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Salva-Roma, Marino apre a liberalizzazioni e dismissioni: "Non sono un tabù"

Il sindaco è stato ascoltato in commissione Bilancio della Camera in merito al piano di rientro da presentare al Governo. Sulle municipalizzate "non escludo l'ingresso dei privati". Liquidare? "Non proprio. Ma molte vanno chiuse"

Ha aperto all'entrata di soci privati e alle liberalizzazioni delle municipalizzate, lamentato la mancanza di risorse per la raccolta differenziata, rivendicato, per l'ennesima volta, il riconoscimento di maggiori costi per il ruolo che Roma da Capitale d'Italia deve sostenere, annunciato un aumento delle tasse sul suolo pubblico. Il sindaco Ignazio Marino è stato ascoltato questa mattina alla commissione congiunta Bilancio e Finanza Locale della Camera che si sta occupando della decreto Salva-Roma Ter.  “Siamo certi che lo Stato voglia riconoscere un trasferimento a Roma Capitale e che le risorse vengano sottratte al patto di stabilità” ha affermato.

PIU' TEMPO - Il sindaco, pur rimanendo fermo sulla volontà di chiudere il bilancio previsionale del 2014 entro i limiti imposti dalla legge, ovvero il 30 aprile, ha chiesto al Governo più tempo per chiudere il piano di rientro: 120 giorni al posto dei 90 stabiliti. E in merito all'annuncio del Movimento cinque stelle di voler aprire una commissione di inchiesta sulla formazione del debito capitolino ha risposto: “Sono pronto a firmare la petizione e a inviare tutti gli atti necessari”.

LA COMMISSIONE - Diversi i deputati presenti all'audizione di questa mattina. Dagli ex assessori al Bilancio e all'Urbanistica di Veltroni, Marco Causi e Roberto Morassut, l'ex ministro Stefania Prestigiacomo, il presidente della commissione Scuola, Francesco Boccia. Al termine della seduta, durante la quale il sindaco Marino ha avuto modo di ricostruire la genesi di un debito "iniziato nel 1955, l'anno della mia nascita", il presidente Daniele Capezzone ha rinnovato l'invito al primo cittadino per una prossima audizione tra una decina di giorni. La prossima volta però “carte alla mano per avere almeno le linee guida dell'intervento comunale, in modo da avere chiara la situazione prima di un voto favorevole o contrario su un provvedimento molto importante” ha chiesto Capezzone.

MUNICIPALIZZATE - Niente cifre o numeri. Intanto però il sindaco ha messo diversi punti fermi in merito alla strada che potrebbe decidere di intraprendere per sanare la situazione finanziaria della Capitale. A partire dalle municipalizzate. “Servono nuovi processi di governance e razionalizzazione dell'assetto” ha spiegato illustrando a grandi linee il piano per rientrare nei giusti binari. A riguardo il primo cittadino non ha chiuso all'ingresso di azionisti privati nelle municipalizzate capitoline e nemmeno il ricorso a liberalizzazioni e dismissioni. “Non sono un tabù” ha affermato. La razionalizzazione per Marino “non va intesa come una messa in liquidazione delle società ma come un processo complessivo che contempli anche operazioni societarie articolate quali fusioni, incorporazioni, senza escludere forme di apertura a nuovi soci pubblici e privati interessati al business”. Anche se “la mappa delle società partecipate comunali fa impressione e moltissime vanno semplicemente chiuse perché non hanno valore per il bene pubblico e per la nostra città” ha affermato il primo cittadino nonostante nelle scorse settimane il Campidoglio aveva negato questa eventualità.

PATRIMONIO - Sul tavolo anche la dismissione del patrimonio immobiliare. Tra gli esempi la delibera 88 che dovrebbe approdare nelle prossime settimane in Consiglio: “Abbiamo circa 600 immobili pronti per essere dismessi e vogliamo ricavare da queste vendite 280 milioni di euro”. Marino ha poi parlato anche di razionalizzazione del patrimonio immobiliare e alcune soluzioni allo studio. “Solo il Dipartimento di pubblica sicurezza spende 70 milioni di euro l'anno di affitto nella capitale. Perché non dare a noi gli immobili?".

RACCOLTA DIFFERENZIATA - Infine il nodo della raccolta differenziata. Secondo quanto ha affermato l'ex senatore democratico infatti le risorse per il servizio di raccolta dei rifiuti che erano state inserite in un protocollo tra il ministero dell'Ambiente, la Regione Lazio, la Provincia di Roma, Roma Capitale e il commissario straordinario all'emergenza rifiuti sono state stralciate dal Salva-Roma. In totale quasi trenta milioni di euro. “Nel decreto legge in esame non è più prevista la disposizione, precedentemente contenuta nel decreto legge 126 del 2013, che destinava 28,5 milioni nel triennio 2013-15 per il potenziamento della raccolta differenziata” ha spiegato il sindaco.

ROMA CAPITALE - Il primo cittadino ha poi ribadito la necessità di riconoscere a Roma il suo ruolo di Capitale, con conseguenti costi. “Non è corretto che gli oneri sui costi aggiuntivi connessi al ruolo di capitale, quantificabili in alcune centinaia di milioni, siano a carico esclusivo del bilancio di Roma. Questi oneri devono invece essere coperti dalla fiscalità generale con modalità certe e stabili nel tempo” la richiesta del sindaco. “Ulteriori misure ad hoc, oltre a non consentire un'adeguata programmazione degli interventi generano il sentimento, da parte del resto d'Italia, di un indebito trasferimento di risorse per far fronte a inefficienze gestionali. Il tavolo di raccordo interistituzionale tra Stato, Regione Lazio, Provincia di Roma e Roma Capitale dovrà esprimere un parere obbligatorio sul piano di rientro triennale, ma soprattutto dovrà tenere conto dei maggiori oneri connessi al ruolo di capitale”.

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