Coronavirus, al Selam Palace è sempre più emergenza: i casi salgono a 18. Gli occupanti: "Non c'è cibo per tutti"

Il Campidoglio: "Consegnati 165 pacchi, bastano per tutti". Gli occupanti: "Ammassati per prendere il cibo"

Un momento durante la distribuzione di cibo. L'immagine è stata scattata da uno dei residenti nella struttura

Al terzo giorno di isolamento al Selam Palace aumentano i casi di contagio. Secondo i dati della Regione, sono 16 le persone che sono risultate positive al tampone. Un numero al quale si aggiungono i primi due di sabato scorso, che lunedì hanno fatto scattare l’allerta sanitaria per l’occupazione di via Arrigo Cavaglieri, alla Romanina, e l’istituzione di una sorta di ‘zona rossa’ sorvegliata dall’esercito. Oltre ai 18 ‘positivi’ anche 14 persone, che nei giorni precedenti erano state a stretto contatto con loro, sono state portate in strutture sanitarie o negli alberghi messi a disposizione per la quarantena. Mentre da domani, fanno sapere dal Campidoglio, inizierà un presidio fisso l’unità di strada della Sala operativa sociale e verrà messo a disposizione anche un mediatore culturale.

Nell’ex sede della facoltà di Filosofia dell’Università di Tor Vergata, trasformata in abitazioni ormai dal 2006, vivono circa 600 migranti titolari di protezione internazionale o richiedenti asilo provenienti soprattutto dal Corno d’Africa (Etiopia, Eritrea, Somalia e Sudan). Tra di loro, secondo dati della Regione, un terzo sono donne e 32 minori.

Oltre all’assistenza sanitaria, l’isolamento di una struttura di otto piani con circa 600 persone, tra cui bambini anche molto piccoli, necessita anche di assistenza per il reperimento dei beni di prima necessità. “Stiamo lavorando per assicurare supporto alle famiglie che potrebbero avere bisogno dei pacchi spesa. Ieri ne abbiamo consegnati circa 150. Ma lì c’è l'esercito per la sicurezza, c’è la Regione e c’è la Asl per le indagini sanitarie. Noi siamo solo di supporto”, ha detto la sindaca Virginia Raggi in diretta a Uno Mattina su Rai 1. Un supporto essenziale dal momento che nessuno degli abitanti del Selam Palace può uscire o entrare dalla struttura.

Oltre al pericolo di un contagio anche la distribuzione del cibo è una fonte di preoccupazione per gli abitanti. “Noi vogliamo fare il nostro dovere e non uscire. Ma se c’è un’emergenza sanitaria e questo palazzo deve restare isolato, tutti devono poter avere il cibo”, racconta Bereket, uno dei residenti.  Lo raggiungiamo al telefono, in sottofondo si sentono molte voci. “Avevamo chiesto di stilare una lista con il numero di abitanti presenti così da stabilire quanto cibo spetta a ognuno e, soprattutto, in modo tale da poterlo distribuire in maniera ordinata evitando assembramenti”, spiega.

“Invece il primo giorno ci hanno portato tra i 15 e i 18 pacchi con dentro pasta, salsa di pomodoro, un litro di latte e dei biscotti. Abbiamo fatto presente che qui ci sono anche dei bambini di pochi mesi che non possono mangiare queste cose. Ma non siamo stati ascoltati. All’inizio, per protesta, ci siamo rifiutati di ritirare il cibo. Noi vogliamo fare il nostro dovere ma se non possiamo andare a lavorare e non possiamo andare a fare la spesa e il cibo che arriva non è abbastanza per tutti come facciamo?”.

Martedì, racconta Bereket, “sono arrivati altri pacchi. Qualcosa ci è stato portato anche dalle organizzazioni umanitarie, forse avremo raggiunto i 150 di cui ha parlato la sindaca. Ma il problema resta: non bastano per tutti”. La preoccupazione riguarda anche la sicurezza sanitaria. “Per evitare di contagiarci dobbiamo vivere il più separati possibile ma sapendo che il cibo non basta per tutti la gente si ammassa per ottenerlo”. In una fotografia scattata da uno dei piani alti della palazzina si vedono una ventina di persone ammassate nell’intento di prendere dei pacchi azzurri, forse colombe, passati da persone con una pettorina gialla attraverso il cancello. “Lo vedi come fanno?”, il commento.

Interpellato da Romatoday il Campidoglio fa sapere che ieri la Protezione civile di Roma Capitale ha consegnato 165 pacchi con olio, pasta, riso, pomodori, legumi, fette biscottate e che all’interno di ogni pacco c’è cibo per più persone. Oggi invece, in accordo con la direzione generale della Protezione civile, l’elemosiniere del Papa, Konrad Krajewski, ha consegnato altri pacchi anche se non è stato fatto entrare nella struttura. Per quanto riguarda il latte per bambini e gli omogenizzati è stata invece la Parmalat a effettuare una donazione. Il Campidoglio conferma che non è stata stilata alcuna lista per la distribuzione dei pasti in quanto non tutti i residenti hanno accettato di essere ‘censiti’ nell’elenco. La ripartizione avviene quindi al momento dell’apertura dei pacchi.

Critica la posizione di Donatella D’Angelo, medico e presidente dell’associazione Cittadini del Mondo, che dal 2006 fornisce assistenza sanitaria all’interno del palazzo. “Insieme all’esercito avrebbero dovuto mandare qualcuno a informare le persone su quanto stava succedendo. Non è un comportamento molto saggio perché in questi casi servirebbe una pianificazione che invece non c’è. C’è tanta gente confusa che ha iniziato anche a restare senza farmaci. Qualcuno ci ha dato i soldi per fargli la spesa. Non vogliono l’elemosina sono solo stati chiusi dentro senza spiegazioni e pianificazione”. Anche sulle informazioni sanitarie per D’Angelo “non c’è trasparenza. Non abbiamo informazioni trasparenti. Eppure io sono un medico che lavora qui dentro da tanti anni, conosco molto bene i pazienti. La maggior parte di queste persone, invece, non conosce nemmeno il proprio medico di base e alcuni non ce l’hanno nemmeno”. 

In merito a quanto sta accadendo si sono espressi anche i Movimenti per il diritto all’abitare e il sindacato Si Cobas – Coordinamento Roma: “Non è la collaborazione ma il semplice buon senso che ha spinto in questi giorni gli abitanti di Selam Palace ad attendere i controlli sanitari”, scrivono in una nota. “Con molto buon senso l’offerta inadeguata è stata rifiutata in segno di protesta per riaffermare che non si può offendere la dignità di nessuno in nome dell’emergenza. Chiediamo subito che i soggetti preposti, primo tra tutti il Comune di Roma, diano degna assistenza alle persone in isolamento sanitario”. E ancora: “Chi si preoccupa del distanziamento sociale dovrebbe riflettere sul fatto che senza quel palazzo ben altra emergenza vivrebbero quelle comunità, che un luogo dove “stare a casa” neanche ce l’avrebbero”. 

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