Si apre la stagione degli sgomberi: ottobrate romane con l'incubo di nuove Piazza Indipendenza

La circolare del Viminale aiuterà la Capitale a sbloccare l'impasse sugli sgomberi

Censimenti per individuare le famiglie da assistere e poi, senza troppi ripensamenti, al via con gli sgomberi. L’assistenza, nel caso, di fronte al fatto compiuto. A un anno esatto dall’ultima circolare del Viminale in tema di occupazioni abitative, il 1 settembre scorso sulle scrivanie dei prefetti italiani è arrivata la nuova direttiva a marchio Salvini che stabilisce le linee guida in tema di ‘occupazione arbitraria di immobili’. La nuova stagione di sgomberi di tutti quei palazzi abitati ‘senza titolo’ da famiglie senza casa è pronta a partire in molte città italiane interessate dal fenomeno. Ma sarà proprio la Capitale la prima a ‘beneficiare’ delle modifiche che la nuova direttiva introduce. 

Sgomberi fermi

Roma è impantanata ormai da un anno sulla questione sgomberi: la precedente circolare, quella emessa dopo i fatti di piazza Indipendenza, imponeva di individuare alternative prima di intervenire con la forza pubblica. Alternative che il Campidoglio a trazione grillina non ha trovato. Anche i censimenti sono andati avanti a fatica. La circolare del Viminale, che porta la firma del capo di Gabinetto Matteo Piantedosi, permette di aggirare e superare tutti quei nodi che hanno portato a questa situazione. Il leghista Matteo Salvini non ha mancato di fornire il suo appoggio a Virginia Raggi e allo stesso tempo di scommettere sul ‘laboratorio romano’ dove una buona parte della Giunta capitolina vede con favore questa linea legalitaria. 

Il vertice tra Raggi e Salvini

Non è un segreto che tra le priorità sul tavolo dell’incontro tra la sindaca e il ministro del 25 luglio scorso, a poche ore dallo sgombero del Camping River, ci fosse proprio il nodo delle occupazioni. Nei giorni seguenti, dal Viminale hanno iniziato ad emergere le prime indiscrezioni sul contenuto del documento pubblicato sabato scorso. Sempre da Roma, inoltre, sono arrivate le due sentenze che preoccupano il Viminale, quelle che hanno condannato lo Stato a risarcimenti milionari verso i proprietari di due immobili occupati e mai sgomberati, uno in via del Caravaggio e l’altro in via Prenestina.

I censimenti

Il primo passo per gli sgomberi sono i censimenti delle persone che vivono all’interno degli stabili. Roma cerca di portarli avanti a fatica da oltre un anno, con alcune delle operazioni che sono riuscite solo grazie alla mediazione dei municipi, come nel caso dell’immobile di via del Policlinico 137. Già il 22 gennaio del 2018 la Prefettura e la Città Metropolitana di Roma hanno stilato un ‘Protocollo operativo per il censimento delle occupazioni’ nel tentativo di superare queste difficoltà ma ancora oggi la maggior parte delle operazioni non è stata portata a termine. “Non possono essere sottovalutate le difficoltà che gli operatori sociali potranno incontrare nell'esecuzione dei suddetti accertamenti” si legge nella circolare. “Pur tuttavia tali operazioni devono essere condotte con la massima rapidità, sfruttando, ove possibile, le risultanze dei registri di anagrafe, […] nonché degli stessi servizi sociali”. 

A suscitare la reticenza dei residenti nelle occupazioni, non solo il fatto che i censimenti sono il primo passo per arrivare allo sgombero. L’amministrazione Raggi non ha mai voluto riconoscere il solo “disagio economico” alla base del diritto ad un alloggio alternativo ma si è sempre concentrata sulle cosiddette ‘fragilità’ (donne sole con bambini o in gravidanza, anziani, disabili e malati), restringendo così la cerchia dei destinatari delle proposte capitoline. Il Viminale fa propria questa distinzione senza dimenticare che molte ‘fragilità’ hanno rifiutato a più riprese i posti letto in casa famiglia o in centri di assistenza, che comportavano una divisione dei nuclei familiari, creando un notevole problema di gestione dell’ordine pubblico.

Inutile ricordare lo sgombero dei rifugiati accampati in piazza Indipendenza o i numerosi sopralluoghi dell’assessora alle Politiche Sociali Laura Baldassarre alla tendopoli di piazza Santi Apostoli nel tentativo di convincere gli sgomberati ad accettare. Il Campidoglio ha emesso anche un bando per reperire cento alloggi per sgomberati senza prevedere la divisione dei nuclei familiari ed uscire così dall’impasse ma senza alcun risultato. Gli interventi che Comuni e servizi sociali individueranno per le fragilità quindi, si legge nella circolare, “non potranno essere considerati negoziabili”. 

Il nodo più grosso, però, sono le alternative. La precedente circolare si poteva riassumere in “prima le alternative, poi gli sgomberi”. Questa strada, però, non è stata mai intrapresa così come è ferma la delibera regionale che stanzia 194 milioni di euro per reperire alloggi in parte destinati proprio per superare le occupazioni. Nel provvedimento del 1 settembre il Viminale scrive: “Per tutti gli altri occupanti che non si trovano in situazioni di fragilità potrà essere ritenuta sufficiente l'assunzione di forme più generali di assistenza, da rendersi nell'immediatezza dell'evento”. Soluzioni in “strutture provvisorie” valide “per il tempo strettamente necessario all'individuazione da parte loro (degli sgomberati, ndr) di soluzioni alloggiative alternative”. Solo alle fragilità verranno riservati “specifici interventi”. Il tutto solo dopo che sarà stata verificata “la situazione reddituale dei diretti interessati e della loro rete parentale”. Si torna, quindi, alla situazione precedente alla circolare del 1 settembre 2017, quella che ha portato alla tendopoli di piazza Santi Apostoli e allo sgombero di piazza Indipendenza. 

Il primo sgombero 

Roma è già pronta per il primo sgombero. In cima alla lista c’è l’immobile di via Carlo Felice 69 dove attualmente vivono 24 famiglie. Lo stabile, vuoto dal 1989 e occupato dal 2004, è di proprietà di Bankitalia che per sbloccare l’operazione di sgombero si è offerta di fornire appartamenti alternativi in via Giolitti. Del caso se ne parlerà domani al tavolo in Regione al quale siederanno l’assessore alle Politiche Abitative regionale Massimiliano Valeriani, e i colleghi capitolini alla Casa, alle Politiche Sociali e all’Urbanistica, Rosalba Castiglione, Laura Baldassasse e Luca Montuori. Nei rapporti tra Regione e Campidoglio, è rimasto in sospeso anche l’utilizzo di 40 milioni di euro, su un totale di 190, da destinare all’emergenza abitativa e mai utilizzati. Sarà difficile però che il Comune, che si è sempre opposto a tale eventualità, accetti di impiegarli per trovare soluzione agli sgomberati.  

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Oltre all’immobile di via Carlo Felice, in cima alla lista, ci sono gli immobili di via Costi, l’ex stabile Inps di via Tuscolana e l’ex fabbrica della Penicillina sulla Tiburtina. Se ne parlerà mercoledì in Prefettura al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il primo dopo la pubblicazione della nuova circolare. 

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