Sabato, 15 Maggio 2021
Politica Esquilino / Viale Manzoni

Sgombero Selam Palace, dopo il presidio i rifugiati incontrano l'assessora Mammì: "Da dieci giorni siamo per strada"

L'operazione di polizia è avvenuta il 1 aprile senza l'intervento della Sala operativa sociale. Campailla, presidente di Nonna Roma: "Dopo un lungo incontro, ottenuto apertura a trovare soluzioni alternative"

“Selam Palace. La strada non è la soluzione”. Con questo striscione una ventina di rifugiati sgomberati la mattina del 1 aprile dai sotterranei degli ex uffici di via Cavaglieri, alla Romanina, occupati dal 2006 da qualche centinaio di cittadini originari di Somalia, Eritrea, Sudan ed Etiopia, ha manifestato davanti al dipartimento Politiche sociali del Comune di Roma di viale Manzoni per chiedere alternative abitative. Dalla mattina dell’operazione di polizia, infatti, secondo quanto denunciato dai presenti, una quarantina di persone è rimasta a dormire per strada, accampandosi con tende e materassi all’esterno dell’edificio.

Il Campidoglio non è intervenuto in alcun modo a tutela delle persone rimaste senza alloggio in quanto, come dichiarato a Romatoday dall’assessorato alle Politiche sociali il giorno dello sgombero, l’intera operazione è stata gestita dalla Prefettura. Con gli sgomberati si sono riuniti in presidio anche una ventina di rappresentanti di una serie di associazioni impegnate nella difesa dei diritti dei migranti e nel contrasto alla povertà. All’appello lanciato dai rifugiati e da Nonna Roma, che ha organizzato il presidio, hanno risposto diverse realtà, da Arci alla Cgil passando per Pensare Migrante, Associazione 21 Luglio e Giovani Democratici. 

“Siamo qui per incontrare l’assessora Veronica Mammì perché, una decina di giorni fa, 70 persone hanno subito uno sgombero coatto dai sotterranei del Selam Palace”, ha spiegato Alberto Campailla, presidente di Nonna Roma. “Da quel giorno la Sala operativa sociale non solo non ha dato alcuna risposta, ma non si è nemmeno presentata per sapere chi fossero le persone coinvolte. Ancora una volta si sgombera senza pensare alle alternative. Una scena che abbiamo già visto, da quando, al tavolo della Prefettura e del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, è stato elaborato il piano sgomberi”. 

Il palazzo è stato occupato nel 2006 e da allora ci abitano centinaia di richiedenti asilo e rifugiati. “Le persone che abitavano nei sotterranei sono state fatte uscire per un controllo dei documenti e poi gli è stato detto che non sarebbero più potute rientrare”, racconta Issam, residente nel palazzo. “Ci è stato detto che era stata avvertita la Sala operativa sociale ma da quel giorno nessuno si è mai presentato. Così le persone si sono accampate per strada, con tende e materassi, all’esterno del palazzo”. Poi ha aggiunto: “Hanno tutti i documenti in regola e vivono in Italia da tanti anni. Avrebbero diritto anche a una casa popolare”.

Il presidio è stata anche occasione per i presenti di denunciare una situazione più generale di mancanza di risposte per quanti hanno difficoltà abitative nel Comune di Roma, in particolare per i migranti. “Ricordo che l'occupazione del Selam Palace nacque nel 2006, in seguito allo sgombero di un altro immobile occupato da parte dell'amministrazione Veltroni”, ha ricordato Giovanna Cavallo di Pensare Migrante. “Sedici anni dopo, l'unica alternativa all'occupazione è ancora la strada”. 

Con il presidio in corso sul largo marciapiede davanti alle scale del dipartimento Politiche sociali, una delegazione formata da migranti e attivisti di Nonna Roma è stata ricevuta dall’assessora Veronica Mammì. “Al termine di un lungo incontro durato circa due ore, siamo riusciti a ottenere un impegno a trovare delle soluzione in tempi brevi”, ha spiegato Campailla. “Alcuni rifugiati hanno diritto ad accedere al circuito dell’accoglienza per i richiedenti asilo, altri hanno già terminato il proprio percorso nei centri e per loro, quindi, si aprirebbe la stessa strada che si propone ai senza fissa dimora. Il dipartimento ha degli strumenti e gli chiediamo di utilizzarli. Non possiamo non rilevare che se non ci fosse stata la mobilitazione, lo sgombero sarebbe avvenuto senza alcun interesse da parte del dipartimento. Noi continueremo a fare la nostra parte e torneremo a mobilitarci se necessario”.

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