Roma Tpl, il bando bocciato per i bus periferici è da rifare: ecco le ragioni dei giudici

L'obbligo di acquisto dei mezzi dal gestore uscente e il pagamento del Tfr ai lavoratori da parte del nuovo operatore le motivazioni principale della stroncatura

Immagine d'archivio

Il prezzo dei bus da acquistare "comporta un ingiustificato vantaggio per il gestore uscente". E la clausola sociale, quella che dovrebbe tutelare i diritti dei lavoratori nel passaggio d'azienda, non viene rispettata in toto. Sono le due ragioni chiave che hanno portato alla bocciatura del bando per l'affidamento dei bus periferici, con il Tar che ha dato piena ragione alle quattro società ricorrenti (Autoguidovie SPA, Busitalia, GTM e SIA), accogliendo e dando validità alle obiezioni da loro sollevate.

La maxi gara da 1 miliardo di euro in gestione al dipartimento Mobilità, così com'è, proprio non va. Pubblicata a novembre dopo mesi di ritardo, la gara per l'affidamento delle 101 linee del servizio, ora a Roma Tpl in proroga fino al 1 gennaio 2020, è un pasticcio su cui il Campidoglio dovrà mettere le mani quanto prima. Andrà ritirato, con ogni probabilità, e riscritto. E sarebbe la terza volta che accade in pochi mesi. 

Obbligo acquisto bus è "anticoncorrenziale"

Stavolta nel mirino ci sono i prezzi di cessione dei veicoli dalla società uscente, la Roma Tpl: 60 milioni di euro, come fissato dal primo contratto con Roma Capitale del 2010. Troppo, anche perché le vetture non sono proprio in buone condizioni. L'obbligo di acquisto quindi, come riportato nelle motivazione della sentenza pubblicate il 1 marzo, "ha natura palesemente anti-concorrenziale e discriminatoria".

Clausola sociale non rispettata

La seconda questione, la cosiddetta "clausola sociale", non sarebbe rispettata. O meglio, a non andare a genio ai giudici, è l'art. 10 del capitolato speciale che riguarda l'assorbimento del personale, prevedendo per il nuovo gestore l'obbligo di versare anche il Tfr (trattamento di fine rapporto) pregresso, passaggio che "contrasterebbe con quanto disposto all’art. 48, comma 7, lett. e), d.l. n. 50/2017".

"Campidoglio chiarisca in commissione"

"Ancora risuonano in aula Giulio Cesare gli applausi dei lavoratori di Roma Tpl che esultavano alle promesse dei 5 stelle e del presidente della commissione mobilità che affermava che di lì a breve l'amministrazione avrebbero revocato il contratto al consorzio Roma Tpl. Era il 9 maggio 2017". Così la consigliera comunale del Pd Ilaria Piccolo. Il gruppo dem chiederà chiarimenti in commissione. "Ho chiesto una riunione urgente della commissione mobilità per conoscere le intenzioni dell'amministrazione dopo l'ennesima battuta d'arresto". 

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