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Sanità privata, presidio in Prefettura per il rinnovo del contratto: "Avanti fino allo sciopero"

I lavoratori protestano contro la mancata ratifica dell'accordo sul nuovo contratto, fermo da 14 anni

Non si arresta la protesta dei lavoratori della sanità privata accreditata per il rinnovo del contratto. Questa mattina si è tenuto un presidio davanti alla Prefettura di Roma in via IV Novembre promosso dai sindacati  Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in concomitanza con altri presidi nelle altre regioni italiane. Al centro della protesta c’è ancora il rinnovo del contratto nazionale, fermo ormai da 14 anni. Nel solo Lazio si tratta di circa 25 mila lavoratori per circa il 50 per cento del Servizio sanitario regionale accreditato a imprenditori privati. La preintesa raggiunta il 10 giugno tra ministero della Sanità, Regioni, Aris e Aiop e sindacati non è stata ratificata dalle associazioni datoriali così ora è il contratto è fermo.

Così dopo l’appello alla Regione Lazio per intervenire e riaprire la trattativa questa mattina è stata la volta del Prefetto e nel corso della mattinata una delegazione di rappresentanti sindacali è stata ricevuta dal prefetto Matteo Piantedosi. "Apprezziamo la sensibilità della Prefettura che ha ricevuto una delegazione dei rappresentanti dei lavoratori per ascoltare dalla loro voce diretta il disagio e le difficoltà che stanno subendo da oltre un decennio", le parole di Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini - segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.

"Abbiamo ribadito le nostre rivendicazioni al rappresentante del governo nel territorio simbolo di questa vertenza. Il Prefetto ha raccolto le nostre istanze ed è stato invitato dalle organizzazioni sindacali a riportarle all’esecutivo, al ministro della Salute e alla Regione Lazio. Serve un’accelerazione immediata. Dopo 14 anni di attesa, un lockdown vissuto in prima linea e con la pressione sulle strutture sanitarie che resta fortissima, la legittima rabbia dei lavoratori rischia di esplodere".  
Interpellato da Romatoday, Massimiliano Rizzuti, della Fp Cgil Sanità Privata ha spiegato: “I datori di lavoro prima di rinnovare il contratto vogliono essere sicuri che ci siano i soldi ma noi pensiamo che 14 anni con gli stipendi fermi rappresentino un tempo sufficiente per aver guadagnato sul nostro lavoro”. Inoltre "la preintesa raggiunta al tavolo della conferenza Stato-Regioni e con il ministero della Sanità prevede che la parte pubblica copra il 50 per cento di questo rinnovo contrattuale attraverso un aumento del tetto massimo delle prestazioni che è possibile erogare: 150 milioni di euro all’anno su un totale di 300 milioni di euro. Si tratta di circa 150 euro in meno a lavoratore per ogni mese".

Per i sindacati è necessario "intervenire sugli accreditamenti: chi non è in regola con il rinnovo dei contratti, chi applica contratti pirata, chi fa cassa sfruttando precariato ed esternalizzazioni abbassando ulteriormente le tutele dei lavoratori, al solo scopo di aumentare a dismisura i profitti, non deve avere cittadinanza nel sistema di salute e va messo fuori", dichiarano ancora i segretari regionali. Quella di oggi non sarà l'ultima protesta. Il 31 agosto è in programma una nuova protesta. "Poi proseguiremo con un crescendo di iniziative, presidi, assemblee in tutti i posti di lavoro della sanità accreditata, fino alla proclamazione dello sciopero nazionale". 

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