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Roma Tre, portieri e ausiliari in protesta contro tagli e licenziamenti: “Siamo senza garanzie”

Con il cambio di appalto 119 lavoratori dei servizi esternalizzati dell'Ateneo temono retribuzioni più basse e addirittura la perdita del lavoro. La Fp Cgil: "Un'università pubblica non produce disoccupazione ma inclusione"

"Non si fa cassa sulla pelle dei lavoratori", "la dignità dei lavoratori non è soggetta a ribassi", "un'università pubblica non produce disoccupazione ma inclusione". Sono questi alcuni dei cartelli mostrati durante la protesta dei lavoratori dei servizi esternalizzati dell’Università Roma Tre che, con il cambio di appalto deciso dall’Ateneo, rischiano tagli agli stipendi e licenziamenti. In tutto 119 persone che si occupano dei servizi di portierato e ausiliari, il 60% di loro fa parte di categorie svantaggiate

Roma Tre, portieri e ausiliari in protesta

Così i lavoratori hanno dato vita ad un corteo che si è snodato fino al Rettorato per chiedere la tutela dei livelli occupazionali e retributivi, secondo il sindacato messi a repentaglio dal nuovo appalto. “È una vergogna che l' università pubblica sottovaluti così tanto l'inclusione e si disinteressi del confronto con chi li rappresenta” - tuona la Fp Cgil.

Il corteo fino al Rettorato: "Non si fa cassa sulla pelle dei lavoratori"

“Non accettiamo un cambio contratto peggiorativo e nessun obbligo sulla clausola sociale, che garantisce gli attuali livelli occupazionali, le condizioni contrattuali e i trattamenti economici in essere. Aspettiamo l'incontro, prima che sia troppo tardi, continuando a chiedere il ritiro del bando in autotutela. Contrasteremo in ogni modo la distruzione di un percorso di integrazione socio lavorativa che nel CCNL coop sociali trova la sua naturale dimensione di tutele. Sono lavoratrici e lavoratori che necessitano di un ambito contrattuale adeguato e che permetta l’interlocuzione con le ASL e i Servizi territoriali per l’adozione di specifici programmi di recupero, accompagnamento, tutoraggio e per l’autonomia”. L’organizzazione sindacale chiede un confronto e annuncia la protesta a oltranza: “Un ente pubblico non può speculare sul lavoro né fare cassa sui lavoratori, specie se svantaggiati”. 

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