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Rottamatori, il Comune: "Il Tar ci dà ragione, senza permessi devono chiudere"

Dal Campidoglio la notizia: "Documentazione consegnata dagli autodemolitori è carente. Faremo sopralluoghi"

Sfasciacarrozze

Per circa 15 impianti situati in via Palmiro Togliatti "il TAR ha confermato che in assenza di autorizzazione non è possibile proseguire l’attività di autodemolizione". Lo ha reso noto il Comune di Roma tramite una nota stampa. Sulla vicenda dei rottamatori che smaltiscono le carcasse dei mezzi privati dei romani, il braccio di ferro con il Campidoglio non si ferma. Regolarizzarli o, in alcuni casi, chiuderli del tutto (senza aver previsto però delle aree per il trasferimento), è l'obiettivo fissato dall'amministrazione grillina. Specie per quelli del parco di Centocelle, per i quali Raggi a giugno annunciava lo stop delle attività. Durante l'estate sono rimasti aperti - anche se "solo per la compravendita dei pezzi e non per nuovi smaltimenti". Ora però, il tribunale ha stabilito che senza le concessioni (che il Comune non ha prorogato) gli esercizi devono chiudere.  

Inoltre, specifica sempre il Campidoglio, "il Tribunale ha chiesto all’Amministrazione di effettuare verifiche in loco, dal momento che i gestori hanno presentato una documentazione assolutamente carente". La documentazione è stata richiesta dal Comune a seguito di apposite Conferenze dei servizi atte a valutare il rispetto delle normative ambientali da parte dei titolari degli "sfasci". 

"Nelle prossime settimane verranno effettuati da Roma Capitale, con il supporto della Polizia Locale, di Arpa Lazio e Città Metropolitana degli accertamenti, richiesti dal Tribunale amministrativo, per verificare i presidi ambientali adottati negli impianti" si legge ancora in nota. "È stato richiesto anche il supporto tecnico dell’Ispra, in considerazione della rilevanza della tematica".

Le norme in materia riguardano la salvaguardia dell'ambiente, la salute pubblica, la prevenzione dagli incendi e la sicurezza sui luoghi del lavoro. "Per poter continuare le loro attività - conclude il Campidoglio - devono indicare le tipologie e i quantitativi di rifiuti che sono autorizzati a gestire, le operazioni di trattamento, l’elenco dei macchinari presenti e la superficie dell’impianto interessata dalle attività di gestione dei rifiuti. In caso di irregolarità le attività sono state chiuse o riconvertite". A onor del vero, nel caso specifico degli autodemolitori, è stato detto in più occasioni (e dalla stessa sindaca) che le attività non dovevano essere riconvertite ma semplicemente chiuse, per la presenza di vincoli archeologici e paesaggistici nel parco di Centocelle. Ora si parla di "normative ambientali a cui adeguarsi". Quindi potranno restare dove sono adeguando gli impianti? Un punto mai chiarito dal Comune.

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