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Salva-Roma ritirato, la verità del M5S capitolino: “Il Pd vuole fare le scarpe a Marino"

Per gli emendamenti presentati alla Camera, il M5S è nel mirino delle polemiche. Ad essere additati come i responsabili del fallimento della Capitale però non ci stanno

Ad essere additati come i responsabili del fallimento della Capitale non ci stanno. Il Movimento cinque stelle romano risponde alle polemiche di quanti, dopo il ritiro del decreto Salva-Roma che avrebbe permesso di mettere in sicurezza il bilancio 2013, hanno bollato il muro di emendamenti presentati alla Camera come “ostruzionismo insensato”. Il Governo ha ritenuto impossibile discutere e votare tutti quegli emendamenti in soli tre giorni. Ma per i pentastellati capitolini la bandiera bianca sul decreto sugli Enti Locali, che conteneva anche le norme per Roma, non è stata sventolata a causa loro.

“Se davvero questo decreto era così importante, ci chiediamo come mai la maggioranza, onerata di farlo convertire in legge entro i 60 giorni dalla sua emanazione, lo abbia lasciato in Senato per oltre 50 giorni, portandolo all'esame della Camera solo 3 giorni prima della scadenza, rendendo così impossibile un tempestivo dibattito” commentano.

Per il M5S la maggioranza avrebbe potuto “utilizzare i 'soliti' sistemi della Fiducia e della Ghigliottina per abbreviare il dibattito e farlo approvare. A pensar male (che si fa peccato ma spesso ci si azzecca) ci viene il dubbio che sia lo stesso PD a non avere alcuna intenzione di sostenere il Sindaco Marino. E di questo abbiamo avuto evidenza in questi mesi con comportamenti 'ostruzionistici' da parte della stessa maggioranza nell'Aula Giulio Cesare, quali la continua mancanza del numero legale, le innumerevoli sedute (nove) impiegate per far passare la delibera sull'anagrafe dei rifiuti, la proroga della delibera 70 in accoglimento dell'emendamento del consigliere Cantiani del PDL” si legge in una nota.

Per il Movimento cinque stelle in Campidoglio “le maggioranze”, indicando generalmente le formazioni di centrodestra e centrosinistra, “devono prendersi ogni responsabilità e ammettere la loro totale incapacità”. Il dito è puntato sul Pd capitolino: “Evidentemente il PD vuole fare le scarpe al sindaco Marino giocando sulla pelle dei cittadini romani”. Dal M5S critiche anche ai contenuti del decreto: “Dopo i 12 miliardi di euro di buco lasciati da Veltroni nel 2008 'coperti' con l'istituzione della gestione commissariale, si voleva trovare rimedio al buco lasciato dal precedente sindaco Alemanno che alla fine del 2013 era di oltre 800 milioni di euro” si legge nella nota. “Si trattava dell'ennesimo decreto contenente norme eterogenee di ogni sorta, ivi incluso l'ex-emendamento Lanzillotta, poi divenuto emendamento Santini, contenente norme di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici, in palese spregio dell'esito referendario 2011. Gli emendamenti presentati dai nostri parlamentari si ponevano giustappunto in contrasto con questa norma scellerata, salvaguardando i beni pubblici e l'interesse dei cittadini”.

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