Salva-Roma ritirato, l'ira di Marino: "Domenica blocco la città. I romani dovrebbero prendere i forconi"

Per presentare il nuovo provvedimento che metterà al sicuro i conti della Capitale c'è tempo fino a domani. Una bozza di testo è già pronta. Marino alza i toni: "Così non si può governare"

Non c'è molto tempo. Dopo il ritiro del decreto sugli Enti Locali che conteneva le norme del cosiddetto Salva-Roma il Governo ha tempo fino a domani per proporre un nuovo provvedimento per mettere al sicuro i conti della Capitale ed evitare che tutto finisca nelle mani di un commissario. Ieri pomeriggio è stato il momento di riaprire un difficile dialogo tra il sindaco Marino e il Governo, con l'ex senatore che si è recato prima a Palazzo Chigi e poi al Ministero dell'Economia e delle Finanze. Fin dalle prime ore di questa mattina però, le parole del sindaco Marino, che dopo le affermazioni di ieri è stato costretto a smentire la minaccia di dimissioni, hanno preannunciato un'altra giornata concitata.

“Sono veramente arrabbiato e lo sono anche i romani, e hanno ragione” ha affermato il sindaco parlando ai microfoni di Radio 24. I romani “dovrebbero inseguire la politica con i forconi. Si è mai sentito a Washington o a Parigi qualcuno che dice 'speriamo venga Nerone a bruciare la Capitale?' Così direbbero i francesi o gli inglesi della loro Capitale?” parole di fuoco che non nascondono una critica al neo governo Renzi che non ha portato a casa un decreto approdato in Parlamento dal precedente esecutivo guidato da Letta.

“Il Governo deve darci gli strumenti legislativi per poter risanare una volta per tutte, io non chiedo soldi. Quello che la stampa chiama Salva Roma altro non è che la restituzione dei soldi dei romani che devono essere restituiti ai cittadini di questa città. Ce li devono ridare. Voglio governare responsabilmente questa città”. Il primo cittadino non ci ha pensato due volte ad alzare i toni dello scontro con il governo prefigurando un eventuale fallimento dell'operazione Salva-Roma. “Da domenica blocco la città. I romani non potranno girare. Le persone dovranno attrezzarsi. Fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu e potranno girare”.

Meno di quarantotto ore separano la Capitale dal fallimento. Una bozza di testo però è già pronta e dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri entro venerdì, data di scadenza del precedente decreto. Un passaggio necessario, altrimenti decadrebbero le norme che hanno permesso alla Capitale di chiudere, alla fine dell'anno scorso, il bilancio del 2013. Ancora da definire i contenti e la forma del provvedimento. Un altro decreto, anche se non si esclude un disegno di legge, ipotesi che comporterebbe tempi di discussione più lunghi. Le trattative dureranno anche per tutta la giornata di oggi. Si tratta di 'congelare' nella gestione commissariale del debito storico di Roma 475 milioni di euro di 'buco'. 315 milioni per il 2013 e 170 per il 2014, anche se un'ipotesi emersa ieri ha prefigurato di mettere in salvo solo la prima parte per poi riaprire la trattativa tra governo e Campidoglio sulla seconda. Un'ipotesi poco apprezzata dal primo cittadino capitolino che ha replicato: “Non si può governare in dodicesimi”.

Dichiarazioni preoccupate arrivano da Palazzo Senatorio: “Credo che di fronte alla irresponsabilità dimostrata da alcune forze politiche, oggi più che mai chi ha responsabilità di governo deve avere la capacità di coinvolgere e unire con lucidità le forze vive, sane e vitali della città per dare un progetto alla Capitale” scrive in una nota il presidente dell'Assemblea capitolina, Mirko Coratti che ha annunciato che chiederà la convocazione di un consiglio straordinario “che affronti il tema della crisi e degli strumenti da mettere in campo per combatterla”.

Le sue affermazioni in risposta di una proposta lanciata dal deputato, ed ex segretario del Pd del Lazio Enrico Gasbarra che ha lanciato la proposta di presentare “un grande piano anticrisi per la Capitale il sindaco Marino chieda l'impegno e il sostegno dei Municipi, di tutte le forze politiche, del terzo settore, delle rappresentante sindacali, delle categorie produttive e su queste basi costruisca col governo il nuovo decreto”.

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Forte anche il monito dei sindacati: “La decisione del Governo di ritirare il decreto Salva Roma dall'iter parlamentare non è un successo contro i privilegi della casta o i soprusi di Roma 'ladrona' ma un attacco concreto alle condizioni di vita dei cittadini della Capitale” scrivono in una nota, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino, Mario Bertone e Pierpaolo Bombardieri. "Se non si metterà riparo immediatamente con provvedimenti trasparenti nei contenuti, ma rapidi nell''esito saranno a rischio i settori più importanti e delicati del funzionamento della macchina capitolina, inclusi i servizi per le fasce più deboli e le stesse retribuzioni dei dipendenti. Il Governo e il Parlamento hanno l'obbligo di far presto per evitare che le ricadute di errori strategici”.

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