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Meno di otto euro l’ora per pulire scuole e ospedali, lavoratori in sciopero: “Pretendiamo dignità”

I presidi degli addetti delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi senza contratto da oltre sette anni: "Oggi più che mai noi in prima linea"

Davanti al cancello dello Spallanzani, appena fuori il cortile delle elementari Giuseppe Mazzini e la sede dell’Inps di via dell’Amba Aradan: dagli ospedali alle scuole, passando per gli uffici, protestano i lavoratori delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi. Oggi lo sciopero per l’intera giornata. 

Lavoratori delle pulizie in sciopero: “Pretendiamo dignità”

Chiedono il rinnovo del contratto, il loro è scaduto da quasi otto anni. “Siamo lavoratori invisibili: spesso lavoriamo quando nessuno ci guarda, ma ci siamo e rendiamo puliti tutti quei luoghi che necessitano sicurezza. Oggi più che mai” - dicono dai presidi sparsi in città. 

Scioperano gli addetti alle pulizie: “Noi in prima linea nell’emergenza ma restiamo invisibili”

Si perchè, per meno di 8 euro lordi l’ora, sono loro, 600mila in tutta Italia, che tengono linde scuole, ospedali, uffici, supermercati, aeroporti e stazioni. “Il nostro lavoro è indispensabile, siamo in prima linea a lavorare sempre con grandissima dignità: siamo stanchi delle briciole. Non chiediamo elemosine, pretendiamo dignità: un contratto e una paga che ci permettano di vivere una vita onesta e dignitosa”.

Adetti alle pulizie in attesa del contratto da quasi otto anni

“In prevalenza sono donne, che guadagnano in media 300, 400 euro al mese, con in media 15 ore settimanali. Molte le famiglie monoreddito. Senza la loro attività, non si potrebbe andare avanti, eppure queste figure professionali continuano ad essere sottovalutate. Il problema non è l’invisibilità dei lavoratori, che, con grande resilienza e responsabilità, svolgono un lavoro importante e lo fanno benissimo, il problema - ha scritto su Facebook il segretario generale della Fisascat-CISL di Roma Capitale e Rieti, Stefano Diociaiuti - è nella cecità di aziende e istituzioni. Non rinnovare il contratto per sette anni significa dare un calcio alla dignità delle persone: persone la cui tensione, ad ogni cambio appalto che mette in discussione i diritti acquisiti, è palpabile. Non ci fermeremo, questa pandemia può e deve farci riflettere: i lavoratori Multiservizi sono ovunque, puliscono ovunque, non possono continuare ad essere ‘snobbati’ e trattati ingiustamente”.

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