Salva-Roma, il governo approva il nuovo decreto

Via libera dal governo al provvedimento che mette in sicurezza i conti della Capitale. Palazzo Chigi concede le risorse ma in cambio chiede un piano di rientro dal debito

Il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al decreto Salva Roma, il provvedimento che permette di mettere in sicurezza i conti della Capitale. “La questione di Roma è stata riproposta in maniera diversa: la somma è la stessa ma le modalità sono diverse. Sono somme dovute del commissiario al comune di Roma che vengono anticipate invece che diluite negli anni” ha spiegato sottosegretario Graziano Delrio, in conferenza stampa a palazzo Chigi. Oltre a questo però “ci sono l'urgenza, la necessità e l'obbligo di avere piani di risanamento finanziari e di aumento delle entrate, come già il Parlamento aveva stabilito in un emendamento approvato a larghissima maggioranza” ha specificato.

LA STORIA - Il precedente decreto, il secondo varato dal Governo contenente le norme economiche per Roma, era stato ritirato mercoledì scorso di fronte alla presentazione di una valanga di emendamenti da parte di Lega Nord e Movimento cinque stelle che avevano resi i tempi di discussione troppo lunghi. La decisione del governo aveva suscitato le reazioni del primo cittadino che aveva prospettato il blocco totale della Capitale. Oggi era l'ultimo giorno utile per emettere il nuovo provvedimento. In caso contrario il bilancio del 2013 di Roma Capitale non avrebbe avuto copertura aprendo la possibilità alla strada del commissariamento. Si tratta di poter 'spostare' nella gestione commissariale circa 365 milioni di euro di 'deficit' del bilancio 2013, già approvato, e circa 170 per la manovra economica del 2014. 

FONDI SBLOCCATI- Con il decreto in questione il commissario straordinario del governo che gestisce dal 2008 il debito 'storico' del Comune di Roma, Massimo Varazzani, è autorizzato ad anticipare alla gestione ordinaria l'importo di 570 milioni di euro, comprensivi quelli già erogati sulla base del decreto legge 151/2013 ritirato. Il medesimo importo sarebbe dovuto tornare alla capitale in più rate ed è prevalentemente derivante dai tributi versati dai cittadini romani.

PIANO DI RIENTRO - In base al Salva-Roma il Comune di Roma deve preparare piani di rientro pluriennali dal debito, dettando i criteri per tale rientro corrispondenti a quelli introdotti in sede parlamentare. Ecco le linee guida: applicare le disposizioni finanziarie e di bilancio e i vincoli in materia di acquisto di beni e servizi e di assunzione di personale; operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate; adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione; procedere, se necessario, alla dismissione o alla messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico; valorizzare e dismettere quote del patrimonio immobiliare del comune.

Il Comune di Roma dovrà trasmettere ai ministeri dell'Interno e dell'Economia e delle Finanze e alle Camere il proprio piano di rientro al fine di consentire la verifica della sua attuazione. Gli importi previsti nel decreto non verranno conteggiati nel Patto di Stabilità e consentiranno quindi di garantire l'equilibrio di parte corrente del bilancio di Roma Capitale per gli anni 2013 e 2014.

PARLA IL COMMISSARIO - Il commissario Massimo Varazzani ha chiarito alcuni punti della situazione del debito della Capitale. “Dal 2010, l'ultimo accertato per legge, il debito pregresso al 2008 era di 22,4 mld, compresi gli interessi a finire su tutti i mutui, fino al 2048. Al 31 dicembre 2013 il debito è di 15 mld, di cui 5 di interessi a finire” ha spiegato a Sky. In realtà però, il debito vero e proprio è la metà dell'ultima cifra accertata: "Se riesco a pagare tutti i debiti non finanziari nei prossimi due o tre anni restano solo i mutui, e questi lo Stato può prenderseli in carico per la parte che rimane e cancellare subito contabilmente i 5 mld di interessi a finire. Così resterebbero 10 mld di debito, abbiamo 2 mld di crediti, quindi 8 mld è l'onere vero al netto degli interessi a finire".

IL DEBITO - Ecco come il debito viene pagato: "Il commissario ha un contributo annuo di 500 mln, di cui 300 a carico dell''Erario e 200 di Roma Capitale, che li reperisce in parte tramite l'addizionale Irpef dello 0,4%, che vale 180 milioni, e in parte con l'addizionale commissariale sui diritti di imbarco che vale 20 milioni. Questi 500 mln li devo attualizzare presso le banche e con questi prestiti che ho, pago i debiti pregressi di Roma Capitale” ha spiegato aggiungendo che spera di metterci due anni per pagare. “Il debito è stato fatto dalle amministrazioni precedenti al 2008. E' un insieme di debiti, non ci sono solo mutui ma anche debiti fuori bilancio, contenziosi ed espropri che hanno portato a 22,4 mld”.

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