Cinecittà Est, anziana sotto sfratto in una casa Enasarco: "Viviamo qui da 40 anni"

Esecuzione spostata al 30 gennaio 2020. Tutta la storia raccontata dal figlio

Immagine di repertorio

“Dopo 40 anni in questa casa oggi rischio di restare per strada”. Stefano, 53 anni, disoccupato è sotto sfratto insieme alla madre, 85 anni, cardiopatica e con la bombola dell'ossigeno per respirare, e al fratello disabile. L’ufficiale giudiziario si è presentato questa mattina per lo sfratto insieme al fabbro nell’appartamento di proprietà di Enasarco dove ha vissuto gran parte della sua vita, in via Francesco Gentile. Sul posto si sono presentati anche il sindacato Asia Usb e l’assessora alle Politiche abitative del VII municipio, Cristina Leo. Lo sfratto è stato rimandato al 30 gennaio 2020. 

“I problemi sono nati 2012, quando mia madre ha iniziato a stare male e ha avuto sempre più bisogno di cure”, racconta Stefano. “È così che ho perso il lavoro. A quel punto non siamo più riusciti a pagare l’affitto. Prendevamo solo la pensione di mia madre e l’assegno di invalidità di mio fratello che vive in una struttura sanitaria”. Dal 2013 Stefano e la sua famiglia non pagano l’affitto, pari a circa 400 euro al mese. “Nel 2017, dopo che a mia madre è stato riconosciuto un assegno di accompagnamento, ho cercato di trovare un accordo: avrei versato il canone mensile, più 250 euro al mese”. Così sul tavolo è rimasto solo lo sfratto.

Una storia che si ripete. “Nel 1980 siamo stati mandati in questa casa proprio dal Comune perché eravamo stati sfrattati. Questi erano palazzi destinati ad essere affittati a prezzi più bassi. Per oltre trent’anni abbiamo sempre pagato regolarmente. Abbiamo anche effettuato molti lavori di manutenzione. Quando Enasarco ha avviato la dismissione non abbiamo accettato di comprare perché per noi la cifra era troppo alta. Non potevamo accendere un mutuo”.

A Stefano “dispiace lasciare l’appartamento dove è cresciuto” ma ha provato lo stesso a cercare un’altra casa in affitto. Con nessun risultato: “Non abbiamo abbastanza garanzie”. La domanda per la casa popolare di Stefano risale al 2016. “Siamo stati ammessi in graduatoria con 21 punti”. C’è da aspettare. Troppo per i tempi dello sfratto. Stefano ha avanzato anche domanda per l’assegnazione di uno dei 180 alloggi di housing sociale messi a bando dall’Ater. La graduatoria è uscita venerdì e la sua famiglia rientra tra i circa 500 esclusi sulle 800 domande avanzate. “Abbiamo un reddito troppo basso (i limiti del bando sono compresi tra un minimo di 22.697 euro e un massimo di 44.969 euro, ndr). Ma se una persona avanza una domanda perché ha bisogno di casa, come è possibile che venga esclusa perché ha il reddito troppo basso?”.

Angelo Fascetti, sindacalista di Asia Usb, commenta così: “Solo una parte dell’inquilinato degli enti previdenziali è riuscita ad acquistare le proprie case e la scelta di dismettere questo patrimonio oggi sta avendo pesanti ricadute sociali. La Regione Lazio ci aveva promesso di avviare un tavolo per valutare la riattivazione di un fondo di rotazione, previsto della norme, in caso di cartolarizzazione degli enti previdenziali. Stiamo ancora aspettando la convocazione. Non si può trattare questi immobili come se fossero privati”. 

Romatoday ha contattato lo studio legale che segue lo sfratto per conto di Enasarco ma non sono state rilasciate dichiarazioni.

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