Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica Viale Palmiro Togliatti

Rottamatori, pasticci e bugie del Campidoglio: il Tar accoglie il ricorso e blocca la determina della Raggi

Il Comune giorni fa esultava: "I giudici dicono che gli autodemolitori devono restare chiusi". Ma senza spiegare, e omettendo il pronunciamento centrale

Immagine d'archivio

L'iter di chiusura per i rottamatori del parco di Centocelle è sospeso. Il Tar ha annullato la determina con cui il Campidoglio ha richiesto a giugno ai titolari delle attività di presentare un progetto di dimissione degli impianti, accogliendo 18 dei ricorsi presentati e imponendo lo stop all'iter con un'ordinanza del 14 settembre. 

Le ragioni? Si leggono nel testo, che RomaToday ha potuto visionare: "La determina è stata adottata prima ancora che fosse depositato un progetto di adeguamento ambientale". Tradotto: il Comune ha prima richiesto agli "sfasci" un piano di riqualificazione, poi ha fatto marcia indietro e ne ha chiesto un altro di dismissione, revocando a lavori in corso la Conferenza dei servizi. Secondo punto: Roma Capitale parla di vincoli archeologici sul parco di Centocelle, ma secondo i giudici non ne precisa "contenuto, natura e portata ostativa". Terzo punto: "Non risulta essere stato in concreto verificato se l'adeguamento ambientale in questione sia stato eseguito e sia idoneo a superare eventuali criticità ambientali"

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Senza contare che sullo sfondo c'è un'altra questione irrisolta, fondamentale, a cui lo stesso Tar fa riferimento: la delocalizzazione degli impianti. Stabilita da Regione e Comune vent'anni fa con uno specifico Accordo di Programma ma mai attuata dalle amministrazioni locale. "Ci hanno chiesto di spendere decine di migliaia di euro per adeguarci alle normative ambientali per poi dirci dopo un mese che dobbiamo andare via perché ci sono i vincoli sul parco, posti trent'anni dopo il nostro insediamento. In tutto questo ignorando gli impegni presi sulla carta di trasferirci altrove" si sfogano i lavoratori su viale Togliatti. E il tribunale gli dà ragione. 

Insomma, un pasticcio legale e burocratico che costringe a ricominciare da capo. Nonostante le dichiarazioni di facciata. "Il Tribunale dice che i rottamatori dovranno restare chiusi in attesa di ulteriori controlli" esultava giorni fa il Campidoglio, comunicando con toni trionfanti i contenuti (parziali) dell'ordinanza dei giudici. E' vero, mentre scriviamo i rottamatori non possono operare con attività di autodemolizione ma solo per la compra vendita dei pezzi di ricambio, perché mancano le autorizzazioni, quelle che il dipartimento Ambiente a sopresa e in controtendenza rispetto a quanto fatto per anni, non ha più prorogato. In questo senso il Tribunale ha imposto un ulteriore sopralluogo ai tecnici capitolini entro 30 giorni, e un nuovo provvedimento, diverso da quello impugnato, che il Comune dovrà varare. Ma è nero su bianco: i giudici appoggiano le istanze degli sfasciacarrozze. Aspetto che il Campidoglio, nella nota stampa diffusa giorni fa, ha omesso. 

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