Venerdì, 15 Ottobre 2021
Politica

Salva Roma, Marino: "Nessun attacco a Renzi, ho solo difeso orgoglio dei romani"

"Non ho usato toni violenti nei confronti di nessuno, ma se un documento di 4-5 pagine così importante per la Capitale rimane per 42 giorni in commissione Bilancio, penso si potesse fare sicuramente in meno tempo"

La Capitale esulta per il Salva Roma, il provvedimento che mette in sicurezza i conti del Campidoglio approvato ieri dal governo. Dopo il ritiro del secondo testo per la valanga di emendamenti di Lega Nord e Cinque Stelle e la baraonda a Palazzo Senatorio con il sindaco Marino che minacciava il blocco totale della città, le acque si calmano. E proprio il primo cittadino, redarguito dal neopremier e da tutto il partito per i toni sopra le righe, specie per aver incitato i romani a "inseguire la politica con i forconi", prova a spiegarsi. 

"Non ho usato toni violenti nei confronti di nessuno, ma se un documento di 4-5 pagine così importante per la Capitale rimane per 42 giorni in commissione Bilancio... Penso si potesse fare sicuramente in meno tempo" ha dichiarato a La Vita in Diretta su Rai Uno. Poi lo scontro con il segretario premier Matteo Renzi, il primo a frenare Marino invitandolo ad abbassare i toni. "Da parte mia non c'è stato alcun attacco a Renzi. Ho solo voluto difendere con orgoglio i romani". E la polemica con gli esponenti della Lega Nord.

"Salvini dice cose false - ha aggiunto il primo cittadino rispondendo al segretario durante la trasmissione televisiva - con il decreto approvato Roma non riceve un euro da tasse degli italiani. Sono soldi dei cittadini romani, che hanno pagato le loro tasse e che erano stati trasferiti al Governo nel 2008. Io chiedo solo che tornino a Roma".

"Abbiamo creato una centrale unica di acquisto per controllare tutto quello che comprerà il Comune, che ci farà risparmiare 280 milioni di euro l'anno". Insomma, dopo giorni di panico, a Palazzo Senatorio si torna a respirare. 

LA STORIA - Il precedente decreto, il secondo varato dal Governo contenente le norme economiche per Roma, era stato ritirato mercoledì scorso di fronte alla presentazione di una serie infinita di emendamenti da parte di Lega Nord e Movimento cinque stelle che avevano resi i tempi di discussione troppo lunghi. La decisione del governo aveva suscitato le reazioni del primo cittadino che aveva prospettato il blocco totale della Capitale. 

Ieri l'ultimo giorno utile per emettere il nuovo provvedimento. In caso contrario il bilancio del 2013 di Roma Capitale non avrebbe avuto copertura aprendo la possibilità alla strada del commissariamento. Si tratta di poter 'spostare' nella gestione commissariale circa 365 milioni di euro di 'deficit' del bilancio 2013, già approvato, e circa 170 per la manovra economica del 2014. 

FONDI SBLOCCATI - Con il decreto in questione il commissario straordinario del governo che gestisce dal 2008 il debito 'storico' del Comune di Roma, Massimo Varazzani, è autorizzato ad anticipare alla gestione ordinaria l'importo di 570 milioni di euro, comprensivi quelli già erogati sulla base del decreto legge 151/2013 ritirato. Il medesimo importo sarebbe dovuto tornare alla capitale in più rate ed è prevalentemente derivante dai tributi versati dai cittadini romani.

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