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Scuole d'Arti e Mestieri, dalla piazza al Campidoglio: chiesta l'assunzione dei docenti precari

Ecco le testimonianze di allievi ed insegnanti

L'interno di una scuola D'Arte e Mestieri. Foto di Paola Rosati

Garantire il regolare proseguimento della didattica. Nelle quattro scuole d'Arti e Mestieri di Roma Capitale, l'obiettivo appare condiviso. Lo chiedono decine di insegnanti precari e centinaia di  allievi. Si tratta di vedere fin dove è disposta a spingersi il Campidoglio. L'obiettivo è quello di stabilizzare i docenti precari. Secondo quanto ricordato dalla CGIL Funzione Pubblica di Roma, "su 92 insegnanti solo una dozzina sono dipendenti di ruolo".

La testimonianza degli insegnanti

"Fino allo scorso anno eravamo tutti contrattualizzati con dei co.co.co. La legge Madia non consente di ricorrere a questa tipologia di contratto. Di conseguenza – racconta Emiliano Coletta, insegnante nella scuola d'Arte e Mestieri San Giacomo – occorre trovare un'alternativa". Si parla di contratti interinali. Ma non c'è dubbio che "per far sopravvivere queste scuole, occorre lavorare in prospettiva, puntando sulla stabilizzazione del corpo docente". Nella sua scuola, gli insegnanti assunti sono solo "quatto o cinque". Meno del 20 per cento.

Dalla piazza all'Aula Giulio Cesare

La protesta dei docenti e degli studenti delle antiche scuole artigiane della Capitale, è stata portata in Aula Giulio Cesare da Fratelli d'Italia. Per il partito di Meloni, si tratta infatti di "salvaguardare un vero e proprio patrimonio culturale". Farlo, assumendo gli insegnanti precari, significherebbe "consentire di dar seguito a tutti i corsi di formazione previsti nel calendario didattico".  A distanza di due settimane dal presidio organizzato dalla CGIL FP, la situazione non si è ancora sbloccata. E questo significa che "a rimetterci, oltre ai docenti che restano senza un posto di lavoro – ricordava il sindacato – ci sono anche tra gli 800 ed i 1000 allievi che ogni anno frequentano i corsi". Lo fanno a tariffe agevolate, vale a dire stabilite a partire dal modello ISEE che viene presentato.

Le lezioni

I corsi, la cui durata varia dalle 40 alle 250 ore annuali, spaziano in moltissimi campi. Nel 1871, quando queste scuole vennero istitutuite, prevalevano "gli antichi mestieri". La scultura, la pittura, il mosaico, l'arazzo, il restauro. Oggi, accanto a questi insegnamenti tradizionali, si affiancano corsi di fotografia, grafica, informatica. "Funziona proprio come una scuola – racconta Paola Rosati, allieva della Ettore Rolli – quando si entra o si esce si firma un registro, sul quale vengono annotati anche i contenuti delle lezioni. E poi alla fine dell'anno ci sono gli scrutini". 

Il caso della Ettore Rolli

Sulla scuola d'Arte e Mestieri Ettore Rolli, pende una spada di Damocle. La presidente del Municipio VII ha annunciato una battaglia contro l'eventualità di una sua chiusura. Sulla questione è stata fissata anche una commissione, prevista per mercoledì 10 gennaio. Nel frattempo però la scuola continua a funzionare. Con qualche disagio. "Seguo i corsi di fotografia digitale e grafica pubblicitaria. In tutto 150 ore di cui 30 dedicate alle lezioni di storia dell'arte. Purtroppo – spiega la signora Rosati – queste ultime 30 ore le perderemo perchè l'insegnante non è stata stabilizzata". Un disagio che si ripercuote sulla didattica. 

Il tempo perso

Il 25 ottobre l'assessore allo sviluppo economico di Roma Capitale Adiarno Meloni aveva  rassicurato i docenti delle Scuole d’arti e mestieri e delle Scuole di formazione professionale sulla continuità delle attività programmate. "Non sussiste alcun rischio di chiusura, né questa è la volontà dell’Amministrazione, che dichiara la sua piena disponibilità a un confronto con le organizzazioni sindacali". Nel frattempo i corsi sono iniziati, con le defezioni dei docenti senza contratto. "Nel giro di pochi giorni entreranno pienamente a regime con l’arrivo degli insegnanti mancanti” dichiarava l'assessore Meloni un mese e mezzo fa. I giorni sono diventate settimane. Nel frattempo i docenti hanno perso i loro stipendi. E gli allievi le lezioni che avevano già pagato.
 

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