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Camion a Rocca Cencia (foto Ansa)

Camion a Rocca Cencia (foto Ansa)

Tmb di Rocca Cencia, il gip estende il sequestro: sigilli all'intero impianto di Ama 

Il nuovo decreto serve a sottrarre la disponibilità della struttura all'azienda municipalizzata. La gestione passa per intero all'amministratore giudiziario

Sigilli all'intero Tmb di Rocca Cencia. Il gip ha accolto le richieste del Pm ed emesso in data 29 luglio un nuovo decreto che estende il sequestro preventivo a tutto l'impianto di trattamento rifiuti, di proprietà di Ama, per scongiurare l'aggravarsi e il protrarsi del reato contestato: una gestione dell'organico non conforme alle autorizzazioni vigenti. Lo scorso 10 luglio, lo ricordiamo, un primo sequestro parziale di due bacini per la stabilizzazione e due vagli per la raffinazione. 

C'è Ama, proprietaria dell'impianto, al centro delle contestazioni per violazione dell'art 256 del Testo unico ambientale. Sei gli indagati tra cui Stefano Bina, ex direttore generale, e Massimo Bagatti, ex amministratore unico, scelti nel 2016 e 2017 dalla sindaca Virginia Raggi. Entrambi accusati di"violazione sistematica e continuativa delle condizioni generali di esercizio stabilite nell'Aia" si legge nel provvedimento, che RomaToday ha potuto visionare.

L'Autorizzazione integrata ambientale concessa all'impianto nel 2011 non sarebbe stata rispettata in molte delle sue prescrizioni. Una su tutte: il processo di biostabilizzazione del rifiuto organico non sarebbe stato effettuato come da normativa, con produzione di scarti classificati con un codice errato, non corrispondente a quello previsto per la Fos (Frazione organica stabilizzata).

Il giudice fa notare che già nel 2018 l'Arpa scriveva in una relazione, presentata in sede di rinnovo dell'Aia, che Rocca Cencia "produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di putrescibilità". In sostanza: entrano putrescibili ed escono tali. Ama poi, si legge ancora nel decreto, "non ha adottato alcuna strategia gestionale per risolvere i problemi e adeguare l'impianto alle prescrizioni", perpetrando un "grave pericolo di compromissione per la salute pubblica". Tra le prescrizioni violate dell'Aia anche quella inerente le condizioni di sicurezza dei lavoratori e la tutela ambientale. Sei in totale quelle infrante per intero, nove quelle rispettate solo in parte. 

Riassumendo, l'impianto non è più nelle disponibilità gestionali di Ama ma passa sotto l'amministrazione controllata di un custode giudiziario, Luigi Palumbo, lo stesso  venne chiamato a gestire gli impianti di Malagrotta. Gestirà il piano di interventi di manutenzione straordinaria necessari all'adeguamento tecnico della struttura. Lui stesso ha evidenziato che "il processo di trattamento dei rifiuti deve intendersi unitario e non può essere ottimizzato mediante la gestione dei soli bacini di stabilizzazione". Detto altrimenti Ama non può continuare a gestire una parte dell'impianto, il decreto serve a sottrarle la disponibilità della struttura, dando pieno mandato a un'amministrazione straordinaria che avvierà il prima possibile gli interventi di manutenzione. L'impianto si fermerà?

L'obiettivo è portare avanti il trattamento dei rifiuti nel Tmb. Altrimenti Roma rischia il collasso. Nel decreto di sequestro il giudice fa riferimento a una determina della Regione Lazio del 2015 in cui si indica la possibilità di effettuare interventi di manutenzione straordinaria del sistema di stabilizzazione della frazione organica con l'attivazione temporanea "di un sistema di by pass della sezione di igienizzazione che permette di inviare il sottovaglio direttamente a impianti di recupero". Fuori dai tecnicismi: si può ripristinare una lavorazione a norma di legge senza stoppare l'impianto. 

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