promessa di soluzioni che solo il 5 per cento dei presenti ha ricevuto. Creare delle aspettative e non mantenerle" conclude Radighieri "è terribile e allarga il divario tra le istituzioni, e la città, e queste persone marginalizzate”.  

Francesco Portoghesi, dell’associazioni A Buon Diritto, conferma: “Questa notte hanno dormito qui poco meno di cento persone e questa mattina una quarantina è in attesa di parlare con la sala operativa sociale”. Alle dieci del mattino, però, a operazioni di sgombero quasi concluse, “non sappiamo ancora se ci sarà posto per tutti”. Resta una critica verso l’intera gestione della situazione: “Ci risulta che nei giorni scorsi è stato dato l’ordine di allontanarsi dall’immobile quando sarebbe invece servito un aiuto da parte delle istituzioni per effettuare un censimento migliore rispetto a quello fatto a fine settembre e per trovare una situazione per tutti. Invece impaurendole si è fatto in modo che la metà di loro si sia sparpagliata sul territorio del comune, non riusciranno a parlare con la Sala operativa sociale e quindi non si sa dove andranno a finire, probabilmente in altre occupazioni. Ricomincia così a girare la ruota degli sgomberi senza soluzione che generano altre occupazioni e così via".

Anche per Federica Borlizzi, dell’associazione AlterEgo Fabbrica dei diritti “è sempre il solito cane che si morde la coda. L’occupazione dell’ex Penicillina si è formata in seguito agli sgomberi informali di via di Vannina e di via Costi del 2017 e del 2018. E se si continuerà con questa politiche ci saranno sempre più persone per strada. Non va dimenticato che molti degli abitanti di questo posto sono titolari di una protezione umanitaria abrogata dal decreto sicurezza e immigrazione che presto butterà migliaia di persone per strada”.

Per Giovanna Cavallo, referente dell’area legale di Baobab Experience, “è chiaro che ci sono flussi migratori che questa città non intende governare né rendere visibili. Da un lato servono soluzioni flessibili per i migranti che transitano temporaneamente nella Capitale, sia per necessità di lavoro stagionali sia per risolvere alcune procedure amministrative. Dall’altro percorsi di inclusione per quanti vivono stabilmente a Roma. Questo sgombero rende chiaro come questa città non abbia proprio lavorato su questo aspetto”. 

Una sintesi arriva dalla presidente del IV municipio, Roberta Della Casa, duramente contestata dai presenti al presidio in solidarietà con le persone sgomberate a cui erano presenti attivisti di Asia Usb, Potere al Popolo e dei Movimenti per il diritto all'abitare: chi avrà diritto verrà accolto nelle strutture del comune grazie alla sala operativa sociale mentre coloro che non hanno diritto ad alcun tipo di sostegno “possono andare dove credono, sarà sicuramente più gestibile un piccolo insediamento piuttosto che una bomba esplosiva come questa”. 

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