Martedì, 3 Agosto 2021
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"Roma non si vende": bocciato Tronca si torna a puntare sulla “moratoria giubilare”

Bocciata l'ipotesi di vendita del patrimonio immobiliare, viene rivendicato lo strumento dell'assegnazione degli immobili per fini sociali con una specifica: "Noi non siamo quelli di affittopoli"

Spazi sociali e realtà associative sotto sgombero, “stroncano” il Commissario di Roma Capitale. Le soluzioni proposte per affrontare le conseguenze della delibera 140 non sono piaciute e con una lettera, il coordinamento “Roma non si vende” ha esplicitato anche le ragioni della bocciatura.

LE DIFFERENZE - Si parte da una premessa. “L’attuazione del programma di riordino del patrimonio pubblico, rischia di non tenere debitamente conto della differenza abissale tra coloro che hanno animato il circuito corrotto e mafioso di affittopoli e chi invece in questi anni ha fatto un vero e proprio bene comune del patrimonio pubblico, praticandone un uso effettivamente sociale”. Così scrivono le realtà confluite dietro allo slogan “Roma non si vende”, nella convinzione che l’unica soluzione praticabile in questa fase, sia quella della cosiddetta “moratoria giubilare”.

IL REGOLAMENTO - Nella lettera, gli spazi sociali coinvolti in questa vertenza, hanno chiarito in tre passaggi la loro richiesta. “Crediamo quantomeno inopportuno che  un’amministrazione commissariale metta mano in scadenza di mandato, alla scrittura del nuovo ‘Regolamento delle concessioni’ – spiegano – Regolamento che ha semmai bisogno di un’attenta riforma,  che coinvolga necessariamente anche i Municipi e i soggetti interessati”. In secondo luogo il network sociale  “Roma non si vende” non reputa ammissibile “cercare soluzioni transitorie che si basino sulla declassificazione da indisponibile a disponibile del patrimonio capitolino” perché “appare francamente assurdo ipotizzare che lo stesso provvedimento che dovrebbe salvaguardare gli spazi sociali ne disponga, contestualmente, la vendita”.

IL BANDO E LA CONCORRENZA - In sintesi i punti contestati si riducono a tre. Non piace l'idea che un regolamento delle concessioni sia stabilito da un Commissario straordinario a fine mandato. E piace ancor meno anche la sola ipotesi che, il patrimonio immobiliare fruito dalle associazioni, possa essere "svenduto". C'è un terzo aspetto che viene contestato al Comissario Tronca: l'idea stessa che si possa ricorrere unicamente al criterio del bando, per la gestione degli spazi pubblici. “Il bando è diametralmente antitetico ai principi fondamentali dei Beni Comuni:  il primo si basa  sulla concorrenzialità - osservano le associazioni e gli spazi sociali - il secondo  sulla cooperazione, sulla partecipazione e sulla democrazia”. Inoltre, verrebbero privati i Municipi “di uno strumento già ampiamente utilizzato al fine di evitare il degrado del patrimonio immobiliare pubblico”. Strumento particolarmente apprezzato quando si deve fronteggiare la manutenzione di un'immobile  e si dispone soltanto di bilanci risicati.

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