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Salva-Roma, Napolitano firma il decreto: al Campidoglio 90 giorni per il piano di rientro

L'amministrazione capitolina ha tre mesi per elaborare un 'piano triennale' per far quadrare i conti. Tra le misure da seguire: liberalizzazioni e dismissioni

Via libera al Salva-Roma ter. Nel pomeriggio di ieri il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto legge sugli Enti Locali che contiene le norme che permettono di mettere in sicurezza i conti della Capitale. Il testo ora dovrà essere presentato alle Camere per la conversione in legge. 570 milioni di euro, anticipati dal Comune di Roma alla gestione commissariale, vengono così assicurati al Campidoglio.

Salvo quindi il bilancio 2013, approvato alla fine dello scorso anno, a cui sono destinati 365 milioni di euro, mentre 170 milioni vanno alla manovra economica 2014. Rispetto a quanto licenziato dal governo venerdì scorso, il decreto siglato ieri dal capo dello Stato concede 30 giorni di tempo in più al Campidoglio per presentare un piano di rientro. 90 giorni quindi il tempo a disposizione dall'amministrazione Marino per dimostrare di essere in grado di far quadrare i conti. In Campidoglio è già stata istituita una cabina di regia per lavorare al piano di rientro che correrà di pari passo con la difficile partita dell'elaborazione del bilancio 2014.

A palazzo Senatorio quindi sono già al lavoro per stilare il “Piano triennale per la riduzione del disavanzo e per il riequilibrio strutturale di bilancio” che dovrà essere trasmesso al Ministero dell'Interno a quello dell'Economia e delle Finanze e alle Camere. Verrà anche istituito un tavolo interistituzionale con possibilità di parere obbligatorio, ma non vincolante, sul piano che verrà presentato.

Nel decreto la strada che deve intraprendere il Campidoglio è tracciata. Le misure indicate sono quelle che erano contenute anche nel decreto Saltini che aveva ricevuto il via libera dal Senato con il precedente decreto varato dal governo Letta. Vincoli per le municipalizzate per assunzione di personale, operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate; adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione; procedere, se necessario, alla dismissione o alla messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico; valorizzare e dismettere quote del patrimonio immobiliare del comune.

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