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Giovedì, 20 Gennaio 2022
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Sant'Eugenio, chiuso il reparto di medicina nucleare: "Autorizzazione scaduta"

La denuncia dei tecnici e dei medici del reparto in occasione di una visita dell'esponente di Forza Italia Luciano Ciocchetti

Il reparto di medicina nucleare dell'ospedale Sant'Eugenio, lo scorso venerdì, è stato costretto a chiudere. A lanciare l'allarme tecnici e medici della struttura che hanno denunciato la situazione nel corso di un sopralluogo dell'esponente di Forza Italia, Luciano Ciocchetti. Al centro della contestazione della Asl Roma C, che ha effettuato i controlli, la documentazione della 'camera calda', la zona del reparto “dove vengono elaborati i farmaci radioattivi da somministrare ai pazienti che si devono sottoporre agli esami diagnostici” spiega un tecnico, scaduta ormai nel 2004. “Serve un intervento sui flussi di aria”. Il reparto è stato così 'sospeso' in attesa di trovare i finanziamenti per avviare i lavori per rimetterlo a norma. 'Congelata' anche la situazione dei lavoratori, quattro medici, sei tecnici e quattro infermieri: “Potrebbero spostarci nel reparto di radiologia ma sono 25 anni che lavoriamo qui e abbiamo un'alta specializzazione in questo reparto”.

La mancanza di una delle certificazioni sarebbe da attribuire a una normativa emessa nel 2005 ma non entrata in vigore fino al primo luglio del 2011 grazie a una proroga della Regione Lazio emessa per permettere alle strutture di mettersi a norma. “I lavori però non sono mai stati avviati. Abbiamo anche segnalato il problema più volte agli organi competenti” raccontano. La somma stimata necessaria per ristrutturare il reparto e renderlo operativo "va da un minimo di 100 mila euro, per gli interventi essenziali, a circa 300 mila euro". E la paura dei dipendenti è che, in assenza di una soluzione immediata, il reparto rimanga chiuso per tanto tempo.

Un problema non indifferente sia per quanto l'urgenza di svolgere esami di questo genere sia per quanto riguarda il mantenimento dei macchinari impiegati per fare le visite specialistiche. “Chiudere medicina nucleare crea dei problemi anche ad altri reparti come chirurgia, ematologia, oncologia, ortopedia, molto spesso per curare malattie mortali” spiega un tecnico. “Per esempio le scintigrafie sono molto importanti per le donne che hanno un tumore alla mammella oppure per le persone che soffrono di una disfunzione alla tiroide. E le liste d'attesa per tali esami sono già molto lunghe” continua. In quanto ai macchinari invece “per mantenerli bisognerà azionarli anche a vuoto” commenta un tecnico. “Queste macchine devono stare sempre in tensione. Se rimangono fermi anche per pochi giorni, si rovinano irrimediabilmente”. Tra l'apparecchiatura di cui è dotato il reparto anche “una gammacamera Sky Light acquistata nel 2000 e pagata un miliardo e mezzo di lire”.  

“E' inaccettabile che un reparto così importante venga chiuso senza tentare di trovare delle soluzioni alternative” il commento di Luciano Ciocchetti. “Fornisce un servizio essenziale e delicato che riguarda anche esami per malattie che potrebbero essere mortali e le liste di attesa sono già lunghe. La cosa strana è che ci si accorge solo dopo dieci anni che uno dei documenti richiesti è scaduto. Inoltre, in base a quanto apprendiamo, la medesima normativa deve essere applicata a tutte le strutture e anche altri ospedali come il San Camillo e il Forlanini potrebbero avere lo stesso problema”. Per Ciocchetti la Regione Lazio “potrebbe proseguire con una moratoria di sei mesi sull'applicazione della normativa e trovare con urgenza una somma che va tra gli 80 e i 150 mila euro per permettere all'ospedale di mettersi a norma”.

Sant'Eugenio, chide il reparto di medicina nucleare

Ad annunciare un'interrogazione regionale il consigliere Pietro Sbardella: “Sto predisponendo un'interrogazione urgente per chiedere al presidente Zingaretti, in qualità di commissario ad acta, chiarimenti sull'interruzione di un servizio così importante e, soprattutto, per domandare quali strade intenda percorrere per trovare una soluzione” ha dichiarato in una nota.

La Regione Lazio ha promesso una soluzione a breve termine annunciando la conclusione dei lavori prima dell'autunno: "La situazione in cui versava il servizio di medicina nucleare del S.Eugenio era fuori norma da molti anni per quanto riguarda la tutela di operatori e pazienti dalle radiazioni emesse delle sostanze utilizzate per gli esami, ma non si è mai intervenuti. Praticamente è come se il reparto fosse rimasto agli anni '70" si legge in una nota. "Il problema era stato più volte segnalato nei mesi e negli anni scorsi anche dal dirigente facente funzioni, ma tutte le segnalazioni erano cadute nel nulla. Lo scorso 24 marzo l'esperto qualificato dell'azienda ha consegnato alla direzione generale un rapporto dettagliato con cui segnalava tante e tali carenze da rendere obbligatoria la chiusura immediata del reparto per la sicurezza di operatori e pazienti". Infine un accenno alla ristrutturazione: "Per la sua ristrutturazione è già stato dato incarico agli uffici tecnici interni di verificare tempi e costi e modalità d'intervento".

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