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Atac non paga e gli addetti ai depuratori scioperano: ''Siamo senza stipendio''

Fp Cgil: "La situazione che si trascina da oltre un anno"

Atac non paga e in una delle tante aziende fornitrici scatta lo sciopero. Ad incrociare le braccia oggi sono gli 11 lavoratori della Nurc Srl, società che si occupa di gestire gli impianti di depurazione che raccolgono le acque di risulta dei mezzi nei diversi depositi della capitale. "Non hanno ancora ricevuto lo stipendio di luglio, la quattordicesima, i rimborsi Irpef e qull'una tantum di circa 180 euro del rinnovo del contratto nazionale, che risale ormai al 2016" spiega Franco Fanelli della Fp Cgil di Roma e Lazio.

Una situazione che si trascina "fin dall'inizio dell'appalto, circa un anno e mezzo fa: ci sono sempre stati problemi nel versamento delle retribuzioni" continua. "La società, in seguito ai mancati pagamenti da parte dell’azienda pubblica, non corrisponde agli operai quanto spetta loro di diritto".

Il 13 febbraio scorso venne anche siglato un accordo tra Atac, l'azienda e i sindacati in cui si stabilivano le scadenze per i pagamenti di Atac alla Nurc srl. Pagamenti utili non solo a pagare gli stipendi ma il carburante, il noleggio dei mezzi e alcuni interventi di manutenzione per un credito totale che, alla fine di luglio, si aggirava attorno ai 450 mila euro. "Ma quell'accordo non è stato rispettato" spiega ancora il sindacalista. "E i lavoratori continuano a non percepire la retribuzione come dovrebbero". 

Non solo. Continuare su questa strada potrebbe avere ripercussioni su tutto il servizio. Sospendere la manutenzione e la pulizia degli impianti di scarico li renderebbe inutilizzabili con conseguenze inevitabili sul corretto funzionamento dei depositi.

Intanto Atac prosegue sulla strada del concordato preventivo, con il quale l'amministrazione a Cinque stelle ha deciso di gestire il debito da 1,3 miliardi di euro della società. I conti dell'azienda verranno presentati al Tribunale fallimentare e Atac avrà tra i 60 e i 120 giorni per presentare un nuovo piano in accordo con i creditori, che però non potranno più depositare istanza di fallimento. 

A tal proposito il presidente di Confartigianato Mauro Mannocchi lancia l'allarme: "Vigileremo sulle modalità a garanzia del fatto che il sacrificio non venga chiesto solo alle Imprese che hanno operato onestamente e correttamente e che sia a loro carico il salvataggio di Atac. Pretendiamo" continua "che si perseguano giudizialmente sia le imprese scorrette e i manager che hanno spolpato le casse di Atac, sia che venga realizzato un vero piano industriale che coinvolga i Sindacati e la Associazioni di categoria, che consideri le banche alla stregua dei fornitori, che metta mano alle piante organiche, ai costi, alla certezza dei ricavi, che stani il malcostume sulla gestione dei biglietti, che esplori e sfrutti le notevoli potenzialità di marketing che ha un vettore di una comunità enorme come quella dei viaggiatori Atac". 

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