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Una protesta a Montecitorio messa in campo negli anni passati (Immagine di repertorio)

Una protesta a Montecitorio messa in campo negli anni passati (Immagine di repertorio)

Il Coronavirus non ferma gli sfratti, storia di Cinzia: "E' emergenza ma adesso rischio di rimanere per strada"

L'associazione Nonna Roma, che segue il caso di Centocelle, si unisce al coro dei sindacati: "Il Governo blocchi gli sfratti"

‘Io resto a casa’, lo slogan con cui il premier Conte ha intitolato il decreto che stabilisce una serie di restrizioni per affrontare l’emergenza sanitaria in corso. Restare a casa è una responsabilità a cui tutti i cittadini che possono farlo sono stati chiamati per arginare il diffondersi del Coronavirus (e rinnoviamo l’appello, restate a casa). Sono tantissime, però, le persone che proprio in questi giorni questa casa rischiano di perderla a causa di uno sfratto. Per capire il fenomeno in corso sono utili i dati del 2018: solo a Roma, sono state emesse 6113 nuove sentenze, 2150 quelle effettuate. Quasi sei famiglie al giorno sono rimaste senza casa.

Nei giorni scorsi a Milano, Mantova e in tutta la Toscana il prefetto nei primi due casi, la Corte d’Appello nell’ultimo, le esecuzioni sono state di fatto bloccate. Ma per il resto del Paese il Governo a guida M5S-Pd non ha messo in campo alcun provvedimento che garantisca queste famiglie. A Roma il presidente della Corte di Appello ha autorizzato temporaneamente gli ufficiali giudiziari a rinviare le esecuzioni ma “il motivo del rinvio deve essere esplicitato nel verbale” e non è quindi automatico per tutti i casi.

È così che Cinzia (nome di fantasia) e suo zio, poco meno di cinquant’anni lei, circa sessanta lui, martedì 17 marzo rischiano di finire in mezzo a una strada. “L’ufficiale giudiziario è al suo settimo accesso e abbiamo paura che questa volta sia quella definitiva”, racconta Cinzia. “Sappiamo che dobbiamo andarcene da questo appartamento ma io ho perso un lavoro stabile, mio zio è disoccupato e nessuno dei due è in età da pensione”. Inoltre, per via dello sfratto, “ho il conto pignorato. In questa situazione di emergenza sanitaria diventa davvero difficile pensare di perdere la casa”.

Cinzia vive a Centocelle dal 2012. Il canone per l’affitto ammonta a 900 euro al mese. “Sono figlia unica. Mi sono trasferita qui con mia madre, pensionata e malata, e con suo fratello, perché era l’unico modo per accudirla”. Nel giugno del 2017 la madre muore. “Così ho cercato di provvedere alla gestione dell’appartamento da sola. Ero impiegata in un Caf ma all’inizio del 2018 ho perso questo lavoro. I primi mesi ho provato a pagare l’affitto lo stesso ma a un certo punto non ci sono più riuscita. Smettere di pagare, inoltre, era l’unico modo per racimolare abbastanza soldi per trovare un altro appartamento”. La prima richiesta di sfratto arriva nel gennaio del 2018. “All’inizio la motivazione era data dal fatto che la proprietaria aveva intenzione di vendere. Essendo rimasta senza stipendio, però, ad aprile del 2018 ho smesso di versare l’affitto così dal mese successivo sono iniziate ad arrivare richieste di sfratto per morosità”. A novembre del 2019 “mi è stato pignorato anche il conto corrente”.

Nel frattempo Cinzia ha cercato costantemente un’altra casa. “In questi due anni ho lavorato in modo discontinuo, con contratti a tempo determinato. Senza una busta paga stabile non hai abbastanza garanzie economiche per rivolgerti a un’agenzia immobiliare. Non puoi fare altro che procedere tramite conoscenze. Eppure anche così, ogni volta che mi sembrava di essere arrivata a una soluzione, tutti mi hanno voltato le spalle”. Cinzia racconta di essersi rivolta anche agli assistenti sociali del Comune di Roma. “Mi è stato detto che potevano darmi un ‘buono casa’ ma che per ottenerlo dovevo fornire un contratto di affitto. Insomma, dovevo trovare da sola una casa ma era impossibile. Mi è stato sconsigliato di avanzare domanda di casa popolare perché i tempi sono troppo lunghi. Sarebbe stato inutile. Mi restano solo appoggi temporanei a casa di amici, ma si tratta di disponibilità per qualche giorno”.

Così oggi, mentre all’Italia viene chiesto di barricarsi in casa, Cinzia e suo zio sentono la strada sempre più vicina. “Con questa emergenza è diventato difficile anche trovare lavori a tempo determinato. Non avrei mai pensato di finire in una situazione del genere. Fino a che non ti ci trovi è impossibile immaginarlo. È come essere in un circolo chiuso, senza possibilità di uscita”. Cinzia fatica a raccontare la sua storia. Ammette di farlo solo perché spera che serva a qualcosa, perché ognuno si sente solo quando è in difficoltà ma in realtà sono in molti a vivere questa situazione. Così l’appello alle istituzioni le esce quasi spontaneo: “Siamo consapevoli che dobbiamo trovare il modo di lasciare questa casa ma almeno in questo momento di emergenza, in cui tutti abbiamo paura per la nostra salute, lo Stato dovrebbe tutelarci e permetterci di rimanere fino a che tutto non sarà tornato alla normalità”.

Ad aiutare Cinzia ci sta pensando l’associazione Nonna Roma, che da qualche anno lavora in sostegno alle persone meno abbienti con progetti di distribuzione di generi alimentari, percorsi per l’inserimento lavorativo e supporto legale. “Gli sfratti sono sempre una questione drammatica ma in questa situazione ci aspettavamo che uno dei primi provvedimenti del Governo fosse il blocco delle esecuzioni”, commenta Alberto Campailla, presidente dell’associazione. “Si tratta della salvaguardia della salute di tutti perché quello di Cinzia non è un caso isolato. Nel 2018 in Italia sono state emesse 56mila nuove sentenze di sfratto. Il questo momento la politica sta discutendo di tanti interventi ma nessuno pensa a chi sta perdendo la casa. Chiediamo al Governo di inserire nel prossimo decreto un blocco degli sfratti e al prefetto di Roma di sospendere l’uso della forza pubblica per le esecuzioni”. In quanto al caso di Cinzia, “il nostro legale sta presentando un’istanza immediata al giudice per ottenere una sospensione”.

Non solo Nonna Roma. Anche i sindacati degli inquilini, vista l’emergenza, stanno spingendo per arrivare al blocco degli sfratti su scala nazionale e per mettere in campo provvedimenti per il futuro. L’Unione Inquilini chiede di “irrobustire il fondo per il contributo all’affitto per evitare che le famiglie siano costrette dagli effetti economici del Covid-19 a cadere nella morosità” e “programmare un piano di case popolari da mettere in atto una volta passata l’emergenza”.

Asia Usb “un provvedimento urgente per sospendere da un lato il pagamento di mutui e affitti, e dall’altro le procedure di sfratto, gli sgomberi e i pignoramenti degli alloggi” in quanto “la riduzione delle attività lavorative, si trasformerà in una perdita di reddito per moltissime famiglie”.

Il Sunia si è appellato ai prefetti di tutte le città per chiedere di seguire l'esempio di Milano. Poi l'appello al Governo: “Non si può dimenticare, in una situazione come quella che sta vivendo il nostro Paese, di adottare un provvedimento importante per migliaia di famiglie per le quali #iorestoacasa rischia di suonare come una tragica beffa”.

Il responsabile Casa del Pd di Roma, Yuri Trombetti, si appella al Prefetto: “E’ necessario in una città come Roma, che ha un numero di esecuzioni di sfratto giornaliere impressionante, sospenda le esecuzioni. Questa decisione è stata adottata già a Mantova e Milano e sarebbe incomprendibile non adottarla a Roma”.

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