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La "marcia su Roma" dei terremotati dell'Aquila: scontri e feriti a Piazza Venezia

Tensione altissima in pieno centro a Roma. Bloccata in un primo tempo via del Corso, dove poi i manifestanti sono riusciti ad entrare. Prima però due giovani sono rimasti feriti a seguito di una carica della polizia

La manifestazione dei terremotati aquilani a Piazza Venezia, iniziata stamattina, ha avuto un risvolto diverso da quello che si poteva sperare. Dopo meno di un'ora dall'inizio del corteo, si sono registrati i primi scontri con la polizia.

L'INIZIO - Verso le 10.30 di stamattina, cinquanta pulman provenienti dall'Aquila, sono arrivati a Roma, a piazza Venezia, rallentati a causa del traffico della capitale. Già all'inizio si sentiva nell'aria un barlume di tensione, tanto che numerose camionette sono state poste in via del Plebiscito, dove si trova la residenza privata di Silvio Berlusconi, temendo che i manifestanti potevano attaccarla.

I RISVOLTI - Poco dopo l'inizio del corteo, i manifestanti si sono rivolti verso via del Corso, dove hanno trovato il primo blocco delle forze dell'ordine. "In Parlamento e in parlamento", queste sono le richieste di tutti quelli che in piazza stanno manifestando affinchè la situazione aquilana migliori. I manifestanti tentano di forzare il blocco effettuato da carabineri e guardia di finanza. Interviene perfino il deputato pd Lolli, con un tentativo di mediazione, che però risulta inutile. Ma la presenza dei politici sicuramente non è delle più indicate, soprattutto tra una folla che inneggia: "Berlusconi: il Parlamento è nostro non è vostro".

Verso le 11.30 i manifestanti riescono a superare il blocco di Via del Corso, e immediatamente sono partite le cariche.Tre minuti e un giovane viene ferito, ma non si trova in gravi condizioni. A seguire, ci sono altri due feriti.
Intanto il corteo continua, su via Del Corso.

Un altro politico si fa spazio tra i manifestanti. E' Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, il quale, dopo un incontro col questore sul tragitto del corteo, ha raggiunto un accordo che consente ai manifestanti di arrivare a Montecitorio. Di Pietro cerca di tranquillizzare i manifestanti, spiegando che in Piazza del Parlamento c'è già una manifestazione di disabili. "Questa è una battaglia della disperazione. Una battaglia tra poveri che porta solo dolore. L'errore è aver bloccato i manifestanti e alzato il livello dello tensione. Anche i terremotati hanno il diritto di manifestare", queste le parole del leader dell'Idv sugli scontri che si sono avuti poco prima.

Verso le 12.30, il corteo degli aquilani si è diviso in tre tronconi. Un primo gruppo è fermo in vai del Corso, un secondo ha già raggiunto piazza Montecitorio dalle vie laterali, mentre un terzo è tornato a piazza Venezia.

Man mano che la manifestazione procede, la sfilata dei politici è diventata sempre più partecipata. Un Bersani molto contestato ha affermato che "E' comprensibile che ci possa essere esasperazione si trova di fronte al muro di silenzio di quanti hanno responsabilità di dare risposte".

Il sindaco dell'Aquila Cialente e l'ex presidente della Provincia, Pezzopane, sotto palazzo Grazioli cercano una mediazione tra manifestanti e polizia, mentre Paola Concia, deputata del Pd, difende le ragioni dei manifestanti aquilani che hanno forzato il blocco di polizia per arrivare proprio sotto alla residenza romana di Silvio Berlusconi. "Evitiamo tragedie", dice, "i terremotati hanno tutto il diritto di raggiungere Palazzo Madama".

La manifestazione alla fine si è degenerata. Manganellate da parte delle forze dell'ordine e scontri con i manifestanti. Un giovane ferito afferma: "L'unica mia colpa è quella di essere un terremotato. Per questo mi hanno picchiato".

Il corteo alle 15.30, però, sembra non trovare una traiettoria giusta: è stato deviato nuovamente: ritorna verso la davanti alla residenza del Senato. Anche qui a marchiare il terreno sono stati i nuovi scontri verificati. Un gruppo di manifestanti, nel frattempo, ha incontrato Schifani, per parlare di quella che è stata la goccia che ha fatto cadere il vaso: le decisioni prese all'interno della manovra finanziaria e riguardanti i debiti degli aquilani. Si cerca di raggiugnere un punto in comune, e la proposta fatta sarebbe quella di far pagare in 10 anni il 40 % del totale dei debiti dei terremotati.

LE MOTIVAZIONI - La tensione che si è verificata stamattina, protrebbe essere indicativa di un malcontento generale che sta dilagando tra i cittadini dell'Aquila. Non è la prima volta che gli abitanti di questa città scendono in piazza. Il territorio aquilano è stato abbandonato. Le case non ci sono, il centro storico ancora non è stato ricostruito e in più le speculazioni edilizie, gli appalti e chi ne ha più ne metta.

A dare il colpo di grazie, forse è stato l'articolo 39 inserito nella manovra finanziaria che il governo si appresta a votare. Qui si chiede ai cittadini terremotati di tornare a pagare le tasse, i mutui, le imposte dal 1° luglio 2010 e a restituire tutti i contributi che sono stati ad oggi sospesi in tempi brevissimi ed in modalità non chiare. E i cittadini la possibilità di estinguere i propri debiti probabilmente ora non ce l'hanno.

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