Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Scroccopoli, oltre la propaganda grillina: le mille facce dell'emergenza abitativa

La sindaca promette pugno duro verso gli abusivi: "Almeno duemila sgomberi"

Dagli appartamenti di 100 metri quadrati 'vista Colosseo' o 'a due passi dalla Basilica di San Pietro' affittati per pochi euro a personaggi benestanti alle maniglie dorate e schermi al plasma di Tor Bella Monaca fino ad arrivare alla classica situazione della "Porsche parcheggiata sotto casa". L'operazione case popolari del Campidoglio è stata lanciata. La sindaca Raggi e la sua amministrazione hanno promesso una guerra senza quartiere ai cosiddetti 'senza titolo', cioè coloro che risiedono in appartamenti pubblici senza essere, per variegate ragioni, legittimi assegnatari. Ad accompagnare l'operazione un'intensa campagna mediatica che ha trasformato i 'senza titolo' in "scrocconi" senza appello. Circola anche l'hashtag. La sindaca li descrive così: "Persone che hanno redditi alti, possiedono già immobili o sono residenti altrove". Lo scontro con e tra i più poveri non è solo evocato. Lo scrive senza mezzi termini anche l'assessora alle Politiche Abitative Rosalba Castiglione: "Rubano a chi ha diritto". 

"2000 abusivi"

La situazione, però, è molto più complessa. Partiamo dai dati forniti dal Comune. All'inizio di luglio in attesa di una casa popolare c'erano 10.500 famiglie, risultate idonee all'ultimo bando del 2012, chiuso ad ulteriori domande al 31 dicembre 2015. In questo esercito in attesa, quindi, non rientrano quanti hanno fatto domanda negli ultimi due anni. Raggi parla di 2 mila casi di abusivi emersi dal censimento "sugli appartamenti di Edilizia residenziale pubblica di Roma di Capitale". A cui si aggiungono altri 1600 alloggi "i cui legittimi assegnatari risultano deceduti". 3600 persone in totale a fronte di 10.500 persone in attesa.

Un paragone importante se si considera che l'amministrazione Raggi ha spiegato più volte che pensa di poter far scorrere le graduatorie in maniera sufficiente solamente recuperando gli alloggi già disponibili, prevalentemente allontanando i senza titolo. Dei numeri precisi sul punto, però, non sono mai stati forniti. In base a dati rilasciati recentemente dall'assessora Castiglione sappiamo che nel 2017 sono stati assegnati 450 alloggi popolari, 700 dall'inizio dell'era a Cinque Stelle. Una ripresa se si considerano i numeri degli anni precedenti, 2015 e 2014, quando questo numero si era fermato a 280 e 250, un traguardo insufficiente se paragonato al quadro del disagio abitativo della città. 

Affittopoli/scroccopoli

Ma procediamo con ordine. Secondo le informazioni in possesso di Romatoday, l'amministrazione capitolina quando parla di 'sgomberi di case' si muove su due fronti, che sul campo comunicativo risultano troppo spesso confusi. Da una parte c'è il patrimonio disponibile di proprietà del Comune. Quello della cosiddetta 'affittopoli' lanciata dal predecessore Ignazio Marino la cui analisi ha subito un'accelerata con l'ex commissario Francesco Paolo Tronca. Un universo intricato fatto da circa 40 mila proprietà, tra abitazioni, molte delle quali in centro, spazi commerciali e pertinenze nella maggior parte dei casi affittati a prezzi bassissimi e assegnate senza alcun criterio. L'amministrazione di centrosinistra aveva provato a metterne in vendita 600. Il piano dell'amministrazione Raggi per 'valorizzare' questo patrimonio, come ha potuto apprendere Romatoday, è ancora in via di elaborazione. Per esempio, l'appartamento 'liberato' in via dell'Arco di Parma, a Tor di Nona, lo scorso 22 novembre non è stato riassegnato ad una famiglia in lista per una casa popolare. 

Le case popolari

Altra cosa sono le cosiddette case popolari di Edilizia residenziale pubblica. A Roma sono circa 75 mila, di queste 48 mila sono gestite dall'ente regionale Ater, 25 mila dal Comune. La graduatoria dell'esercito dei 10 mila è però gestita completamente dal Comune. La sindaca Raggi parla di 2000 famiglie con redditi più alti del dovuto e 1600 nuclei che vivono in appartamenti in cui i legittimi assegnatari sono deceduti. E non è chiaro se si riferisca ai nuclei che vivono nelle case di proprietà del Comune o anche a coloro che abitano negli immobili gestiti da Ater, che comunque contribuiscono a far scorrere la graduatoria.

I numeri Ater

Secondo i dati in possesso di Ater, relativi alle 48 mila case di sua competenza, i casi di occupazione senza titolo sono circa 6 mila, il 12,5 per cento del totale. In questo numero sono racchiusi, per esempio, i casi di occupazioni con effrazione, di cessioni illegali, di permanenza di familiari non assegnatari. In genere, a differenza degli immobili di proprietà del comune, non si parla di coloro che sforano i limiti di reddito, in questo caso l'Ater richiede il cosiddetto versamento del canone sanzionatorio, un affitto più alto di quello 'popolare' parametrato al reddito.

Circa il 35% dei locatari, sempre secondo i dati in possesso di Ater, è moroso. Anche qui il quadro è composito: la percentuale include sia casi in cui l'importo è molto basso sia cifre invece più consistenti. Un dato: con la campagna 'Regolarizzati' lanciata nel 2016 da 15.500 casi Ater ha recuperato 20 milioni di euro, circa 1200 euro a caso. Nuovi dati saranno disponibili tra febbraio e marzo del 2018, frutto del censimento avviato nel dicembre del 2016 che ha visto un'adesione da parte degli assegnatari del 92% con circa 41 mila moduli riconsegnati. Gli sgomberi avvengono anche nelle case Ater. Le ordinanze partono però dal Comune di Roma e, in alcuni casi, dalla Procura. Tra rilasci spontanei e sgomberi effettuati con la forza tra il 2016 e il 2017 sono stati recuperati 580 alloggi, di questi 400 sono stati riconsegnati.  

Il quadro del sindacato

Per Asia Usb "il fenomeno nasce soprattutto perché non c'è nessuna gestione del patrimonio, lasciato abbandonato a se stesso per troppi anni" commenta Angelo Fascetti che con il suo sindacato si ritrova sempre più spesso a denunciare gli sgomberi di 'senza titolo' ma anche senza alternative. Come quello di Glauco e Dea, 75 e 65 anni, 600 euro di pensione mensile, figlio disoccupato, che il 28 novembre sono stati sgomberati da un appartamento di Tor Bella Monaca dopo 9 anni senza titolo e una richiesta di casa popolare mai finalizzata. "Si sono introdotte all'insaputa di Roma Capitale a seguito del decesso della legittima assegnataria" la replica di Castiglione. "È importante ricordare che chi occupa una casa popolare ruba a chi ha diritto". 

Nell'universo dei senza titolo, continua Fascetti, figurano anche "306 famiglie alle quali il regolare atto di assegnazione, ottenuto previa presentazione della domanda, ormai dieci anni fa, è stato annullato in quanto l'incarico al dirigente che li aveva firmati è risultato illegittimo e a catena sono stati resi nulli tutti i suoi atti" spiega Fascetti. "Nella cassetta delle lettere hanno già ricevuto l'ordinanza di rilascio". Ci sono altre "centinaia" di persone che devono abbandonare gli alloggi "semplicemente perché non si sa a che titolo sono assegnatari. E questo dopo 40 anni di vita in quelle case". 

E ancora. "Ci sono centinaia di persone che hanno avanzato domanda in base alla sanatoria del 2006 le cui pratiche non sono ancora state terminate. Inquilini subentrati al vecchio locatario che non hanno mai ricevuto contestazioni". In quanto alla questione del reddito "c'è anche chi ha i figli che hanno iniziato a lavorare innalzando così il reddito familiare. Allontanare queste persone significherebbe limitare ai figli la possibilità di costruirsi una vita autonoma, per questo stiamo chiedendo alla Regione che il reddito dei figli venga fatto pesare al 30 per cento". Chi supera "di qualche centinaio di euro il reddito, dovrebbe rientrare nelle fasce dell'edilizia agevolata, ma la possibilità di questo 'cambio' non viene contemplata"

"Chiediamo da tempo alle Regione Lazio" conclude Fascetti "di mettere un punto fermo, riconoscere il diritto alla casa a chi ha i requisiti di legge e concentrare tutte le forze per cacciare i veri ricchi, i vari racket, chi non ha diritto. Pensiamo che vada affrontato seriamente il problema della gestione dell'intero patrimonio. Con l'intento di sgomberare tutti gli irregolari si vuole aprire una vera e propria guerra sociale". 

La proposta

Unione Inquilini fa sapere di aver formalizzato da tempo una proposta alle istituzioni competenti chiedendo di "permettere a quanti occupano una casa popolare ma hanno i requisiti per restarci di partecipare al bando" spiega Massimo Pasquini, segretario dell'Unione Inquilini. "Queste famiglie non verrebbero sgomberate ma resterebbero come occupanti abusivi pagando un'indennità con sanzione fino a che non viene raggiunto il loro posto in graduatoria. A quel punto verrebbero regolarizzati". Precisa Pasquini: "Non si tratterebbe di una sanatoria generalizzata, andrebbe analizzato caso per caso, ma un modo per salvaguardare quanti hanno occupato per necessità". Per il sindacalista, però, "servono almeno 15 mila case popolari". E infine un punto sulla trasparenza: "Perché il Comune, a differenza dell'Ater, non pubblica i dati sul censimento del proprio patrimonio Erp?". 

Non solo graduatoria

La sindaca Virginia Raggi lo ha detto più volte: la priorità dell'amministrazione pentastellata è quella di far scorrere la graduatoria. Sulla bilancia del disagio abitativo della città amministrata dal Movimento cinque stelle pesano però molti altri elementi. Riassumiamo i più urgenti. 1400 famiglie circa vivono ancora nei Centri di assistenza abitativa temporanea, i cosiddetti residence. Dovrebbero chiudere entro il 2018 ma le incognite sono molte. Anche queste famiglie attendono una casa popolare, intanto circa 600 dovrebbero uscire grazie al 'buono casa', 800 dovrebbero traslocare nei Sassat, il nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo. Ma se il buono casa continua a suscitare la diffidenza dei proprietari di immobili, al bando per i Sassat sono arrivate solo due proposte per un totale di circa 100 alloggi. L'alternativa è ancora tutta la costruire.  

Le occupazioni

Ci sono poi le occupazioni dei movimenti per il diritto all'abitare che tengono banco ormai ogni giorno nella discussione cittadina. Si spinge per gli sgomberi, ma le alternative non ci sono. È così che rischiano di restare per strada circa 9 mila persone. È già accaduto quest'estate in via Quintavalle: i circa 60 nuclei dormono ancora sotto il portico della chiesta dei Santi Apostoli. È accaduto qualche giorno dopo in via Curtatone: oltre 100 nuclei sono rimasti per strada, solo una parte di donne, bambini e anziani è stata accolta dalle strutture del Comune. Accadde anche nel gennaio del 2016, quando senza alcuna alternativa 120 famiglie vennero sgomberate con la forza dagli stabili dei Padri Monfortani.

Sfratti e senza casa

Scomparsi dall'agenda cittadina gli sfratti proseguono: 45.185 nuove sentenze emesse negli ultimi 5 anni solo nella capitale; 16.281 quelli eseguiti. Oltre 16 mila persone che hanno lasciato la casa in cui abitavano perché non potevano più permettersela. Qualcuno riesce a trovare alternative, per altri c'è solo la strada. E anche la strada o i cosiddetti 'alloggi di fortuna' fanno da abitazione per molti: 7500, secondo recenti numeri diffusi da Sant'Egidio. Tra loro circa 3000 persone dormono all'aperto mentre 2000 hanno come riparo edifici abbandonati e insediamenti abusivi. E il quadro frammentato potrebbe allargarsi a dismisura se si aggiungessero coloro ai quali è stata pignorata una casa, gli esclusi dalla 'valorizzazione' di circa 60 mila alloggi degli previdenziale (fonte Asia Usb) avvenuta a Roma negli ultimi anni, le difficoltà abitative nei piani di zona, precari e persone con redditi bassi che non provano nemmeno a lasciare il tetto dei genitori e via dicendo. 

Le alternative per chi resta senza casa

Raggi e la sua assessora alle Politiche Sociali Laura Baldassarre lo hanno detto più volte: la priorità è far scorrere le graduatorie. Per tutti coloro che restano senza casa, solo chi può essere considerato 'fragili' (la definizione precisa di questa categoria è in via di elaborazione da parte degli uffici delle Politiche Sociali) può accedere alle alternative. Dopo la circolare del Viminale, seguita agli sgomberi di agosto, Raggi sceglie di implementare i centri di accoglienza comunali con il superamento della divisione dei nuclei familiari, da sempre fortemente criticato dalle famiglie sgomberate. Ne è nata una gara, pubblicata dal dipartimento Politiche Sociali, volta al reperimento di 100 posti per un anno al costo totale di oltre 800 mila euro. Sono stati trovati: circa 25 tende/container, i 'better shelter' made Ikea, messi a disposizione in via Ramazzini dalla Croce Rossa che però specifica "solo per brevissimi periodi di tempo". Previsione realisticamente difficile da mettere in pratica vista l'assenza di alternative.

Raggi e Baldassarre parlano poi dei cosiddetti Sassat, il Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo, pensati per chiudere i residence, dove vivono ancora oggi circa 1400 famiglie, ma potenzialmente estendibile ad altri. Oltre ad un tetto, l'amministrazione punta ad un affiancamento socio-assistenzale per "rendere le famiglie autonome". Con la gara l'amministrazione Raggi sperava di ottenere circa 800 alloggi da pagare a prezzi di mercato da utilizzare per svuotare i Caat. Ma sono arrivate solo due buste e, se gli approfondimenti del caso non mostreranno problemi, gli alloggi a disposizione saranno solo 100. Di questi 34 alloggi sono nel residence di via Tovaglieri che verrà, di fatto, rinnovato. Se si deciderà di emettere nuove gare ancora non è dato sapersi, il Comune non fornisce informazioni in merito. Restano inutilizzati, invece, i 195 milioni di euro messi in campo dalla Regione per reperire alloggi popolari, tramite l'acquisto o l'autorecupero. 

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