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060606, in Campidoglio contro i licenziamenti: "No al risparmio sul costo del lavoro"

Con il nuovo bando per l'aggiudicazione del centralino di Roma Capitale prevarrebbe il criterio del massimo ribasso. Protesta la società Almaviva: "In 300, quasi tutte donne, rischiano il posto"

E' arrivata in piazza del Campidoglio la rabbia dei lavoratori di Almaviva Contact, società che dal 2008 gestisce il centralino di Roma Capitale 060606, in sciopero per protestare contro il cambio di appalto che aprirebbe le porte del licenziamento per circa 300 dipendenti. Spiega in una nota Almaviva: “In vista della scadenza del contratto, avvalendosi di un Accordo Quadro Consip, l'Amministrazione comunale ha indetto una gara pubblica per l'affidamento del servizio nei prossimi ventiquattro mesi. Il criterio di aggiudicazione scelto è stato quello dell'offerta economicamente più vantaggiosa”.

A RISCHIO IN 300 - Un criterio che, secondo quanto denuncia l'azienda, potrebbe essere disastroso per i dipendenti che si occupano del call center 060606 “tutti assunti con contratti a tempo indeterminato di cui circa l'80% donne, di età media 44 anni con oltre 100 i familiari risultanti a carico” spiega Almaviva. In base al criterio economico infatti “nonostante il riconoscimento della migliore offerta dal punto di vista tecnico/qualitativo, Almaviva Contact si collocherebbe seconda in graduatoria con un prezzo offerto in linea con gli altri partecipanti, ma non confrontabile con quello del potenziale aggiudicatario, al ribasso del 30.55%”.

MASSIMO RIBASSO - Secondo quanto denuncia Almaviva il risparmio va a pesare sui lavoratori: “Il prezzo presentato dal possibile vincitore della gara non raggiunge neanche l'80% del solo costo del lavoro delle nostre persone in servizio, fondato sulla pura applicazione dei minimi previsti dal CCNL di riferimento e sull'opportuno riconoscimento dell'anzianità e dell'esperienza (senza considerare spese logistiche, utenze, investimenti in tecnologia)”. Non solo: “Il bando non ha previsto vincolo territoriale, dunque non è dato sapere se il servizio 060606 continuerà ad essere svolto sul territorio capitolino o in altre regioni”. Denuncia Almaviva: “Se persino l'Amministrazione della Capitale d'Italia, infatti, non è disposta a riconoscere il corretto costo del lavoro di persone con le caratteristiche dei nostri operatori perché dovrebbero farlo i clienti privati? Se dovessero essere le istituzioni pubbliche a certificare la sostanziale irrilevanza della qualità del servizio offerto, della competenza e della professionalità, stabilendo che sia il solo prezzo a contare, come potremmo continuare a sperare in una evoluzione virtuosa del mercato, orientato a criteri di merito e responsabilità?”.

APPELLO A MARINO - Dopo le domande Almaviva pretende dal sindaco Marino una risposta: “Attendiamo, dunque, che Roma Capitale ci faccia sapere se, nella città che nel 1983 ci ha visto nascere, vi sia ancora spazio per le nostre attività di customer care. I lavoratori di Roma, oggi scesi in sciopero per protestare contro questa situazione, devono comunque sapere che non abbiamo nessuna intenzione di lasciarli soli".

MIRKO CORATTI - Ad attivarsi per chiedere maggiore salvaguardia del posto di lavoro il presidente dell'Assemblea capitolina Mirko Coratti: “Condivido con i lavoratori la preoccupazione per l’ipotesi di licenziamento dei 700 dipendenti del call center 060606. Auspico che l’Amministrazione comunale riservi maggiore attenzione alla salvaguardia del posto di lavoro e dei livelli retributivi di questi lavoratori, che in questi anni hanno svolto con competenza e professionalità un servizio prezioso per la nostra città”.

ONORATO - A sostegno dei lavoratori Almaviva il capogruppo della Lista Marchini Alessandro Onorato: “Marino colpisce ancora: con i licenziamenti dei lavoratori dello 060606 continua la macelleria sociale ad opera del sindaco con la complicità silenziosa del Partito democratico e di Sel” dichiara in una nota. “Siamo scesi in piazza al fianco dei dipendenti Almaviva Contact per protestare contro l'ennesima scelta folle di Marino. È vergognoso che nel bando per l'affidamento del servizio comunale, il sindaco non abbia preteso le salvaguardie sociali né il divieto di localizzazione. Così non solo lascia senza lavoro quasi 300 cittadini romani, ma causa un peggioramento del servizio”.

LA MOZIONE - Nel pomeriggio è stata approvata all'unanimità una mozione presentata dal Pd in Assemblea Capitolina. Ecco le condizioni richieste al sindaco Marino: assorbire tutti i 280 lavoratori, non delocalizzare il servizio fuori dal territorio cittadino, garantire le attuali condizioni contrattuali e retributive. La mozione, ha spiegato il capogruppo democratico, Francesco D'Ausilio, "impegna il sindaco e la Giunta, non appena aggiudicata la gara (i lavoratori sono pressoché conclusi e manca solo qualche giorno) a convocare l'impresa aggiudicatrice, se diversa da quella attuale, per avere tre risposte molto chiare: garanzia dell'assorbimento dei 280 lavoratori, che altrimenti rischiano la mobilità; l'impegno scritto a non delocalizzare il servizio fuori Roma o, ancora peggio, in un'altra regione; garanzia delle medesime condizioni contrattuali e retributive". La vicenda 060606, ha proseguito il capogruppo del Pd in Campidoglio, "rischia di assomigliare a quella della Multiservizi".

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