Congresso Pd Roma, Andrea Santoro: "Io, l'unico candidato dalla periferia. Ripartiamo da lì"

Santoro: "Il Pd deve tornare ad essere utile per interpretare la richiesta di cambiamento. A partire dalle periferie"

Non è il favorito. Probabilmente si tratta di un outsider,  eppure la sua candidatura è pesante. Andrea Santoro , tra i quattro che si sfidano per la segreteria romana del PD, è l’unico che ha svolto l'intera gavetta. Prima consigliere, poi assessore ed infine presidente di un municipio. Ha passato metà della sua esistenza nelle fila del centrosinistra e soprattutto, dalla sua, può vantare due decadi da amministratore di un Ente di prossimità. In maggioranza ed all'opposizione. E quest'esperienza ha un peso che, Santoro, sembra intenzionato a far sentire.

Lei viene da un municipio molto segmentato sul piano sociologico.  Ha governato un territorio che mette insieme l’Eur con Spinaceto; i quartieri popolari con l’agro romano e le zone residenziali di lusso. Il Municipio IX è a tutti gli effetti una buona palestra per uno che vuole farsi un’idea di questa città. E quindi, qual è la sua idea di Roma, cosa serve a questa Capitale?

Penso che sia necessario innanzitutto unirla. Roma è una città sfilacciata, che ultimamente è diventata anche un po’ più sola e divisa. Bisogna mettere insieme i pezzi. Vale per la città, come per il PD. Dobbiamo cioè puntare a superare le divisioni, per mettere insieme le realtà attive, siano esse associazioni di categoria piuttosto che sindacati o ancora comitati di quartiere. Alcune città lo hanno fatto, penso a Milano nel 1993 o a Berlino dopo quando la Germania è stata unificata. In questa cornice da ricostruire, c’è bisogno di un PD che sia molto più forte.

Il Partito Democratico però negli ultimi anni ha puntato su una gestione commissariale. Come ci fosse stata una costante emergenza in questa città. Orfini, secondo lei, ha creato qualcosa di positivo che rimane anche a chi dovrà prendere le redini del partito romano? Qual è la sua valutazione sul commissario democratico?

La valutazione su Orfini la divido in due fasi. Dopo lo scoppio dell’inchiesta giudiziaria penso sia stata la persona giusta per rimetter insieme il PD: quello, in effetti, è stato un periodo molto complicato. Dopo però mi aspettavo di più. Lo dico essendo stato molto leale nei suoi confronti, anche durante la campagna elettorale. Purtroppo lui ha fatto il capo di una parte, non il commissario di tutti. Tuttavia considero quella stagione passata, e penso si debba andare avanti.

Quella stagione è arrivata in risposta alle note vicende di Mafia Capitale, spesso usate dalla maggioranza pentastellata per delegittimare il PD. Quali pensa siano state le responsabilità del suo partito e come se ne esce?

Il PD in parte ne è già uscito. Abbiamo messo alla porta le persone coinvolte in quell’inchiesta. Però poi, se vuole uscirne davvero, deve puntare a far crescere  la cultura della legalità. Non si può pensare che il PD risponda ‘di sponda’. Deve invece portare avanti la bandiera della legalità a Roma, da Ostia a Tor bella Monaca. Per questo sono fiero di avere due capolista giovani, a Ostia e Tor Bella Monaca, che hanno meno di trent’anni e si sono battuti per riportare la cultura della legalità nei rispettivi territori. Entrambe sostengono la candidatura di Andrea Santoro, e questa cosa  non può che farmi piacere.

A proposito di circoli, con Barca non erano stati pochi quelli messi in discussione. Lei allora si spese per difenderne alcuni nel suo Municipio. Oggi qual è la situazione dei Circoli Democratici?

E’ una situazione complessa. Ci sono circoli che nonostante tutto e tutti hanno continuato a fare attività politica e sono rimasti un punto di riferimento per i cittadini. Altri sono chiusi oppure dentro hanno persone  che hanno vissuto con rassegnazione questa fase che ha portato, talvolta, a commissariare più gli iscritti che non quelli che stavano facendo del male al partito.  Ma allo stesso tempo avverto la voglia di tornare ad essere orgogliosi del Pd. Ecco, io sto cercando di tirare fuori quello, e penso che sia un compito difficile ma anche molto stimolante. L’idea deve essere di avere un partito con circoli utili,  non convenienti a qualcuno.

Torniamo indietro alla scorsa consiliatura. Lei, come altri, era un giovane presidente di Municipio che ha visto interrompere bruscamente la propria esperienza, per la decisione del suo partito di rinunciare al Sindaco Marino. E’ stato un errore farlo cadere in quel momento?

Direi che è stato un errore farlo cadere in quel modo. Non esiste che un Sindaco, passato per le primarie e  democraticamente  eletto dai cittadini, venga fatto dimettere con delle firme depositate dal notaio. Alle prossime  elezioni primarie ci dovrà essere una postilla: se il Pd farà nuovamente una cosa del genere, allora  dovrà risarcire i danni morali agli iscritti. Se quell’esperienza doveva concludersi, e la cosa poteva anche accadere, bisognava fare in modo che avvenisse attraverso un altro processo. Dentro l’aula Giulio Cesare, come conseguenza di un dibattito cittadino. Invece abbiamo assistito ad un’evidente forzatura, che dopo ovviamente abbiamo anche pagato.

Chi si è avvantaggiato di quella situazione è  stato il Movimento Cinque Stelle, che ha stravinto le successive elezioni. Cosa ne pensa?

Penso che il M5s ha vinto perché ci sono stati tanti elettori di centrosinistra che hanno votato la Sindaca Raggi per dare un segnale a tutti noi. Il M5s non rappresenta il 65% dei cittadini. E poi, vorrei sottolineare che la mazzata che abbiamo preso nelle periferie è stata ancora più evidente.  Questo significa che il Pd non è riuscito ad arrivare nei luoghi del conflitto. Ora, poiché come viene governata questa città lo stanno valutando i cittadini e non c’è bisogno che lo dica il Pd, c’è una cosa che va fatta. Bisogna costruire un’alternativa, ripartendo dai luoghi della sconfitta. Allora faccio notare che è singolare che io sia l’unico candidato delle periferie. Solo chi non le conosce può pensare che lì si possa presentare un partito di plastica. Invece il Pd deve tornare ad essere utile, deve chiedere scusa alla città, sudare ed interpretare la richiesta di cambiamento, a partire dal bisogno di quei servizi di cui le periferie sono carenti, come i trasporti pubblici. Ci sono una serie di risposte che vanno trovate ora perché altrimenti quando tra quattro anni si tornerà a votare, i cittadini per continuare a cambiare sceglieranno l’estrema destra. E noi questo non possiamo permetterlo: abbiamo già regalato a Roma Virginia Raggi. Non possiamo compiere un altro imperdonabile errore.

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