Da Salva ad Affonda Roma: ecco perché la Capitale rischia il default per i capricci di Salvini

Com'è cambiata la norma in Consiglio dei ministri per volere del vicepremier leghista. Lemmetti: "Rischio tracollo entro anni"

Foto Ansa

C'è chi spera ancora di avere l'ultima parola in parlamento. E chi, stante così la norma, ha già pronosticato un default garantito. Il Salva Roma, la norma architettata dalla giunta Raggi di sponda con il vice all'Economia Laura Castelli, non esiste più. La versione azzoppata uscita martedì dal Consiglio dei ministri, figlia della longa manus del leader della Lega Matteo Salvini e del suo niet a dare aiuti alla Capitale - "perché i comuni in pre dissesto sono tanti" - è ben diversa e prospetta altri, poco rosei, scenari. Ma partiamo dall'originale.

La prima versione del Salva Roma

Sponsorizzata a gran voce dai grillini romani, e inserita nel decreto Crescita, la norma puntava alla chiusura della gestione commissariale del disavanzo storico di Roma Capitale entro il 2021. Parliamo di circa 12 miliardi di euro tra mutui accesi con le banche e debiti commerciali antecedenti il 2008, finanziati ogni anno con 500 milioni di euro: 300 provenienti dalle casse del Tesoro, e 200 dall'addizionale Irpef comunale e da extra tasse aeroportuali su Ciampino e Fiumicino. Ecco, l'operazione prevedeva con la chiusura della struttura commissariale, l'accollo di una parte consistente del passivo al Ministero dell'economia e delle finanze (Mef). 

Nello specifico il prestito obbligazionario da 1,4 miliardi emesso a partire dal 2003, sotto l'ex sindaco Walter Veltroni, con scadenza al 2048. E' la porzione più pesante del disavanzo. Su questo il Comune paga un tasso di interesse altissimo (il 5,34%, pari oltre 75 milioni di euro l’anno), e sarebbe passato in capo, appunto, al Mef. Cosa sarebbe cambiato? Che il dicastero avrebbe potuto rinegoziare, da una posizione di maggior solidità, le condizioni con le banche creditrici. E spuntare, era la speranza, una riduzione del tasso. Sempre al Tesoro sarebbero passati anche circa 4 miliardi di euro di debito contratto con Cassa Depositi e Prestiti. 

Sulla carta senza costi aggiuntivi per la casse statali dalle quali, come detto, vengono già sottratti 300 milioni di euro l'anno. Al campidoglio sarebbe rimasta la parte di debito di natura commerciale, in parte un punto interrogativo date le difficoltà di individuare, addirittura, i creditori. Il vantaggio per il Comune? La possibilità di ridurre l'Irpef ai romani (oggi la più alta d'Italia) magari proprio nel 2021, sotto elezioni. Ma il quadro, con lo stralcio in Cdm, cambia di parecchio. 

La nuova formulazione del Salva Roma

Stralciati cinque commi su sette della norma, la gestione commissariale si chiude sì, ma dei 12 miliardi di debito si farebbe carico, con il contributo statale, il Campidoglio. Nella pratica cambierebbe poco rispetto allo status quo: il Tesoro girerebbe comunque 300 milioni l'anno a Roma (come già accade dal 2010), con la sola differenza che i fondi andrebbero direttamente al Comune e non al commissario straordinario. Così però salterebbe l'auspicata rinegoziazione, e alle condizioni attuali - come già ampiamente previsto dall'ultima relazione in parlamento dell'ex commissario Silvia Scozzese -  quei 500 milioni di euro annui a breve non saranno più sufficienti a coprire tutte le spese. 

"Bilancio a rischio crollo"

Da qui l'allarme lanciato oggi sulle colonne del Messaggero dall'assessore al Bilancio Gianni Lemmetti: "Dal 2021 il bilancio inizierà a scricchiolare, poi ci sarà il crollo". Anche la sindaca Virginia Raggi si è espressa duramente: "Matteo Salvini aveva un'occasione di fare qualcosa di buono per l'Italia". Perché l'alleggerimento del debito, per il M5s, avrebbe interessato tutti i contribuenti. Resta la speranza di intervenire ulteriormente sul testo in parlamento nelle prossime settimane, quando verrà votato per la conversione in legge. 

Un boomerang anche per Salvini

Ma allo stato attuale, il cerino finirebbe nelle mani Raggi. Senza il passaggio di parte del debito al Mef, la promessa di ridurre l'Irpef dal 2021 diventa complicata da mantenere. E non solo. Secondo stime del sole24ore, i due commi approvati equivalgono a una bella tegola sui conti romani: andrebbero infatti ad azzerare, con la chiusura della gestione straordinaria del debito nel 2021, il conto di debiti e crediti fra Comune e commissario. "Con un saldo negativo per il Campidoglio di 340 milioni: perché fra i crediti ci sono i 600 milioni del salva-Roma 2014, promessi con legge dello Stato a carico del commissario ma mai arrivati al Comune". Un bel boomerang anche per Matteo Salvini, che punta a un sindaco leghista alle prossime elezioni. 

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