Sanità privata, cresce la protesta per il rinnovo del contratto: martedì presidio alla sede di Aris

I sindacati: "Pretendiamo la ratifica del nuovo contratto nazionale"

La protesta davanti alla Prefettura del 24 agosto

Dopo il presidio di lunedì davanti alla Prefettura, i lavoratori della sanità privata sono pronti a scendere in piazza di nuovo martedì 1 settembre per il rinnovo del contratto nazionale. Questa volta, e non è la prima, davanti alla sede di una delle parti datoriali, l'Aris, Associazione religiosa degli istituti sanitari. L'appuntamento, indetto dai sindacati Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma, è a largo Sanità militare, al Celio, dalle 10 alle 13.

"Dopo 14 anni di attesa e una preintesa sottoscritta e poi ritirata dai datori di lavoro, pretendiamo la ratifica del nuovo contratto nazionale”, scrivono in una nota i segretari generali Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio, Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini. La preintesa raggiunta il 10 giugno tra ministero della Sanità, Regioni, Aris e Aiop e sindacati non è stata ratificata dalle associazioni datoriali così ora il contratto è fermo. E la protesta dei lavoratori, dopo oltre un anno di trattative, è ora arrivata al culmine.

La manifestazione si svolgerà nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, fanno sapere i sindacati, ma sarà aperta ai cittadini, con forme di manifestazione pacifica che rappresenteranno lo stato d’animo dei lavoratori "alla frutta", scegliendo simbolicamente l’anguria come frutto estivo per antonomasia.

"Le angurie sono il simbolo di una rabbia sul punto di esplodere, così come di una determinazione incrollabile a conquistare il contratto. Ma sono anche la rappresentazione di un frutto che rischia di essere avvelenato dalla mancata ratifica dell’accordo sul ccnl e di mettere a repentaglio la tenuta di metà del sistema sanitario. Durante il presidio rappresenteranno  fisicamente la protesta delle donne e degli uomini che lavorano nella sanità privata. I cittadini – proseguono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini - cominciano a capire il senso della protesta: il sistema regionale dei servizi alla salute, che si fonda per quasi la metà su strutture private accreditate, è alimentato dai loro contributi. E chi fa profitto con risorse che sono dei cittadini, deve essere trasparente e rispettare chi opera per loro e garantisce, come i colleghi pubblici, le prestazioni sanitarie”.

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Oltre che per le parti datoriali, l'appello è alla Regione Lazio: "Deve prendere in mano la situazione in maniera incisiva", aggiungono i segretari, "dando risposta immediata a un sistema di accreditamento finora troppo fragile e troppo sbilanciato dal lato del profitto. Dopo il 1 settembre "la mobilitazione proseguirà in tutte le strutture della sanità privata, fino ad arrivare allo sciopero nazionale".

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