Scuola: "Nel Lazio 148mila minori in povertà relativa. L'11% abbandona gli studi"

I dati di Save the Children contenuti nel nuovo rapporto "Futuro in partenza? L'impatto delle povertà educative sull'infanzia in Italia". Dal 3 al 9 aprile una settimana di mobilitazione

Meno di 2 bambini su 10 possono andare al nido, quasi la metà degli alunni è senza mensa a scuola, il tempo pieno non esiste per metà degli alunni della primaria, più di 1 ragazzo su 10 abbandona gli studi prima del tempo, e più della metà non partecipa ad attività culturali e ricreative. Sono i dati di Save The Children che in occasione del rilancio della campagna Illuminiamo il futuro per il contrasto alla povertà educativa, presenta il nuovo rapporto "Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia". Vediamoli nel dettaglio. 

Quasi 2 minori su 10 nel Lazio, per un totale di 148.000 bambini e adolescenti, vivono in condizioni di povertà relativa, una percentuale di poco inferiore alla media nazionale che si attesta al 20,2%, mentre la povertà assoluta nel Paese riguarda oltre 1,1 milioni di minori ed è quasi triplicata negli ultimi 10 anni (passando dal 3,9% della popolazione di riferimento nel 2005 al 10,9% nel 2015). 

Il numero di ragazzi che abbandonano precocemente gli studi a livello nazionale si è più che dimezzato negli ultimi 23 anni (passando dal 38% del 1992 al 15% del 2015): tra le regioni italiane, il Lazio eguaglia in positivo la media dei paesi dell’Unione Europea (11%), mentre l’Italia, nel suo insieme, si posiziona al quartultimo posto nella classifica dei paesi per early school leavers, seguito soltanto da Romania (19%), Spagna e Malta (a pari merito con il 20%).

Nonostante in Italia la percentuale di ragazzi che non raggiungono le competenze minime in matematica sia scesa di ben 10 punti percentuali, passando dal 33% del 2006 al 23% del 2015, il trend positivo si è arrestato negli ultimi 6 anni (paesi come Cina, Russia e Vietnam presentano percentuali molto più basse dell’Italia, comprese tra il 16% e il 19%). Il numero dei ragazzi che nel Lazio non partecipano ad attività culturali e ricreative è pari al 55%, con un vantaggio rispetto alla media nazionale, attestata al 60% (migliorata di 5 punti rispetto al 2013 quando era il 65%).

Bambini e ragazzi privati spesso, anche nel Lazio, della possibilità di apprendere e sviluppare i propri talenti, capacità e aspirazioni, cui vengono negate opportunità fondamentali per la loro crescita: quasi più la metà degli alunni abruzzesi (45%) non usufruisce della mensa scolastica (48% in Italia), solo il 16% dei bambini può ad andare al nido (13% la media nazionale), il 52% non trova il tempo pieno quando entra nella scuola primaria (65% in Italia) e va molto peggio in quella secondaria di primo grado dov’è praticamente assente (93%, 7 punti in più della media nazionale che si ferma all’85%). 

Dal rapporto emerge un quadro dell’Italia, compreso il Lazio, che dopo anni stenta a far decollare il futuro dei propri ragazzi e che, nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, risulta ancora lontana dal resto dell’Europa e in cui le maggiori privazioni educative per i minori si registrano soprattutto al Sud, con ritardi importanti che non risparmiano tuttavia le regioni del Centro e del Nord. Sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa e si tratta di un fenomeno in forte crescita, in considerazione che anche la percentuale di minori che vivono in povertà relativa in Italia - più di 2 milioni di bambini e adolescenti - è quasi raddoppiata dal 2005, passando dal 12,6% della popolazione di riferimento al 20,2% nel 2015 e in particolare ha subito un’impennata di quasi 8 punti percentuali dal 2011 al 2015 2 . Nel Lazio questa percentuale supera il 17% e riguarda 148.000 bambini.

"A PONTE DI NONA TRA I PIU' ALTI TASSI DI ABBANDONO SCOLASTICO"

"Il nostro è un Paese in cui non sono le pari opportunità a determinare i percorsi educativi e di vita dei ragazzi, ma lo svantaggio ereditato dalle famiglie. La povertà economica ed educativa dei genitori viene trasmessa ai figli, che a loro volta, da adulti, potrebbero essere a rischio povertà ed esclusione sociale. È un circolo vizioso che coinvolge e compromette il futuro di oltre un milione di bambini e che va immediatamente spezzato" afferma Valerio Neri, Direttore generale di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti. "Serve un impegno urgente e concreto da parte delle istituzioni a livello nazionale e in ogni regione, come nel Lazio: non è accettabile che vi siano bambini costretti a vivere gravi deprivazioni materiali ed educative, che non solo non hanno la possibilità di costruirsi un domani, ma che non possono neanche sognarlo. Dobbiamo dare ad ogni bambino la possibilità di far decollare le proprie aspirazioni e i propri sogni".

Dal 3 al 9 aprile Save the Children rilancia anche la campagna "Illuminiamo il futuro" per il contrasto alla povertà educativa, ormai giunta al suo quarto anno. Una settimana di mobilitazione, con quasi 100 eventi e iniziative solo nel Lazio (oltre 650 in tutta Italia), in cui saranno coinvolte associazioni, enti, scuole, realtà locali e istituzioni culturali che hanno scelto di essere al fianco dell’Organizzazione per sensibilizzare e informare sull’importanza delle opportunità educative per la crescita dei più piccoli.

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