Sanità privata, Aiop: "Le regioni rispettino gli impegni assunti sul rinnovo del contratto"

L'associazione di categoria spiega perché non ha ancora firmato l'intesa sul rinnovo del contratto. L'assessore D'Amato: "Lazio pronto a fare la sua parte, non ci sono più alibi"

“Le Regioni rispettino gli impegni assunti”. Dopo giorni di proteste da parte dei lavoratori della sanità privata per il rinnovo del contratto nazionale, che nel Lazio coinvolge circa 25 mila persone, è l’Aiop, l’Associazione dell’ospedalità privata laica, a prendere parola. “Stiamo lavorando assiduamente da mesi alla definizione del contratto del comparto dei dipendenti non medici della componente di diritto privato del Sistema sanitario nazionale”, dichiara Barbara Cittadini, Presidente Nazionale Aiop. “Alcune regioni hanno già deliberato, in tal senso, e altre sono in procinto di farlo. Una volta ancora, facciamo appello al presidente della Conferenza (Stato-Regioni, ndr), affinché, gli impegni assunti possano essere trasposti in atti concreti in tutte le regioni”.

Il riferimento è alla pre-intesa per il rinnovo del contratto, fermo da 14 anni, ratificata il 10 giugno scorso al tavolo tra il ministero della Sanità, Regioni, Aris e Aiop e i sindacati. Alla pre-intesa, raggiunta dopo mesi di lunghe trattative, non è seguita però la firma definitiva. Il motivo? Prima di firmare le associazioni di categoria vogliono che tutte le regioni mettano nero su bianco gli impegni presi al tavolo nazionale: lo Stato, tramite le regioni, si deve far carico del 50 per cento dei costi del rinnovo contrattuale che peserà, in totale, circa 300 milioni di euro all’anno, attraverso una revisione delle tariffe e della quantità di prestazioni che la sanità privata può erogare. Nel Lazio, oggi circa il 50 per cento.

Aiop per procedere chiede quindi “atti concreti” da parte delle regioni. “Come ribadito più volte” prosegue la presidente Cittadini “riteniamo fondamentale che le Regioni, mantenendo gli impegni assunti con le parti sociali e seguendo l’indirizzo indicato dal ministro della Salute Speranza e dal presidente Bonaccini, si facciano carico del 50% dei costi del rinnovo contrattuale, intervenendo, contestualmente, sui budget e sulle tariffe, o comunque, con altre modalità concordate con le Sedi regionali, che garantiscano un 50% di compartecipazione, che corrisponda a soldi reali e non solo al budget, fermo dal 2009 in tutte le regioni e, in quelle in piano di rientro anche da più tempo, e che prevede costi relativi correlati”.
Segue poi un appello ai sindacati a “rivolgere un invito al presidente Bonaccini” a continuare “nella sua opera di moral suasion finalizzata a far sì che le Regioni che ancora mancano all’appello rispettino gli impegni assunti”.

Nei giorni scorsi l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, si era già espresso in merito: “Ribadisco che il Lazio è pronto a fare la sua parte e presto porteremo in Giunta il documento che riguarda la copertura del 50%, così come deciso dalla Conferenza delle Regioni. A questo punto non ci sono più alibi e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità”.

Sempre più agguerrito il fronte dei lavoratori che nelle ultime settimane hanno messo in campo numerose proteste puntando di il dito contro il comportamento delle associazioni di categoria. Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio hanno definito a più riprese la mancata firma un “atto vergognoso”. L’ultimo terreno di scontro è stata la richiesta da parte della sanità privata accreditata di poter effettuare i tamponi per il rilevamento della positività al Coronavirus. “Ė inaccettabile che i datori di lavoro pretendano di accedere a nuove fonti di profitto, quando si rifiutano di riconoscere i diritti e la dignità dei lavoratori”, le parole di Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio. “Abbiamo stigmatizzato in tutti i modi la vergogna del dietrofront di Aris e Aiop rispetto alla preintesa sul contratto, prima sottoscritta e poi ritirata all’atto della firma definitiva. Così come abbiamo denunciato per anni, la voracità di questi imprenditori ‘predoni’ che continuano a far cassa sulle spalle di lavoratori e cittadini. Che ora chiedano alla Regione di potersi allargare a nuove prestazioni pagate con risorse pubbliche”.

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Dura la reazione di D’Amato: “Ritengo inaccettabile che chi lavora accreditato al Servizio sanitario regionale non rinnovi i contratti di lavoro scaduti da oltre un decennio. Altro che la richiesta di fare i tamponi”, ha scritto in una nota. “Qui la richiesta è di firmare il contratto nel rispetto della pre-intesa. Ci sono migliaia di lavoratori che attendono il rinnovo del contratto secondo gli impegni assunti dalle Regioni”. 

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