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Sabato, 4 Dicembre 2021
Politica

Sgomberi, vertice in Regione con il Campidoglio: "Un mese per censimenti e alternative"

Il verbale dell'incontro è stato trasmesso alla Prefettura responsabile delle operazioni

Il tentativo è evitare di tornare indietro di un anno, all’agosto del 2017, quando in seguito agli sgomberi dei palazzi di via Quintavalle e di via Curtatone restarono per strada centinaia di famiglie. Per questo, ieri, il destino delle occupazioni della capitale è finito al centro di un tavolo tecnico “sulle criticità alloggiative di Roma” convocato dall’assessorato alle Politiche Abitative regionale di Massimiliano Valeriani al quale hanno partecipato anche gli assessori capitolini alle Politiche Sociali e all’Urbanistica, Laura Baldassarre e Luca Montuori. Per l’assessora alle Politiche Abitative Rosalba Castiglione, protagonista di un duro botta e risposta con Valeriani proprio nei giorni scorsi, erano invece presenti dei rappresentanti del dipartimento. 

Il quadro da cui ha preso le mosse il tavolo è di una possibile imminente ripresa degli sgomberi: il Viminale di Matteo Salvini, che ha recentemente incontrato la sindaca Virginia Raggi sul tema, è deciso infatti a modificare la circolare Minniti, quella che dava indicazione agli enti locali e alle Prefetture di assicurarsi di avere alternative disponibili prima di procedere con gli sgomberi. In un anno nessuna alternativa è stata individuata e l’applicazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa, che avrebbe permesso di trovare, almeno in parte, una risposta non assistenziale né temporanea anche per le famiglie in occupazione, si è arenata di fronte alla contrarietà del Campidoglio. 

Ieri il dialogo è partito “dall’assistenza alloggiativa” temporanea con l’obiettivo di dare vita a un coordinamento tra gli enti locali per gestire i possibili nuovi sgomberi. Il verbale dell’incontro trasmesso alla Prefettura, responsabile di eventuali operazioni di sgombero, suona così come una sorta di richiesta di moratoria in attesa di soluzioni. “Il tavolo di lavoro” si legge nella nota congiunta diramata ieri “ha indicato un percorso condiviso per affrontare il tema dell’emergenza abitativa. Regione e Comune hanno concordato la necessità di collaborare per la definizione di possibili soluzioni nel breve e medio periodo, con l’obiettivo di rispondere alle numerose criticità sul tema della casa”. 

Il primo passo spetta al Comune che dovrà completare i censimenti dei nuclei familiari residenti in questi immobili. Considerando che la quasi totalità di questi nuclei è in lista per una casa popolare, quindi con redditi bassi, si procederà con l’individuazione delle cosiddette ‘fragilità’. Nel frattempo Comune e Regione dovranno trovare gli immobili dove collocare queste famiglie, con l’obiettivo di non arrivare a proposte che prevedano la divisione tra donne e bambini da un lato, padri e mariti dall’altro. Nel caso dell’occupazione di via Carlo Felice, dove vivono circa 30 famiglie, sarebbe stata la stessa Bankitalia, proprietaria dell’immobile, a proporre una struttura alternativa da ristrutturare. Con i residence in chiusura e il nuovo servizio Sassat non ancora partito, la forma che prenderà questa assistenza alloggiativa temporanea ancora non è chiara e sarà oggetto del prossimo incontro previsto per i primi giorni di settembre. 

Sul tavolo della Regione ci sono ancora quei 40 milioni di euro legati alla delibera regionale sull’emergenza abitativa romana che, dopo essere tornati alla Regione, verranno utilizzati per aumentare la dotazione degli alloggi Ater, soprattutto con operazioni di frazionamento degli appartamenti troppo grandi. Le stime parlano di circa 1000 alloggi popolari che, però, senza un accordo con il Campidoglio pentastellato sull’applicazione della delibera che li stanzia, saranno destinati a dare una boccata d’ossigeno alla graduatoria capitolina, dove si trova la maggior parte delle famiglie residenti in occupazione, ma senza dare risposte dirette alla questione. 

Intanto sono iniziate le operazioni propedeutiche allo sgombero anche per l’ex fabbrica della Penicillina di via Prenestina, dove, si stima, vivono circa 500 persone. Sui muri dello stabile nei giorni scorsi è stato affisso un cartello in italiano, inglese e francese. "Agli occupanti di via Tiburtina 1040. Questo immobile è stato dichiarato inagibile. Chiunque rimanga all'interno è responsabile per la sua e per l'incolumità altrui". Per procedere ad una sorta di auto-censimento, si legge ancora, gli abitanti sono invitati a recarsi presso gli uffici del IV municipio "non più tardi della fine di agosto". Anche in questo caso, quindi, un eventuale sgombero dovrebbe essere rimandato a settembre. 

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