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Sanatoria case popolari, più tempo per le domande: approvata proroga di tre mesi

Il termine ultimo per la domanda di regolarizzazione slitta al 28 maggio 2021. Il motivo: "Difficoltà nelle procedure"

Il termine ultimo per presentare domande di sanatoria per le case popolari del Lazio slitta dal 27 febbraio al 28 maggio 2021. Lo ha deciso l'assessorato alle Politiche abitative di Massimiliano Valeriani "preso atto come diverse amministrazioni comunali, così come segnalato anche da Anci, e associazioni degli inquilini, abbiano riscontrato evidenti difficoltà nelle procedure" tali da non consentire "il rispetto dei termini per la trasmissione delle richieste". 

Per le famiglie che vivono senza titolo in un alloggio popolare, la possibilità di richiedere una assegnazione in regolarizzazione è stata introdotta con il cosiddetto collegato al Bilancio, approvato nel febbraio 2020 dal Consiglio regionale del Lazio. La delibera per la sua attuazione è stata invece approvata dalla Giunta regionale del Lazio nel luglio 2020. 

La richiesta di regolarizzazione deve essere inviata al Comune dove è ubicato l’alloggio o all’Ater di competenza, direttamente dall’interessato, tramite raccomandata o Pec, oppure ricorrendo alla consulenza di Caf, sindacati, patronati e comitati degli inquilini.

Gli inquilini devono dimostrare di aver occupato prima del 23 maggio 2014, data di approvazione della cosiddetta Legge Lupi, che impedisce agli occupanti di ottenere la residenza e la regolarizzazione. Per comprovarlo i diretti interessati dovranno allegare un documento come il certificato di residenza o il verbale della polizia locale.

Regolarizzazione delle occupazioni: tutti i dettagli

Altro elemento determinante sarà il reddito, che non dovrà essere superiore ai limiti decadenza per l’edilizia residenziale pubblica. Per quanti rientrano nei limiti di accesso il calcolo del “dovuto a titolo di indennità”, così come indicato nella legge del collegato al Bilancio, sarà pari al canone Erp calcolato in base al reddito, per il periodo dell’occupazione dell’alloggio, per un massimo di cinque anni, con una sanzione di 200 euro mensili, ridotta del 10 per cento per i nuclei familiari in cui siano presenti minori o del 20 per cento qualora siano presenti minori con disabilità.

Nel caso in cui sia superiore al limite di accesso ma inferiore a quello di decadenza, sempre in base al collegato al Bilancio, sarà pari a un canone calmierato per il periodo di occupazione, per un massimo di cinque anni, con abbattimenti progressivi da un minimo dal 30 per cento al 60 per cento tenendo conto del reddito del nucleo familiare. In queso caso verrà richiesta anche una sanzione di 250 euro mensili, ridotta del 10 per cento per i nuclei familiari in cui siano presenti minori o del 20 per cento qualora siano presenti minori con disabilità. In entrambi i casi l'indennità sarà rateizzabile e il debito “dovrà essere oggetto di accettazione da parte dell’occupante”.

Coloro che richiedono la sanatoria dovranno inoltre dichiarare di non essere proprietari o di non poter utilizzare altri alloggi adeguati alle esigenze del nucleo familiare sul territorio dove si trova l’alloggio occupato o di non essere proprietario di immobili con un valore superiore ai 100mila euro sull’intero territorio nazionale. E ancora. Di non avere avuto in assegnazione alloggi realizzati con contributi pubblici o di non aver realizzato abusi all’interno dell’immobile abitato senza titolo. Non sarà possibile sanare se, in seguito alla verifica da parte degli enti gestori, risulterà che l’alloggio occupato è stato sottratto ad un legittimo assegnatario.

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