Scuola, dopo i sindacati il muro dei presidi: "Di difficile attuazione i doppi turni di ingresso da gennaio"

Giornate scolastiche troppo lunghe per gli studenti, difficoltà organizzativa per i docenti che lavorano su più istituti. Ecco le critiche mosse all'organizzazione voluta dal Prefetto

Studenti prendono l'autobus (foto Ansa)

Non solo i sindacati. Anche i dirigenti scolastici di Roma e Lazio non hanno apprezzato le linee guida della Prefettura per la ripartenza della scuola dal 7 gennaio. Doppi turni di ingresso e di uscita e sabati in classe le due misure chiave che stanno alimentando polemiche e contrasti. "Le vedo di difficile attuazione" ha commentato il presidente dell'Anp, Associazione nazionale presidi del Lazio Mario Rusconi. 

Aperta e chiusa parentesi: sul riavvio delle scuole secondarie non vi è ancora certezza. Nel Dpcm del 3 dicembre si è fissato il rientro al 7 gennaio con presenza per il 75% delle classi. Percentuale scesa già al 50 in una successiva Conferenza unificata Stato-Regioni. Ora sul suono della campanella pende l'andamento dei contagi che ancora preoccupa non poco. "L'avvio dell'anno scolastico rappresentava e rappresenta un momento di elevata criticità" ha confermato la ministra dei trasporti Paola De Micheli ieri durante un'audizione alla Camera. In attesa che il nodo venga sciolto, l'organizzazione di orari d'ingresso e uscita, oltre che del trasporto pubblico, per garantire il rientro in classe in sicurezza, è stato messa in mano a prefetture e amministrazioni locali. E quel che è emerso dai numerosi tavoli di confronto avviati nel mese di dicembre, già si scontra con l'organizzazione degli istituti. 

"L'adozione delle fasce orarie 8-10 implica una rimodulazione dell'organizzazione delle lezioni e conseguentemente quella dei docenti comportando particolari difficoltà, a volte anche irrisolvibili poiché numerosi docenti lavorano su 2 o 3 scuole diverse" spiega Rusconi, commentando la scelta di riaprire con doppi turni di ingresso. Non solo, "per gli studenti degli istituti tecnici e professionali che hanno diverse ore di laboratori l'entrata delle 10 prevederà un'uscita tra le 16 e le 17 per cui i ragazzi non arriveranno, nel caso di Roma, al proprio domicilio prima delle 18. Ci chiediamo - evidenzia Rusconi - quale sarà per loro il tempo per lo studio e quello per la vita personale. Tutti gli studenti poi, a prescindere dalla tipologia di scuola, dovranno consumare un panino in classe ma non si conoscono ancora quali norme di sicurezza sanitaria dovranno rispettare". 

Inoltre aggiunge Rusconi: "Anche per il personale della scuola bisognerà rimodulare completamente l'orario comportando una distribuzione dalle 7:30 alle 19:00, considerando che i collaboratori scolastici dovranno avere il tempo necessario per l'igienizzazione profonda dei locali. Anche la disposizione di utilizzare il sabato come giorno per le attività didattiche, per quelle scuole in cui non è prevista, crea notevoli problemi riorganizzativi visto i tempi ristretti in cui intervenire. Per le scuole in cui è poi prevista attività per sei giorni costringerle a ridimensionarle su cinque non è assolutamente facile".

Rusconi evidenzia poi che "l'entrata degli studenti nelle due fasce imposte genererà certamente assembramenti in tutte quelle situazioni in cui i mezzi di trasporto, specialmente extraurbani, effettuano soltanto una corsa mattutina. Sono numerosi gli studenti che giornalmente raggiungono Roma dai paesi limitrofi e ancora le aziende di trasporto pubblico locale non hanno dato notizia alle scuole circa la nuova pianificazione dei servizi". 

Infine, conclude Rusconi: "Al tavolo di coordinamento che ha portato alla nota del Prefetto i presidi non sono stati invitati ad intervenire ed oggi ci troviamo da soli a dover risolvere tutti questi problemi. Ci sembra che il diritto all'istruzione in salute e sicurezza degli studenti venga posto a livello secondario rispetto alle diverse esigenze lavorative, il cui piano dettagliato ancora non risulta alle scuole". 

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