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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Politica

Caos sciopero, Atac ammette: 8 dirigenti e un macchinista tra i responsabili

I risultati della Commissione interna all'azienda illustrati in Campidoglio dall'assessore Improta e dall'ad Broggi. Atac sta valutando azioni risarcitorie nei loro confronti: "Fino al licenziamento"

È da ricercarsi anche dentro Atac la responsabilità per il caos che si è registrato sulla metro A durante lo sciopero di venerdì scorso. La Commissione di accertamento istituita dall'azienda capitolina ha individuato infatti nove persone, a diversi livelli organizzativi tra cui anche alcune figure apicali, che sono state chiamate a rendere conto del proprio comportamento. Carenze gestionali, dalla mancata pianificazione delle attività e dei turni da parte dei responsabili fino ad una inadeguata comunicazione resa alla clientela da parte degli addetti agli annunci e all'abbandono del treno da parte di un macchinista. I risultati dell'indagine interna all'azienda capitolina sono stati comunicati questo pomeriggio dall'assessore alla Mobilità Guido Improta e dall'amministratore delegato Danilo Broggi. Fatti sui quali sta indagando anche la Procura.

“Sotto la lente di ingrandimento ci sono due piani” ha spiegato l'assessore. “Il primo riguarda l'esercizio del diritto di sciopero e se ne sta occupando l'Autorità di garanzia. Il secondo, ed è quello di nostra competenza, è volto ad accertare eventuali carenze gestionali che hanno potuto determinare o ampliare le conseguenze dello sciopero”. Si perché “nei numeri di adesione alla protesta sindacale (12% a fronte di un 22% medio di scioperi indetti da sigle sindacali con più iscritti, ndr) non c'è nessun elemento che giustifica quanto accaduto”.

Un “agguato”, la definizione utilizzata da Improta. E non è un caso si sia verificato proprio sulla linea A. “Qui infatti erano già state attivate alcune misure che non avevano riscontrato il favore dei macchinisti. Per esempio la soppressione della cosiddetta 'riservata', il treno che porta il macchinista al lavoro che è stato sostituito con un servizio su gomma per un risparmio di un milione di euro all'anno”. Dall'azienda sono già partiti i provvedimenti di contestazione. Entro una quindicina di giorni si attendono le controdeduzioni dei diretti interessati. E non è detto che numero non possa crescere nei prossimi giorni.

GUARDA ANCHE - Il video: proteste contro il macchinista

I FATTI – Tutta la verità, ricostruita fin'ora dall'azienda, è contenuta in 8 pagine e 31 allegati di relazione. Un documento che “ha rilevato e accertato una catena di eventi che, per comportamenti e attività gestionali, richiamano differenti responsabilità ai diversi livelli organizzativi” si legge nella relazione. In particolare un responsabile della metro A che “non ha ottemperato in modo completo” alla disposizione operativa risalente al 14 aprile; un coordinatore dei dirigenti della Centrale traffico che “ha agito in modo inadeguato per quanto attiene alla pianificazione del servizio e alla rideterminazione dei turni”; un assistente coordinatore che “non ha gestito correttamente e proattivamente le risorse disponibili”.

E ancora. Quattro Dirigenti della Centrale Traffico (Dct) che “hanno tenuto un comportamento in termini gestionali non adeguato e non tempestivo rispetto alla evoluzione delle condizioni operative nella fascia di garanzia del mattino”. Per tre dirigenti della Centrale del traffico ha inoltre rilevato “una modalità di timbratura coincidente alle ore 3.57 del mattino” si legge nel documento. Inoltre “la commissione ha rilevato una presenza in turno, anche straordinario, in assenza del servizio, causa sciopero”. Tra i nove 'responsabili' anche il Capo dell'Unità organizzativa che “ha assunto un comportamento inadeguato anche e soprattutto nel momento di massima criticità”. Infine un macchinista che “ha lasciato il treno incustodito sulla banchina della stazione di Cinecittà”.

Una miscela esplosiva che unita a “un'inadeguata” comunicazione alla clientela ha alimentato la rabbia e il disagio degli utenti. Le conseguenze per questi 9 dipendenti Atac potrebbero arrivare fino al licenziamento. Ad rendere più difficile la programmazione del servizio, secondo quanto si legge nella relazione, la decisione di quattro macchinisti di dichiarare la loro adesione allo sciopero poco prima della scadenza della fascia di garanzia. “Vanificando in questo modo qualunque possibilità di programmazione del servizio tale da scongiurare la sua interruzione”.

MALATTIA – Sotto la lente d'ingrandimento anche la richiesta di 'malattia' presentate quella mattina. Un numero “anomalo” rispetto alla media abituale e “in correlazione alla giornata di sciopero”. In particolare si tratta di 10 lavoratori su 16. Dipendenti che per Improta “potrebbero aver aderito in un primo momento aderito allo sciopero e in un secondo momento, vedendo la piega che hanno preso i fatti, hanno deciso di farsi refertare per trasformare la protesta in un'assenza per malattia”. A riguardo faremo degli accertamenti con l'associazione dei Medici di Base “per evitare che uno strumento importante come quello possa essere inquinato da tali comportamenti”.

IL GIALLO DELLE REGISTRAZIONIE' quasi un giallo invece la questione di una delle 'prove' che potrebbero aiutare a fare luce in merito a quanto accaduto venerdì mattina nelle stazioni della metro A: il malfunzionamento dei sistemi di registrazione. E qui l'indagine si intreccia a quanto accaduto nelle ore immediatamente successive allo sciopero: la diffusione via web di una registrazione che proverebbe che l'ordine ai macchinisti di interrompere la corsa sarebbe venuta 'dall'alto'.  Della registrazione tra macchinista e dirigente della centrale del traffico, però, si legge nella relazione, “non si è trovata traccia”. Il sospetto per Broggi “è che qualcuno, temendo che potesse essere oggetto di prova, abbia intenzionalmente danneggiato gli impianti”. A riguardo è stata individuata una commissione ad hoc che comunicherà gli esiti dell'indagine entro il 3 maggio.

IL CONTESTO - Per l'azienda, che comunque ha messo nero su bianco nella relazione le responsabilità dei suoi dipendenti, ha influito anche il contesto di “cultura del cambiamento” in atto, contenuto anche nel nuovo Piano Industriale. In particolare, il tentativo di aumentare l'efficienza economico-finanziaria dell'azienda e la produttività dei suoi dipendenti, rappresentata soprattutto dall'aumento del monte ore annuale, dalle 736 attuali alle 950, oggetto anche di un accordo tra l'azienda e le maggiori sigle sindacali che non erano tra gli animatori della protesta di venerdì. “Dal momento che anche alcuni lavoratori aderenti a queste sigle sindacali hanno protestato” ha commentato Improta. “Immaginiamo ci sia stata una scarsa comunicazione. Nelle prossime settimane faremo in modo di supportare questo processo”.

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