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Ama, i sindacati proclamano lo sciopero: il 26 aprile a rischio la raccolta dei rifiuti

Per 24 ore si fermano dipendenti della Municipalizzata e lavoratori in appalto. I sindacati: “Qualità del lavoro e del servizio in caduta libera”. L’azienda replica: “Momento delicato per futuro”

Lunedì 26 aprile sciopero della raccolta dei rifiuti a Roma. Cgil, Cisl e Fiadel hanno proclamato l'astensione dal lavoro sia per i dipendenti di Ama che per gli addetti delle ditte private che svolgono servizi in appalto per la municipalizzata capitolina. 

Sciopero Ama 26 aprile: le motivazioni dei sindacati

“AMA è finita nel pantano e nell’opacità. Si licenzia negli appalti per fare cassa, si attacca il contratto nazionale con una violenza mai vista, si continuano a dispensare aumenti e favori. Il clima che si respira in azienda è quello della fine dell’impero, con costanti assalti alla diligenza” - così Giancarlo Cenciarelli, Marino Masucci e Massimo Cicco, segretari generali di Fp Cgil, Fit Cisl e Fiadel Roma e Lazio, nella nota che ha annunciato lo sciopero di tutti i lavoratori di Ama e di quelli in appalto per il 26 aprile.  I sindacati reclamano la difesa del contratto nazionale; il rispetto degli accordi; l'apertura del tavolo sul lavoro baricentrato; la riorganizzazione del servizio sul territorio e degli uffici: piani di carriera e selezioni trasparenti; oltre che la risoluzione della crisi del settore cimiteriale, in continuo affanno. 

I sindacati attaccano Ama: “Nessun progetto”

“In queste settimane nel territorio spuntano come funghi aziende esterne che operano in affidamento diretto anche in servizi core come la raccolta domestica. Si producono 350 licenziamenti in meno di un anno, e le procedure assunzionali - denunciano - sono al palo. Si cancella il contratto nazionale negli appalti per creare lavoro povero e raschiare il fondo, mentre si procede con affidamenti fuori controllo, nella peggiore tradizione della Capitale. Un impazzimento senza progetto”. 

Un contesto confusionario nel quale i sindacati denunciano anche “la mancata applicazione degli accordi e delle misure di prevenzione in tema di contenimento del Covid19 e il peggioramento progressivo delle condizioni di lavoro, con la situazione dei contagi che torna ad essere preoccupante”.

Il patto per il decoro di Roma caduto nel vuoto

Caduto nel vuoto il “Patto per il decoro di Roma”: l’iniziativa sinergica tra Campidoglio, Ama e organizzazioni sindacali intrapresa per superare le difficoltà legate a raccolta, gestione e smaltimento dei rifiuti. 

“Vediamo usare i metodi del peggiore passato, nel silenzio della Giunta Raggi. Siamo tornati alle selezioni interne e ai trasferimenti senza regole, usati come strumento di potere e di clientela, mentre il management di AMA non è in grado di rispettare un singolo impegno. E invece di occuparsi dei problemi dell’azienda, a Calderon De la Barca si impegnano anima e corpo a occupare caselle, promuovere dirigenti e quadri fuori dalle norme, dispensare indennità fuori dal contratto. L’azienda viene spezzettata e indebolita – concludono Cenciarelli, Masucci e Cicco - la sua immagine definitivamente compromessa agli occhi dei cittadini”. Per questo il 26 aprile sarà sciopero della raccolta dei rifiuti per 24 ore: l’astensione riguarderà tutti i turni di lavoro e saranno garantiti solamente i minimi di servizio, così come previsto dalla normativa e dagli accordi aziendali.

Ama: "Sorpresi da sciopero proclamato"

Un momento delicato quello attraversato da Ama con il rilancio dell’azienda ad oggi lontano: il piano di risanamento ed il piano industriale presentato dai vertici della municipalizzata sono appesi ad un filo. Così sullo sciopero Ama si è detta sorpresa “poiché sembra non tenere minimamente conto dell’attuale momento delicato per la vita e il futuro dell’aziendaIl piano di risanamento richiesto da Roma Capitale lo scorso 9 giugno con la delibera 106/2020 è, infatti, in questo momento oggetto di discussione in Assemblea Capitolina. La proclamazione di uno sciopero in questo frangente, in attesa delle decisioni dell’Assemblea Capitolina, pertanto, - scrive Ama in una nota - risulta non solo intempestiva ma anche poco opportuna, tenuto conto che, in maniera alquanto singolare, tra le motivazioni addotte non risulta esserci il dilatarsi dei tempi di approvazione del Piano di Risanamento, vero cardine per la salvaguardia dell’azienda, (che ha un patrimonio immobilizzato di oltre mezzo miliardo di euro) del posto di lavoro di oltre 7.200 dipendenti,  di quello degli oltre 3mila addetti dell’indotto con le rispettive famiglie, nonché fondamento per lo sviluppo industriale dei prossimi 10 anni dell’azienda”. 

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