Emergenza abitativa, occupazioni pronte a resistere: "Muri popolari contro gli sgomberi"

"La città prenda coscienza: il diritto alla casa con può essere affrontato così"

"Mai più sgomberi senza alternative come a piazza Indipendenza. Le istituzioni questa volta non possono dire di non essere abbastanza informate". Le occupazioni romane si preparano a rispondere alla possibilità che presto riprenda il piano sgomberi, interrotto dopo che le immagini degli 'idranti' estivi contro i rifugiati accampati su aiuole spartitraffico hanno fatto il giro del mondo. In cima alla lista quella di via Carlo Felice 69, a San Giovanni, e quella di via del Policlinico 137 dove questa mattina si è tenuta una conferenza stampa pubblica per annunciare un "piano di solidarietà" fatto di "muri popolari e picchetti resistenti". 

"Siamo terrorizzati, chiediamo solo ciò che ci spetta: una casa popolare" spiega Hidat, 73 anni, eritrea, in Italia dal 1975, per trent'anni domestica, dal 2010 occupante "perché la mia pensione non mi permette di pagare un affitto". Dalla prima riunione del Comitato Metropolitano, istituito dal cosiddetto decreto Minniti, che si è tenuto venerdì in Prefettura alla presenza della sindaca Virginia Raggi, è emerso che si procederà con gli stabili "di precaria staticità", che secondo le analisi istituzionali sono proprio via del Policlinico e via Carlo Felice che hanno già ricevuto una visita istituzionale in merito. Con il supporto dell'Avvocatura generale dello Stato, al Comune spetta il compito di censire "le situazioni di fragilità" dei presenti. 

Un punto motivo di scontro con gli occupanti ormai da mesi, in quanto "propone un'accoglienza d'emergenza per donne, bambini e anziani dividendo i nuclei familiari. Inaccettabile" la denuncia dall'assemblea. Un braccio di ferro tenuto anche con gli ex occupanti di via Quintavalle, che a due mesi dallo sgombero vivono ancora accampati a piazza Santi Apostoli. E dopo quanto accaduto in Consiglio comunale la scorsa settimana, denuncia il movimento per la casa, "è ormai chiaro che al posto di un percorso dove tutti i soggetti interessati potevano concorrere a soluzioni non cruente si è scelta la contrapposizione e la sfida". Ma anche, continua il movimento "una notevole dose di irresponsabilità e di incapacità di proporre soluzioni che non siano la guerra tra poveri e il rilancio del mercato immobiliare. Irresponsabilità che poi si cercherà, con un capovolgimento della realtà, di scaricare sui movimenti per l’abitare come è già stato fatto per piazza Indipendenza e via Quintavalle a Cinecittà".

Rimandata al mittente anche la tesi per cui gli stabili vanno sgomberati perché pericolanti. "La prima perizia sulla stabilità della palazzina di via Carlo Felice risale a otto anni fa" viene spiegato nel corso della conferenza stampa. "Non c'è alcun rischio crollo. Ricordiamo all'assessora alle Politiche Abitative che tutti gli occupanti hanno avanzato una richiesta per una casa popolare". 

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Una prima risposta solidale è già arrivata stamattina. Alla conferenza stampa, infatti, occupanti e senza casa non erano soli. C'era Libera e la Rete dei Numeri Pari, che hanno ricordato come "Roma è l'unica città senza un regolamento per l'utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata", c'erano i sindacati di base (Si Cobas, Sgb e Cub), pronti a rilanciare lo sciopero generale del 27 ottobre al centro del quale non ci saranno solo i temi legati al lavoro ma anche quelli dell'abitare. L'appello dei 'senza casa', quindi, è a tutta la città perché "prenda coscienza di questo e si mobiliti per impedire che questioni primarie come il diritto alla casa siano affrontate solo con sgomberi e rappresaglie, con minacce e intimidazioni, sempre in difesa della piccola e grande proprietà". 

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