Giovedì, 18 Luglio 2024
Politica

Rifiuti, il Tar dà ragione al Comune: la Regione non può imporre la discarica con un'ordinanza

Accolto il ricorso di Roma Capitale. Esulta Virginia Raggi: "Si tratta di una vittoria per tutti i cittadini e tutti i territori"

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Roma Capitale in merito all'ordinanza che imponeva al Campidoglio l'indicazione di una discarica. Nella sentenza si sancisce l'impossibilità da parte della Regione di imporre la pianificazione (e quindi la discarica), richiamando "situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente".

Cosa dice la sentenza

Leggendo la sentenza si comprende come se c'è un'emergenza questa non può essere sanata, nell'immediato, dalla pianificazione. In pratica: se è vero che a Roma mancano gli impianti per la gestione dei rifiuti, l'ordinanza è lo strumento sbagliato per imporne al Comune la realizzazione. E per questa incongruenza nei fatti l'atto è sbagliato e quindi il ricorso del Comune va accolto.

Zingaretti con l'ordinanza non poteva imporre la pianificazione

Si legge nella sentenza: "L'ordinanza contingibile è urgente ex art. 191 citato ha un contenuto normativamente prestabilito, potendo solamente 'consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti' e non potendo, invece, essere impiegata per altre finalità- si legge nella sentenza breve- di conseguenza il potere extra ordine ma in esame non può essere utilizzato per disporre un'attività di tipo pianificatorio, consistente nella redazione - pur doverosa e allo stato mancante, anche alla luce del Piano di Gestione dei Rifiuti della Regione Lazio approvato il 5.8.2020 - di un piano impiantistico volto a garantire l'autosufficienza del trattamento, trasferenza e smaltimento del rifiuti del sub-Ato di Roma Capitale, come accaduto nel caso di specie"

Perché l'ordinanza non può imporre la pianificazione

Il Tar spiega il perché Zingaretti con l'ordinanza non poteva imporre la pianificazione: "L’adozione di un provvedimento programmatorio e pianificatorio, volto a definire una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento di rifiuti, non integra, infatti, una speciale e temporanea “forma di gestione dei rifiuti”, necessaria ad affrontare e risolvere una situazione eccezionale e non prevedibile". Parafrasando e con un ragionamento con pianificazione avvenuta: anche indicando la discarica, il Comune non avrebbe sanato l'emergenza che rendeva necessaria l'ordinanza per "situazioni di eccezionale ed urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell'ambiente" e quindi il commissariamento. Quindi, per questo, l'atto della Regione non è corretto. 

Il Tar, spiegando l'erronea scelta del provvedimento da parte della Regione, spiega che "la complessa attività di gestione del corretto ciclo dei rifiuti richiede un’attività sinergica ad opera di tutti gli Enti preposti alla cura degli interessi del settore". 

Esulta Raggi

Immediato il commento della sindaca Raggi: "Il Tar del Lazio ha accolto il nostro ricorso e ha annullato l'ordinanza con cui il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti imponeva a Roma Capitale di indicare una discarica dentro la città. Si tratta di una vittoria per tutti i cittadini e tutti i territori che, da troppi anni, pagano scelte scellerate calate dall'alto. Ora la Regione Lazio non ha più alibi". 

Raggi, che nelle scorse settimane aveva sempre lasciato la scena alla sua assessora Katia Ziantoni, prova a ricostruire: "Dopo la chiusura della discarica di Malagrotta nel 2013 non sono mai state costruite valide alternative, neppure nell'ultimo, insufficiente, piano rifiuti regionale. A questo si aggiunge - prosegue Raggi - le chiusura di diverse discariche e impianti del Lazio, uno dei quali al centro dell'indagine che ha portato agli arresti della responsabile della direzione Rifiuti della Regione Lazio, per ipotesi di corruzione. Questi sono i fatti.Le soluzioni esistono. Alcune di esse sono state individuate nel nuovo piano industriale di Ama, che prevede anche la realizzazione di nuovi centri di trattamento meccanico-biologico: impianti che non sono stati realizzati prima anche per i pesanti ritardi nell'approvazione del Piano Rifiuti della Regione Lazio". 

"I giudici hanno sgomberato il campo da ogni alibi. Non si può fare politica su un tema così delicato, sulle spalle dei cittadini. È arrivato il momento che la Regione collabori per cercare soluzioni fattibili e concrete", conclude Raggi.

Secondo l'assessora ai rifiuti Ziantoni "il piano industriale approvato da AMA S.p.A. è stato regolarmente trasmesso e prevede, da qui al 2024, gli impianti a servizio della città nel rispetto dei territori, soprattutto di coloro che hanno già subito gli effetti di scelte calate dall’alto, senza alcuna programmazione. Non si può fare politica alle spalle dei cittadini, servono soluzioni responsabili e la leale collaborazione tra gli Enti".
 

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