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Un cartello esposto nel corso della protesta di Nonna Roma sul bonus affitto (Immagine di repertorio)

Un cartello esposto nel corso della protesta di Nonna Roma sul bonus affitto (Immagine di repertorio)

Il Tar boccia il Campidoglio: per le Politiche abitative non ha cercato un direttore interno. Intanto il dipartimento è senza vertice da luglio

I giudici amministrativi hanno annullato la procedura selettiva per la ricerca di candidature esterne per due dipartimenti capitolini. A febbraio per Patrimonio e Politiche abitative è scaduto anche l'incarico ad interim

Senza direttore dal luglio scorso, sul dipartimento Patrimonio e Politiche abitative cade ora la tegola di una sentenza del Tar del Lazio. I giudici amministrativi hanno infatti annullato la determinazione dirigenziale e l’avviso pubblico finalizzati a cercare candidature esterne all’amministrazione capitolina per ricoprire l’incarico di direttore del dipartimento Patrimonio e Politiche abitative e di direttore della direzione Rifiuti del dipartimento Tutela ambientale.

Un funzionario di Roma Capitale, sostenuto dall’associazione di categoria Dircom Roma, ha chiesto l’annullamento dei due atti in quanto l’amministrazione, prima di guardare a professionalità esterne, avrebbe dovuto cercare tra i propri dipendenti. Secondo i ricorrenti sarebbero stati violati lo Statuto di Roma Capitale, il decreto legislativo 165 del 2001, in materia di lavoro dipendente presso la pubblica amministrazione, e l'articolo 97 della Costituzione.

Roma Capitale si è difesa sostenendo che la procedura adottata lasciava aperta la possibilità di attingere a professionalità interne anche in un secondo momento, visto che nell’avviso veniva precisato che la partecipazione e l’ottenimento di un punteggio non avrebbe comportato alcun diritto all’assunzione. I giudici amministrativi, però, con sentenza pubblicata il 1 marzo 2021, hanno accolto il ricorso e annullato la determinazione dirigenziale e l’avviso. “La ricerca all'esterno deve seguire l’accertamento del possesso dei requisiti richiesti in capo a soggetti già appartenenti ai ruoli dell'Amministrazione”, si legge nella sentenza. Per i giudici, “un simile modus procedendi appare contraddittorio anche rispetto ai principi di economicità, efficacia ed efficienza a cui deve essere informata l’attività della pubblica amministrazione”.

Intanto il Campidoglio, da luglio 2020, non riesce a nominare un direttore per un dipartimento centrale, in questo momento di crisi economica, come quello di Patrimonio e Politiche abitative. La determinazione dirigenziale e l’avviso annullati dal Tar erano stati pubblicati il 22 e il 24 luglio 2020. Sulle scrivanie degli uffici del dipartimento, un paio di mesi prima, si era riversata una valanga da 50mila domande di bonus affitto in risposta al bando per l’emergenza Coronavirus.

Il 14 luglio, per una serie di divergenze tra le quali anche la carenza di personale messo a disposizione dal Campidoglio e dall’assessora Valentina Vivarelli per affrontare la situazione, l’allora direttrice Valeria Minniti aveva rassegnato le sue dimissioni, con qualche mese in anticipo rispetto alla scadenza prevista. 

Per questo il dipartimento Risorse umane ha predisposto la determinazione e l’avviso oggetto del ricorso al Tar. Solo in seguito, il 3 settembre, è stato pubblicato anche un interpello per sondare le disponibilità interne a funzionari e dirigenti capitolini. Intanto, dal 17 agosto, il dipartimento è rimasto a interim nelle mani del direttore delle Politiche abitative, Stefano Donati, in qualità di dirigente più anziano. In risposta alla procedura selettiva per l'incarico dirigenziale sono arrivate 13 candidature, e l'8 settembre 2020 è stata nominata una commissione tecnica per la valutazione dei curricula. Tra i commissari anche il direttore della direzione Gestione Patrimonio, Gaetano Pepe. Nessuna delle candidature però, fino a oggi, è stata ritenuta idonea dalla commissione. Nemmeno la proposta di un dirigente interno all’amministrazione, arrivata in risposta all’interpello, si è trasformata in una nomina.

Il 9 novembre, con l'esigenza di "garantire con immediatezza la continuità" di una posizione "caratterizzata da elevata complessità gestionale e rilevante impatto nelle funzioni", la sindaca Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza con la quale ha nominato direttore ad interim dell’intero dipartimento Gaetano Pepe, che tra gli incarichi ha anche quello di membro della commissione incaricata di valutare le candidature per la medesima posizione. L’assegnazione temporanea sarebbe dovuta durare tre mesi, fino al 9 febbraio. Eppure, a quasi un mese di distanza, la nomina del nuovo direttore ancora non c’è, con tutti i rischi questa vacanza comporta sulle catene decisionali di un dipartimento così complesso. Pepe, oltre a questo, ricopre anche l'incarico di direttore della Gestione Patrimonio, dell’unità organizzativa Concessioni e, come ‘responsabilità aggiuntiva’, della direzione Acquisizioni.

È in questo quadro che si inserisce la sentenza del Tar che ha annullato la procedura selettiva e anche la notizia della sentenza emessa il 19 gennaio scorso dal Tribunale di Roma che ha stabilito che l’ex direttore del dipartimento Aldo Barletta sarebbe dovuto essere riassegnato a quell’incarico (in scadenza al 16 marzo 2021) in quanto la revoca del luglio 2019 era illegittima.  

Intanto sul tavolo restano una serie di ritardi senza risposta. Non c’è traccia della graduatoria delle domande per il bonus affitto emesso ad aprile dell’anno scorso per l’emergenza Covid, che era stata promessa entro la fine di febbraio. Non è chiaro nemmeno che fine farà il bando per il contributo all’affitto del 2019, lasciato in un cassetto per far fronte a quello 2020. Nel corso di una commissione Trasparenza, alla quale aveva partecipato anche l’assessora Valentina Vivarelli, era emerso che il dipartimento stava procedendo con un affidamento esterno, ma non è chiaro a che punto sia la procedura.

Come emerso nel corso della stessa commissione, per oltre tre mesi il Comune di Roma non è stato in grado di assegnare alcuna casa popolare. Il motivo è da ricercarsi in “difficoltà organizzative” sorte dopo il cambio del vice-dirigente responsabile del servizio, andato in pensione dal primo ottobre. Anche questo incarico, oggi, è retto ad interim da un funzionario del dipartimento. Non si ha notizia nemmeno della nuova graduatoria per l’assegnazione delle case popolari. L’ultima è uscita a novembre, ma sarebbe dovuta essere pronta a giugno 2020, così quella di dicembre 2020 ancora non c’è. Nell’ultima, in attesa di un alloggio, c’erano 13mila 500 famiglie.

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